Barbara e Alessandra, in coppia da otto anni
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Barbara e Alessandra, in coppia da otto anni

In attesa dell'approvazione del ddl Cirinnà ci sono anche le 100 mila famiglie "arcobaleno" presenti in Italia. Famiglie omogenitoriali, composte cioè da una coppia omosessuale e dai

In attesa dell'approvazione del ddl Cirinnà ci sono anche le 100 mila famiglie "arcobaleno" presenti in Italia. Famiglie omogenitoriali, composte cioè da una coppia omosessuale e dai loro figli. Tra queste, c'è la famiglia di Barbara e Alessandra, di Castello D'Annone. Barbara ha 49 anni, fa la maestra d'asilo ad Asti e ha due figli: Riccardo (21 anni) e Lara (16 anni) avuti dal suo precedente matrimonio. Alessandra, 54 anni, è barista e ha una figlia, Francesca, di 28 anni. Le due donne stanno insieme da otto anni e la loro è una famiglia "ricomposta" perché i figli provengono da precedenti relazioni.

«Questo aspetto è importante perché anche con l'approvazione del ddl Cirinnà, che consentirebbe la stepchild adoption (ossia l'adozione del figlio del proprio partner), nel caso delle famiglie ricomposte questo non può avvenire perché i miei figli hanno già un secondo genitore, che è il padre biologico ?- spiega Barbara -? La mia compagna quindi, agli occhi della legge, resterebbe un'estranea per loro». La bozza di legge così formulata continua ad avere dei limiti ma per Barbara e la sua compagna essa rappresenta comunque un primo passo avanti: «si andrebbe finalmente a riconoscere civilmente tutte quelle unioni che di fatto già esistono». Come la sua. Quella che ci descrive Barbara, è una famiglia come qualunque altra, con le stesse dinamiche di quelle più "tradizionali": «litighiamo su chi debba lavare i piatti, sui compiti da fare. Per le feste ci si organizza. Con i nostri ex è rimasto un buon rapporto e il natale i figli lo passano con i padri, i nonni e gli zii paterni. Ci si organizza. Le nostre famiglie sono delle palestre di diplomazia e mediazione».

Gli ostacoli e le difficoltà, però, che le famiglie arcobaleno incontrano sono quotidiani e le barriere sono spesso culturali: «La nostra è una vita complicata perché è un continuo fare outing. E' faticoso. Anche prenotare una vacanza può diventare frustrante: se prenoto una camera matrimoniale per me e la mia compagna stai sicura che all'arrivo troverai comunque una doppia. E' una questione di mentalità. E anche nel pubblico spesso ti trovi a che fare con personale che non è formato» continua Barbara. Per il resto però la sua famiglia conduce un'esistenza tranquilla, senza imbarazzi o ripercussioni sociali: «gli amici dei nostri figli frequentano tranquillamente casa nostra senza problemi o pregiudizi. Mai avuto da ridire con i loro genitori e anche sul posto di lavoro non abbiamo mai avuto problemi o discriminazioni ? spiega Barbara – Certo, eventi come il "Family Day" non aiutano alla comprensione». Le chiediamo di spiegarsi meglio.

«E' dura da ammettere ma è stato un evento che mi ha ferita e pensavo di essere più forte. Leggere quei cartelli "Sei sbagliato", "Salviamo i bambini" sono state delle pugnalate al cuore. Ci associano alla pedofilia, senza motivo. A far male è vedere come una piazza si sia mobilitata non in difesa dei propri diritti ma per negarli ad altri. Anche per i nostri figli non è stato bello. I più grandi lo hanno ignorato ma la piccolina ne ha sofferto. Continuava a chiederci "perché lo fanno? Non è vero quello che dicono"». Chiediamo a Barbara se, nel caso passasse il ddl, penserebbe ad un matrimonio civile con la sua compagna: «Certamente. Spesso abbiamo pensato di andare all'estero ma è una scelta che non fa per noi. Vogliamo essere sposate in Italia. In quel caso, le nostre figlie hanno già tutti i dettagli della festa in mente». Spunta un sorriso sulle labbra di Barbara, il primo dall'inizio dell'intervista. Il suo sguardo è stanco e torna subito serio: «il fatto è che sono talmente abituata a pensare di non poterlo fare che quasi non ci credo. Sono cauta, ho paura dell'ennesima disillusione».

l.p.

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