panchina gigante big bench
Attualità
Il caso

Big Bench? No grazie: crescono i dubbi sull’utilità di installare le panchine giganti

Mortarino (Stop al Consumo di Territorio): «Il paesaggio non ha bisogno di queste installazioni per essere valorizzato o ammirato»

Mentre a San Damiano d’Asti si annuncia l’imminente inaugurazione di una nuova “Big Bench”, una maxi panchina realizzata su progetto del designer americano Chris Bangle, iniziano a montare le perplessità che il “format” possa essere effettivamente considerato una valorizzazione del territorio collinare, per non dire montano o lacustre, a seconda dei casi.

La protesta serpeggia da tempo, ma solo di recente alcuni giornali locali hanno iniziato a occuparsi con più attenzione dell’argomento, in maniera critica, recependo le osservazioni di numerosi scrittori di montagna (dove le “Big Bench” sono puntualmente arrivate) e le proteste di quei cittadini che provano più avversione che entusiasmo per questi manufatti.

Nell’Astigiano sono oltre 25 le “maxi panchine” costruite per garantire ai visitatori di poter fruire di panorami mozzafiato e viste sorprendenti “tornado un po’ bambini”.

«Se le panchinone attirano un turismo consumista, mordi e fuggi, che lascia poco o nulla (di buono) sul territorio, – si legge in un articolo pubblicato sul sito https://www.ruralpini.it/ che si è fatto portavoce della protesta – sono avversate dalla grande maggioranza delle persone di buonsenso che la valutano pacchiana, modaiola, disneyana, arrogante e che non mancheranno di giudicare severamente gli amministratori che promuovono o autorizzano i panchinoni».

Battaglia contro i mulini a vento o altro? Probabilmente c’è molto di più dal momento che, sull’onda della contestazione e dell’opinione pubblica contraria alle “Big Bench”, si annuncia l’intenzione di interi comuni, tra Piemonte e Lombardia, di proclamarsi “Immuni dall’invasione delle Big Bench”.

Se all’inizio di questa moda, avere una panchina gigante sul proprio territorio significava distinguersi per un’attrazione più unica che rara, adesso che ne esistono almeno 223 (quelle già censite sul sito Big Bench Community Project) e che il prodotto è largamente diffuso (soprattutto in Italia, meno all’estero), c’è i rischio di promuovere un’attrazione del tutto inflazionata.

Alessandro Mortarino (Movimento Stop al Consumo di Territorio/Forum Salviamo il Paesaggio) è una delle voci astigiane che da anni si impegna a chiedere politiche in difesa del territorio, contro il consumo di suolo e per la valorizzazione delle bellezze naturali. Sulle “Big Bench” ha un’idea molto critica, la stessa promossa da Salviamo il Paesaggio.

«Il paesaggio non ha nulla a che fare con le panchine giganti e non ha bisogno di queste installazioni per essere valorizzato o ammirato – spiega Mortarino – Sono stati addirittura proposti i passaporti delle “Big Bench” dove ti danno un visto ad ogni panchina visitata. Secondo me è abbastanza stupido questo tipo di turismo legato alle “Big Bench”, ma sembra che i sindaci vadano in visibilio e fanno a gara a inaugurare non solo panchine giganti, ma anche sedie giganti e altalene fuori proporzione. Stanno anche iniziando a spuntare delle barche, sulle cime delle colline. Per me è davvero inconcepibile». Semplice moda o vera e propria isteria che presto passerà lasciandosi dietro queste installazioni coloratissime? Saranno i posteri a giudicarlo.

[nella foto di repertorio una Big Bench]

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo