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Bona: «Così daremo più sicurezza agli astigiani»

Telecamere, autovelox, nuovi agenti in forza alla polizia municipale e maggiori controlli per rendere la città più sicura e fruibile, anche la sera

Il neo assessore leghista Marco Bona anticipa i futuri progetti

A poco più di un mese dalla chiamata in Giunta, abbiamo incontrato il neo assessore leghista Marco Bona cui il sindaco Rasero ha affidato le deleghe alla polizia municipale, sicurezza, protezione civile e il coordinamento dei progetti sul controllo di vicinato e mille occhi sulla città. Un tema, quella della sicurezza, molto caro alla Lega e che l’assessore Bona vuole portare avanti restando a stretto contatto con la polizia municipale di via Fara tanto da aver trasferito il suo stesso ufficio al comando.

E’ la prima volta che avviene questa “convivenza”.

Ho voluto dare un segnale di vicinanza agli agenti che lavorano qui e anche perché questa è la sede della protezione civile. Ma essere qui significa poter informare la cittadinanza di tutto il lavoro che viene fatto dalla polizia municipale che per molti astigiani è il primo luogo a cui rivolgersi in caso di problemi. L’amministrazione sta investendo e continuerà a farlo sul settore della sicurezza tanto che, la prossima settimana, ci saranno i colloqui per l’assunzione di 7 nuovi agenti che si occuperanno di controllo del territorio a 360°: centro urbano, paesi e di quelle zone dove c’è la presenza di attività commerciali. Ma c’è dell’altro. Abbiamo intenzione di acquistare alcune automobili e una o due moto per rinnovare il parco mezzi degli agenti che, presto, avranno le nuove divise più adatte al loro ruolo. Sempre sul fronte della sicurezza, andremo ad affidare il controllo degli edifici comunali agli istituti di vigilanza privata.

Si parla anche di nuove telecamere e dell’installazione di autovelox sulle principali vie di accesso al centro urbano. Sono progetti confermati?

Ad oggi abbiamo 104 telecamere, tra città e ventine, collegate alla nostra sala operativa e a quelle di polizia e carabinieri, ma è nostra intenzione implementarle. Abbiamo avuto la conferma di un finanziamento, per il 2020, che permetterà l’installazione di nuove telecamere capaci di leggere le targhe dei veicoli e studiare i flussi di traffico. Prevediamo di installarle in corso Alessandria, via Guerra, corso Casale, via del Lavoro, corso Torino, corso Savona, via Torchio, corso Alba e corso Ivrea. A ottobre è stata invece approvata una delibera propedeutica all’installazione di nuovi autovelox: quelli mobili saranno collocati in corso Savona, prima del ponte entrando in città, in viale Don Bianco, all’incrocio con Villaggio Bellavista, in corso Ivrea, e davanti alla scuola di corso Alba. L’autovelox fisso, che può essere posizionato solo in determinate strade con certe caratteristiche, sarà messo a Quarto, all’incrocio con strada Valenzani.

Tutta questa tecnologia è utile, ma ha bisogno di continua manutenzione. Riuscirete a garantirla?

Sì, è vero, c’è un costo molto alto per la manutenzione e un degrado dovuto prevalentemente alle intemperie. Però si tratta di un impianto all’avanguardia che poche altre città hanno e con una funzione sia di deterrenza, sia di ausilio alle indagini delle forze dell’ordine.

La sicurezza non è fatta di soli numeri e statistiche, ma è ciò che un cittadino percepisce quando esce di casa. Gli astigiani, soprattutto sui social network, lamentano che alcune zone di Asti non siano sicure, che la città sia buia e sporca. Qual è la sua opinione?

Dico che la sicurezza percepita non riguarda solo i numeri, ma molto altro. Nella nostra città ci sono alcune zone che nel corso del tempo hanno subito un decadimento evidente, come corso Casale e corso Matteotti, in parte a causa dell’immigrazione; poi ci sono altri quartieri più popolari, come corso Savona. Ma credo che i cittadini vorrebbero vedere un maggiore presidio delle forze dell’ordine nella quotidianità oltre alle azioni di interforze su determinati temi. Un esempio è dato dalla prostituzione che, specie dalla primavera in avanti, è diffusa sulle strade urbane. Sovente sono ragazze sfruttate da organizzazioni criminali e su queste occorrono operazioni di un certo tipo.

Da tempo la Lega si batte per la riapertura delle case di prostituzione. Anche lei sarebbe d’accordo?

Come Lega abbiamo sempre detto che è necessario legalizzare la prostituzione affinché le ragazze siano tolte dalle strade, paghino le tasse come tutti gli altri lavoratori e ci siano controlli sanitari periodici.

La scarsa illuminazione delle piazze, non solo Alfieri, ma ad esempio piazza Cairoli o dei parchi, non invita a far uscire i cittadini dopo il tramonto. Ci vorrà ancora molto per risolvere questo problema?

In piazza Alfieri abbiamo collocato i nuovi pali della luce ed entro gennaio avremo risolto il problema. L’illuminazione pubblica dovrebbe tornare presto in capo all’Asp, da AEC, e questo ci servirà per avere un maggior controllo sulla gestione complessiva dell’illuminazione. Non per scaricare colpe, però è evidente che su alcuni temi ci siamo trovati ad amministrare la città dopo scelte del passato che, forse, sono state prese con troppa leggerezza.

Una volta sui giornali si segnalavano soprattutto gli abbandoni dei sacchetti dell’immondizia. Oggi si trovano materassi, divani, resti di mobili e altri rifiuti ingombranti e certo l’immagine della città turistica ne soffre.

Posso dirle che un po’ di tempo fa avevamo scoperto che qualcuno abbandonava rifiuti vicino a una campana del vetro. L’abbiamo spostata di qualche metro così da essere inquadrata da una telecamera e, poco dopo, l’abbiamo beccato e sanzionato. Non possiamo fare lo stesso ovunque, ma i controlli vengono effettuati e con regolarità. Ciò che spesso manca è l’educazione civica e su quello bisogna investire in progetti di sensibilizzazione, specie tra i giovani, come sta facendo l’assessore Pietragalla.

Dopo l’approvazione del nuovo Regolamento dei campi nomadi e dopo aver preso atto che nessuno di loro ha fatto richiesta per restare nelle aree destinate al servizio, quale sarà il prossimo passo su questo fronte?

Oggi i nomadi sono a tutti gli effetti “occupanti senza titolo” e adesso si deve portare a compimento il Piano sociale, specie per quanto riguarda i rom. Ai sinti erano già stati notificati gli ordini di demolizione delle costruzioni abusive, ma ora la questione è diventata soprattutto politica per definire un progetto di accompagnamento alla cittadinanza: dove li mettiamo? Cosa faranno? Occorre un piano di inclusione che preveda regole, sorveglianza e il rispetto dell’obbligo scolastico.

Cosa rappresenta per lei la delega alla protezione civile?

Dopo l’approvazione del Piano integrato sul rischio idraulico, grazie al sindaco e all’assessore Morra, dobbiamo rendere operativo nel miglior modo possibile ciò che è scritto sulla carta. Lo si sta già facendo con la formazione delle figure professionali identificate nel Piano, tenuto conto che la protezione civile è una materia interdisciplinare e che coinvolge più uffici comunali. La mia idea è quella di fare formazione e informazione tra i cittadini, creare eventi simulati così da perfezionare la macchina dei soccorsi che in caso di emergenza si allarga su più fronti, per poi ridursi quando l’emergenza finisce.

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