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Brignolo non arretra e rimane nel CdaMa il Pd vuole un passo indietro
Attualità

Brignolo non arretra e rimane nel Cda
Ma il Pd vuole un passo indietro

Clima da guerra fredda tra il sindaco e i vertici del Partito Democratico i quali, sia a livello regionale che provinciale, contestano duramente la sua scelta di entrare nel Cda della Cassa di Risparmio di Asti. Brignolo rimane sulle sue posizioni, e a prendere le sue parti quasi tutti i consiglieri dei gruppi di maggioranza ad eccezione di Anna Bosia. La segretaria democratica Ferraris: «Il partito non è un taxi»

Nessun passo indietro, tutti rimangono sulle proprie posizioni convinti di avere ragione ma la riunione di maggioranza – convocata mercoledì pomeriggio in Comune per discutere dell’ingresso del sindaco Fabrizio Brignolo nel Cda della Cassa di Risparmio – non è stato un semplice confronto ma una prova sul campo per capire la tenuta della stessa coalizione. Bocche cucite dei presenti e tanti «no comment» ma sembra che nella maggioranza ci siano due visioni del caso con due differenti letture e altrettante soluzioni al problema.
Un fatto salta agli occhi su tutto il resto, ovvero che la linea tenuta dal Partito Democratico a livello regionale, con le dichiarazioni del segretario Gianfranco Morgando, e provinciale, con quanto sostenuto dal segretario Francesca Ferraris, non è stata particolarmente “sposata” e spinta dai consiglieri comunali. La linea dura e intransigente che chiede a Brignolo di fare un passo indietro si è ammorbidita e, alla fine, solo un paio di consiglieri del Pd avrebbero continuato a perseverare nel chiedere al sindaco di lasciare il Cda della Cassa.

Il capogruppo Vittorio Voglino avrebbe suggerito di attendere fino ad aprile per valutare, più approfonditamente, se sia opportuno o meno che un sindaco occupi quel posto ma molti altri consiglieri dello stesso partito hanno fatto quadrato attorno al primo cittadino condividendo e sostenendo quanto da lui deciso. Non solo.
Anche alcuni consiglieri che appartengono a gruppi della maggioranza hanno preso le difese del sindaco invocando l’opportunità di avere un rappresentante del Comune all’interno della banca. Voce fuori dal coro è stata quella di Anna Bosia con il gruppo “Uniti per Asti” che, da tempo, viene indicato come una sorta di minoranza nella maggioranza.
«In questa maggioranza l’unica posizione netta nel chiedere al sindaco di fare un passo indietro è stata la nostra di Uniti per Asti perché lui è stato eletto per fare il sindaco della città e non per mettere il naso nella finanza. Il potere politico dev’essere diviso da quello finanziario ma, altro dato che non possiamo ignorare, è che c’è grande confusione all’interno del Pd. A differenza della linea provinciale e regionale i consiglieri hanno tenuta un’altra condotta. Adesso valuteremo cosa fare e prenderemo le nostre decisioni dopo che avranno fatto chiarezza tra di loro».

In effetti c’è un Pd, quello dell’apparato provinciale che fa capo al segretario Francesca Ferraris, molto distante dalla posizione tenuta dalla maggioranza dei consiglieri in Comune. «Il partito sia a livello regionale che provinciale rimane fermo sulle proprie idee – commenta Ferraris – e abbiamo intenzione di portare avanti questo caso nelle opportune sedi politiche per capire quale debba essere il rapporto tra partito e amministratori. Il partito non è un taxi sul quale si sale e si scende quando fa più comodo, non incateniamo nessuno ma pretendiamo rispetto sia fuori che dentro».
Ferraris si augura che Brignolo possa cambiare idea, magari dopo l’incontro con Morgando che avverrà nei prossimi giorni, ma è pronta ad andare fino in fondo alla vicenda attivando, se fosse necessario (anche se si augura di no) gli strumenti interni al partito adatti a definire il caso.
Ferraris non parla direttamente di un intervento dei probiviri ma la possibilità non viene neanche esclusa a priori.

Le ripercussioni politiche però ci sono state e non sarebbero neanche tanto leggere, soprattutto a distanza di due settimane dal voto. «In questi giorni stiamo ricevendo in sede tanti elettori che vengono qui per criticare la scelta di Brignolo di essere entrato nel Cda della Cassa e, purtroppo, la campagna elettorale astigiana ormai è monopolizzata da questo tema invece di parlare di progetti e programmi». In tale contesto il sindaco Fabrizio Brignolo non si scompone. «Sono riunioni interne al partito di cui ritengo non sia corretto riferire», afferma.
«Per quanto mi riguarda, invece – continua – posso dire che rimango sulle mie posizioni: il fatto che il sindaco sia all’interno del Cda della Cassa di Risparmio di Asti è utile alla città. Nel partito ci sono posizioni differenti, c’è chi non lo condivide, ma questo è normale. Io proseguirò sulla mia strada». Anche se la segreteria regionale del Pd, a firma Gianfranco Morgando, l’ha invitata a fare un passo indietro? «Sono prima di tutto un sindaco, e agisco in autonomia basandomi su ciò che mi sembra giusto per la città».

Intanto la segreteria regionale del Pd rimane ferma sulla sua posizione. «Il Partito Democratico – ha affermato giovedì il segretario regionale Gianfranco Morgando – è convinto che si debba assicurare una netta separazione tra ruoli politici ed amministrativi e responsabilità di gestione nel sistema creditizio. Per questo il partito ha invitato il sindaco di Asti a non accettare il mandato. Se si vuole lavorare per il bene della città si possono trovare altre formule, ma mai con la presenza diretta di politici e amministratori nei Cda delle banche: sono due mestieri differenti. Di tutto questo, comunque, parlerò la prossima settimana nel corso dell’incontro che ho fissato con la segreteria provinciale del partito e con lo stesso sindaco Brignolo».

Anche Sel parla di una scelta che crea imbarazzo e contrarietà. «Le note vicende che hanno seguito le elezioni amministrative di Asti vedono fuori dal Consiglio Comunale la rappresentanza di Sel che, quindi non ha partecipato alle riunioni in cui è stata trattata la vicenda del Cda Cassa di Risparmio ma, avendo contribuito alla stesura del programma elettorale del sindaco di Asti ed anche alla sua elezione vogliamo esprimere la profonda delusione sia per la sua decisione di accettare la proposta di entrare a far parte del Cda della Cassa sia di non aver saputo raccogliere l’imbarazzo e la contrarietà che in modo ampio è stata espressa da partiti e movimenti che lo hanno sostenuto. Un imbarazzo – proseguono i vertici di Sel – ed una contrarietà che non sono legati ad un mero calcolo di tipo elettorale o alla contingenza che vede coinvolti a livello nazionale i rapporti tra sistema bancario e forze politiche, ma discendono dalla consapevolezza che il lungo cammino che dovremo compiere come sinistra per riconquistare la fiducia dei cittadini passa necessariamente attraverso la chiusura netta e definitiva con i percorsi, le scelte, gli errori fatti in questi anni».

Riccardo Santagati
Twitter: @riccardosantaga
Ha collaborato Elisa Ferrando

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