Un momento della festa del 25 Aprile ad Asti
Attualità

Astigiani in piazza per ricordare e festeggiare la Liberazione

Per il 74° anniversario della liberazione dal nazifascismo, lo scorso 25 aprile, sono stati in tanti a scendere per le vie di Asti, per ringraziare e per mantenere vivo il ricordo dei tanti giovani morti per la patria in una festa che, per i valori che trasmette, è sempre attuale

Gli Astigiani hanno celebrato la festa del 25 Aprile

Per il 74° anniversario della liberazione dal nazifascismo, lo scorso 25 aprile, sono stati in tanti a scendere per le vie di Asti, per ringraziare e per mantenere vivo il ricordo dei tanti giovani morti per la patria in una festa che, per i valori che trasmette, è sempre attuale. Alle 8.30 al Cimitero cittadino, davanti al Sacrario per la Liberazione, il vescovo Monsignor Marco Prastaro ha officiato la Santa Messa cui è seguita la commovente lettura di brani di condannati a morte, al termine è stato reso un doveroso omaggio alla tomba del comandante partigiano e primo presidente dell’ANPI Francesco Rosso “Perez”.

Omaggio al cippo  dei partigiani

Breve sosta alla Stele in memoria della Resistenza del Bosco dei Partigiani poi direzione Giardini Pubblici dove, oltre ai rappresentanti politici e militari e alla Banda Cittadina “G. Cotti” si era radunata una consistente folla. Qui il vice presidente dell’ANPI avvocato Guido Cardello, durante il suo intervenuto ha, tra l’altro, aspramente disapprovato lo striscione apparso nei giorni scorsi a piazzale Loreto ad opera di tifosi laziali “non un atto goliardico – ha detto – ma un gesto che dovrebbe essere severamente punito”, al termine il sindaco Maurizio Rasero, con il presidente ANPI Paolo Monticone e Monica Amasio, Consigliere Provinciale, hanno reso omaggio al Cippo dei Partigiani.

La banda Cotti

Quindi, Banda Cotti in testa, seguita da un lungo corteo variopinto di centinaia di giovani, anziani, bambini, bandiere e striscioni è stata raggiunta la meta successiva: piazza Primo Maggio per la tradizionale deposizione di fiori al Monumento dei Caduti da parte del sindaco Rasero, del Consigliere Amasio, del presidente ANPI Monticone e del prefetto Alfonso Terribile mentre la Banda intonava le emozionanti note dell’Inno di Mameli, de “Il Piave mormorava” e del “Silenzio” al termine della cerimonia, dalla folla, è giunta l’eco di un’improvvisata “Bella Ciao”.

In piazza San Secondo

Arrivati in piazza San Secondo, ultima tappa della lunga mattinata, il presidente ANPI ha esordito:” questa è una festa di tutti, non un derby e nemmeno la festa dell’ANPI, ma una ricorrenza nazionale per ricordare chi ha dato la vita per la Patria, una porta aperta su tutti i colori del mondo”.
Poi il duo composto da Maria Rosa Negro e Paolo Penna ha eseguito la bellissima “La storia siamo noi”, i giovani Lorenza Amich, Marco Cardello, Valentina Moro, Francesco Migliore e Mary Tarry hanno letto brani di pensatori, politici e scrittori sulla Costituzione, il razzismo, l’intolleranza e lo ius soli, temi importanti, fondamentali, che devono essere ricordati e ribaditi e mai dati per scontati e ancora note con ”Il suonatore Jones” e “Fischia il vento” che hanno coinvolto e fatto cantare la piazza dove, mescolato tra le gente c’era anche il vescovo Marco Prastaro.

L’intervento del sindaco

Infine, prima di un’ultima e corale “Bella Ciao” il sindaco si è rivolto ai tanti presenti con queste parole: ”scusatemi se non farò un discorso perfetto, non sono uno storico e nemmeno un oratore ma posso affermare che la Costituzione e la Resistenza sono le due facce di una stessa medaglia e oggi è la festa di tutti, senza colori politici o etichette, un evento per dire grazie e ricordare gli oltre 5.000 partigiani astigiani partiti per combattere, i 1.203 caduti e i 115 decorati con medaglie d’oro, d’argento o di bronzo. Per dare un futuro migliore al nostro Paese sono morti ragazzi di 17 anni ma attenzione perché perdere la libertà e la democrazia è molto facile; grazie a tutti i presenti – ha concluso Rasero – anche se credo che avremmo dovuto essere molti di più.”

Monica Jarre

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