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«Basta con il precariato
e i tagli alla scuola pubblica»

Dopo la protesta della scorsa settimana, il comitato spontaneo degli insegnanti e degli studenti ha organizzato un altro momento di sensibilizzazione sui temi della scuola pubblica. I docenti hanno nuovamente portato i banchi in piazza San Secondo, dove hanno corretto i compiti in clase

Lunedì sono tornati a manifestare gli insegnanti che protestano contro i tagli alla scuola pubblica. Come nei giorni scorsi, hanno corretto i compiti in piazza San Secondo per sensibilizzare la gente sulla condizione dell’insegnante, sui tagli alle risorse destinate alla scuola e sulla difficile condizione del precariato in questo settore.

Fanno parte del Comitato spontaneo degli insegnanti e degli studenti di scuola superiore che, nell’assemblea aperta di venerdì 27 ottobre, ha evidenziato la «frantumazione sistematica» della scuola pubblica. «Viviamo in un Paese – ha sottolineato ieri Gianni Delvecchio, insegnante al liceo classico “Alfieri” – che non investe nella scuola. Peccato che un Paese del genere sia destinato a morire». Gli insegnanti hanno quindi puntato il dito contro il precariato. Tra i manifestanti anche una docente il cui marito ha lavorato senza essere di ruolo per 20 anni, e che per tutto questo periodo veniva licenziato al 30 giugno per poi essere riassunto ad anno scolastico successivo inoltrato, e alcune giovani insegnanti che hanno raggiunto Asti dalla Sicilia per trovare un posto da supplente.

Tra le altre questioni sollevate, quelle citate nei punti evidenziati nel corso della riunione in Municipio. «Sono diverse – hanno sottolineato dal Comitato – le tappe più significative che hanno portato alla destrutturazione della scuola pubblica. Tra queste il passaggio dalla “scuola della Costituzione” alla “scuola aziendale” previsti dal decreto di legge ex Aprea, i tagli ai finanziamenti, le politiche del lavoro e del personale (mancato rinnovo del contratto, blocco degli scatti d’anzianità) contemplati dalla Legge di Stabilità, e tutti i provvedimenti che, nell’alveo già tracciato dalle precedenti riforme Moratti e Gelmini, hanno peggiorato le condizioni di lavoro degli insegnanti e la qualità della didattica».

Il comitato si propone quindi di promuovere in tutte le scuole astigiane collegi docenti e assemblee sindacali per definire piattaforme di protesta e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. L’obiettivo è quello di «invertire la politica economica di questo Governo, soprattutto in materia di investimenti nel settore della conoscenza, per salvaguardare la scuola come bene di tutti, e la scolarizzazione universale come conquista della cosiddetta “terza rivoluzione educativa”».

e. f.

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