Babucarr e Luca, come si vivecon un profugo in casa propria
Attualità

Babucarr e Luca, come si vive
con un profugo in casa propria

Uno dei punti forti del “sistema Asti” di accoglienza dei profughi è l’accoglienza diffusa. Si tratta di un’idea che prevede l’arrivo dei richiedenti asilo politico in strutture collettive

Uno dei punti forti del “sistema Asti” di accoglienza dei profughi è l’accoglienza diffusa. Si tratta di un’idea che prevede l’arrivo dei richiedenti asilo politico in strutture collettive per i primi giorni di visite mediche e identificazioni e poi la redistribuzione sul territorio per piccoli gruppi, in altre strutture o in famiglie di italiani o connazionali, tenuto conto che, anche per l’affido in famiglia, sono riconosciuti 15 euro al giorno per ogni ragazzo. Fra i primi a sperimentare questa forma di affido è Luca Sconfienza, operaio astigiano, single, che ha preso in casa Babucarr Bojang, 20 anni, un ragazzo africano e facente parte del primo gruppo di profughi arrivati e ospitati nella palestra della parrocchia a Gorzano di San Damiano. Babucarr arriva dal Gambia, enclave di lingua inglese e di religione musulmana del Senegal. Luca vive in un appartamento di corso Matteotti e ha “ceduto” il suo salotto a Babucarr che dorme su un divano letto e può disporre della camera anche per ricevere amici e connazionali.

Non parla volentieri della sua patria, non ha mai raccontato i motivi della sua fuga, dice solo che là faceva l’autista di camion, anche se risulta pressochè analfabeta. Giovanissimo, ha lasciato il suo villaggio, ha attraversato il Sahara con alcuni connazionali e si sono uniti alle carovane in arrivo dall’Eritrea. Raggiunta la Libia è stato in carcere per 3 mesi in attesa dell’imbarco. Poi la partenza verso l’Italia, su un barcone strascarico di persone approdato fortunosamente sulle coste meridionali. Subito lui e i suoi amici sono stati messi sull’aero e mandati a Caselle e poi a Gorzano. Da Gorzano finalmente l’arrivo in una casa vera, quella di Luca, dove, passati i primi giorni a smaltire la paura di quanto passato per arrivare in Italia, è emersa tutta la forza dei suoi vent’anni, uguali in tutto il mondo.

«A lui vanno 2,50 euro al giorno -racconta Luca perchè Baboucarr non è ancora in grado di esprimersi bene nella nostra lingua pur frequentando il corso di italiano – li ha risparmiati tutti e alla fine si è comprato un cellulare. A noi potrà sembrare un acquisto superfluo, per lui è l’unico contatto con i suoi amici e connazionali, un modo per fare comunità e socializzare». Babucarr, nonostante la scarsissima alfabetizzazione si è iscritto a Facebook e comincia a raccogliere le richieste di amicizie anche di coetanei italiani. Cosa ha spinto Luca a fare questo “esperimento” di accoglienza?

«Per la verità ero molto perplesso ma la mia compagna è una mediatrice culturale e mi ha convinto dell’importanza di dare un’opportunità a questi ragazzi. Ho detto “proviamo a vedere come va” e adesso sono molto soddisfatto dei risultati. La nostra convivenza è assolutamente buona, lui è molto rispettoso delle regole della casa, basta spiegargli una volta cosa si può fare e cosa no e lui impara, non devo occuparmi della pulizia della sua camera perchè fa tutto lui come pure si lava i vestiti. Grazie a lui anche la mia vita è migliorata, perchè mi sono dato orari e regole, sono gratificato dai suoi progressi a scuola, ho la possibilità di parlare inglese e confrontarmi con una realtà totalmente diversa dalla mia. E’ un’esperienza che consiglio». Babucarr mangia soprattutto riso, pasta al pomodoro e carne di pollo, ma «non c’è verso di fargli mangiare frutta e verdura».

Passa le giornate al pc oppure esce con connazionali e nuovi amici italiani, gioca a pallone, ascolta musica. Ma è la noia il suo peggior nemico. Con la tenerezza di chi a vent’anni ha già visto di tutto ma mantiene un’anima infantile. «Una sera sono tornato a casa tardi -racconta Luca- e lui stava dormendo con tutte le luci accese perchè, solo in casa, aveva paura del buio». Per ricordarci che dietro la definizione di profughi ci sono persone.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Edizione digitale
Precedente
Successivo