Campi Nomadi: l’Europa dia i soldi per chiuderli
Attualità

Campi Nomadi: l’Europa dia i soldi per chiuderli

Il problema dei campi nomadi e di come superarli, secondo le linee guida già impartite dall’Unione Europa, tra cui chiuderli entro il 2020, interessa Asti, ma anche altre realtà del Piemonte

Il problema dei campi nomadi e di come superarli, secondo le linee guida già impartite dall’Unione Europa, tra cui chiuderli entro il 2020, interessa Asti, ma anche altre realtà del Piemonte. Per questo motivo gli amministratori di piccole e grandi città si sono confrontati a Torino nel tavolo tecnico indetto dall’Anci e richiesto dall’assessorato regionale alle politiche sociali. Il fine è chiaro: affrontare un tema «difficile e delicato» per trovare soluzioni fattibili nel medio periodo. In Piemonte ci sono 32 campi nomadi che, stando all’Unione Europea, dovrebbero chiudere entro 3 anni garantendo ai residenti una sistemazione “inclusiva” che li veda non più confinati in una zona marginale, come avviene ad Asti in via Guerra, ma in soluzioni abitative più consone e meno fatiscenti. I nomadi dovrebbero trovare casa in affitto o acquistare abitazioni, ma anche terreni su cui costruire le loro nuove case. Una via che sembrerebbe già difficile sulla carta, dato il «clima generale di crescente e diffusa ostilità da parte dell’opinione pubblica – si legge in una nota stampa – non sempre motivata da fatti reali».

Al tavolo dell’Anci ha partecipato anche l’assessore Mariangela Cotto che ha potuto fornire gli ultimi dati sulla presenza di nomadi “stanziali” sul nostro Comune: 77, di cui 14 minori, nel campo dei sinti di via Guerra; 242, di cui 126 minori, nel vicino campo rom e 27 residenti, di cui 3 minori, nel campo di Vallarone.

«Siamo per un superamento dei campi – ha spiegato l’assessore – l’Europa fissa il limite al 2020, occorre accompagnare le persone verso soluzioni abitative in acquisto o in affitto».

Si tratta di dare vita a progetti di inclusione molto articolati, e molto costosi, che quasi sempre i Comuni non possono affrontare per via della limitata capacità di spesa. «Quindi il tema dei finanziamenti di politiche inclusive resta il fulcro delle decisioni da intraprendere» ha chiarito Elide Tisi, vice presidente di Anci Piemonte ricordando, però, che il quadro d’insieme è piuttosto complicato a causa di provvedimenti economici che sono andati in direzione contraria: «Una legge regionale da cinque, sei anni, senza copertura finanziaria, fondi ministeriali non utilizzati e un’attenzione andata a calare con l’imporsi della crescente ondata migratoria dal Mediterraneo».

Prima di chiudere l’incontro, gli amministratori hanno concordato di riaprire un’interlocuzione con la Regione interagendo con i Comuni coinvolti per definire risorse e condizioni volte al superamento dei campi nomadi e a favore del sostegno abitativo. Sarà necessario creare un gruppo di lavoro dell’Anci Piemonte per verificare possibilità di finanziamento sugli attuali fondi europei, instaurare rapporti di elaborazione e definizione normativa con l’Autorità giudiziaria e le forze dell’ordine e considerare i regolamenti dei Comuni che hanno campi autorizzati.

«Il problema dev’essere gestito insieme agli altri Comuni piemontesi, la Regione e il Governo, – ha poi dichiarato il sindaco di Asti, Maurizio Rasero – con l’obiettivo di ottenere dall’Unione Europea oltre agli indirizzi anche i finanziamenti più adeguati».

Riccardo Santagati

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo