AstiTeatro, il festival funzionama deve imparare a comunicare
Attualità

AstiTeatro, il festival funziona
ma deve imparare a comunicare

Trentasei anni separano il momento in cui si aprì il sipario sul primo AstiTeatro e l'ultimo spettacolo andato in scena domenica scorsa, alla chiusura dell'edizione 2014. Il festival

Trentasei anni separano il momento in cui si aprì il sipario sul primo AstiTeatro e l'ultimo spettacolo andato in scena domenica scorsa, alla chiusura dell'edizione 2014. Il festival cittadino è una delle manifestazioni più longeve della nostra città, nel corso della sua storia ha attraversato fasi che ne hanno fatto di volta in volta il luogo delle nuove produzioni o del teatro d'avanguardia. Fino a quando, pochi anni fa, un festival che si era chiuso nei palchi più istituzionali è riuscito a reinventarsi di nuovo. L'intuizione di Emilio Russo, direttore artistico delle ultime cinque edizioni, è stata quella di riportare il teatro tra il pubblico. «Una delle scommesse vinte in questi anni ? commenta ? è stata portare il pubblico in luoghi non convenzionali, siamo riusciti a definire l'idea di un festival diffuso. Quest'anno abbiamo visto ogni sera ottocento, mille persone che passavano da un cortile all'altro, dall'Alfieri al Michelerio». E il pubblico ha certamente apprezzato, confermando l'impressione di una città che si lascia godere da chi ci abita o da chi la scopre.

Ma proprio qui sta il nodo da sciogliere: come fare in modo che Asti venga scoperta? Tema non nuovo e che non interessa solo AstiTeatro, ma le modalità con cui il festival fa parlare di sè sono un ottimo caso di studio per l'intera discussione sulla promozione territoriale di una città che tenta di darsi un futuro turistico. «La carenza di comunicazione è l'unico rammarico che ho ?- ammette Russo -?. Soprattutto fuori dall'Astigiano bisognerebbe riuscire a raccontare meglio che qui vanno in scena prime nazionali, come quella di Moni Ovadia su Jannacci.» Sulla stessa linea è Gianluigi Porro, dirigente comunale, braccio e mente del settore Cultura e manifestazioni: «Il fatto che l'80% del pubblico sia astigiano è un limite. Così ci si ripiega un po' su se stessi, il salto da fare è coinvolgere un pubblico piu vasto. Per storia e tradizione AstiTeatro ha l'ambizione di essere un festival a livello nazionale. È anche un problema di comunicazione, succedono tante cose ma non siamo in grado di promuoverle».

«A costo di avere qualche spettacolo in meno in cartellone, dobbiamo investire su un ufficio stampa a livello nazionale», sostiene Massimo Cotto, da due anni al timone dell'assessorato alla Cultura. «Basta festival solo per Asti: sono convinto che se non comunichiamo è come non fare le cose, non basta lavorare sul marchio Astifestival. E poi serve progettualità, il calendario deve essere pronto sei mesi prima.» A fianco del tema della promozione, certamente l'aspetto più strategico di ogni iniziativa, AstiTeatro 36 ha lasciato aperte almeno altre due questioni. La prima è legata all'età del pubblico che il festival riesce ad attirare, mediamente alta.

«È un problema del teatro italiano nel suo complesso – commenta Porro -? facciamo fatica ad attirare il pubblico giovane. Ma penso che abbiamo compiuto passi nella giusta direzione: Scintille, il premio per le compagnie emergenti, Burattinarte, o ancora lo spazio Best Off che abbiamo affidato a una giovane compagnia di Genova, chiedendo di abitarlo e di farlo vivere.» L'altro tema tuttora irrisolto è quello della produzione. AstiTeatro un tempo investiva in nuovi spettacoli di compagnie provenienti da fuori città, mentre oggi potrebbe essere un modo per coltivare talenti locali. «Costa troppo e bisogna farli circuitare -? taglia corto Cotto ?- quello è un lavoro da teatro stabile. Prima o poi ci dovremo arrivare comunque, quando non ospiteremo più soltanto spettacoli ma ne proporremo di nostri».

e.in.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo