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Basta caporalato, per la Cgil occorre una rete astigiana del lavoro di qualita’

La proposta per contrastare il fenomeno dell’impiego di manodopera senza tutela nel lavoro in vigna, nei frutteti e nei campi

Occorre una rete astigiana del lavoro di qualita’

Dire basta al caporalato in agricoltura, responsabilità delle imprese che utilizzano cooperative che sfruttano gli immigrati, costituire anche nell’astigiano la Rete del lavoro di qualità. Sono le proposte che la Cgil di Asti mette in campo per contrastare il fenomeno dell’impiego di manodopera senza tutela nel lavoro in vigna, nei frutteti e nei campi.

Contro il lavoro in nero

L’organizzazione sindacale si era espressa contro l’introduzione dei voucher in agricoltura in quanto «l’utilizzo di tale strumento come forma di pagamento di prestazioni ordinarie potrebbe condurre, così come avvenuto in passato, a nuovi episodi di lavoro nero mascherato da lavoro con voucher». Senza accusare gli agricoltori di mascherare i buoni-lavoro come utilizzo di impiego in nero, non si può negare comunque «il problema del possibile utilizzo del lavoro nero in agricoltura da parte di imprenditori senza scrupoli. Un problema le cui conseguenze danneggiano gli agricoltori onesti, svantaggiati dal dumping economico, e che grava sulla pelle dei lavoratori e degli agricoltori stessi: un sistema senza regole non favorisce un’agricoltura di qualità né un giusto guadagno per gli imprenditori agricoli».

Di chi le responsabilita’

Ad aggravare la situazioni le due cooperative smascherate, nel giro di un mese, «che sfruttavano gli immigrati in difficoltà, li umiliavano, ne rubavano i pochi guadagni, li facevano vivere in condizioni disumane e li vessano». Coro unanime di condanna per quelle cooperative, ma secondo la Cgil non basta. «La domanda che dovremmo tutti farci è: chi usava quelle cooperative non ha nessuna responsabilità? Chi preparava i contratti da due giorni al mese non ha alcuna responsabilità? Noi pensiamo di si. Noi pensiamo che le aziende che hanno utilizzato quelle cooperative abbiano le stesse identiche responsabilità di chi gestiva quelle cooperative».

Acquistare da chi rispetta in modo equo la vita

Secondo il sindacato esiste una responsabilità da parte delle imprese che appaltano e noi crediamo sia giusto sapere chi utilizzava quei lavoratori, perché vorremmo acquistare i prodotti da aziende che rispettano in modo etico la vita e le condizioni economiche di coloro che lavorano nei loro campi e nelle loro vigne». Da qui nasce la proposta della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.

La Rete ha ottenuto ottimi risultati

«Già presente in molte zone d’Italia, la Rete ha ottenuto ottimi risultati nel contenimento dello sfruttamento dei lavoratori, garantendo agli agricoltori seri e onesti di non trovarsi alla mercé del mercato e di una competizione basata solo sullo sfruttamento delle persone. Rilanciamo la nostra agricoltura partendo dal rispetto delle persone, del ciclo produttivo, della responsabilità solidale degli agricoltori di tutti i settori. Nella speranza che, in questo modo, non vedremo più nelle nostre vigne caporali ed affini».
Giovanni Vassallo

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