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Attualità

Canelli, Caritas critica sul “no” del Comune ad installare due tende per ospitare braccianti stagionali

Precisazioni e posizione di Canelli Solidale sul diniego all’ampliamento dell’accoglienza di vendemmiatori

Riceviamo e pubblichiamo

In relazione all’articolo della Nuova Provincia “Niente tendopoli per gli stagionali”, la Caritas di Canelli (Canelli Solidale) per voce del suo presidente Claudio Riccabone, precisa che non ha mai proposto l’installazione di una tendopoli per l’accoglienza degli stagionali ma, in virtù della collaborazione (sancita da una convenzione) tra la nostra associazione e la CRI di Canelli, aveva concordato con quest’ultima la scelta di installare, all’interno del cortile della CRI, presidiato e chiuso, 2 tende per 12 persone, con modulo docce e servizi igienici. Le tende erano già state predisposte ad inizio agosto, poi è sorprendentemente arrivata la richiesta esplicita da parte dell’Amministrazione (già anticipata nella riunione del 26 agosto scorso), di evitare tale forma di accoglienza, per ragioni legate all’emergenza covid. Però crediamo sia evidente a chiunque che, proprio in considerazione dell’emergenza sanitaria, sarebbe auspicabile garantire al maggior numero di persone possibile, un ricovero dignitoso e presidiato, dove lavarsi, mangiare e dormire.

«La maggior parte di vendemmiatori sono africani»

L’articolo contiene altre imprecisioni e scorrettezze: la stragrande maggioranza dei braccianti della vendemmia è ormai di origine africana, come chiunque faccia un giro tra i vigneti, può facilmente constatare. Inoltre, se vi sono molte aziende agricole serie e previdenti che si sono mosse in anticipo ed hanno assunto e sistemato i propri stagionali, è altrettanto noto che vi sono produttori ed aziende che, per i motivi più svariati, si trovano a dover cercare manodopera proprio in questi giorni, ma soprattutto che non sanno come fornire loro una dimora adeguata.

«Si preferisce negare l’evidenza»

Invece di fornire informazioni adeguate sulle possibilità che la legge offre, in termini di accoglienza temporanea di lavoratori stagionali, invece di cercare soluzioni condivise, che mettano insieme le inderogabili ragioni del mercato del lavoro con le altrettanto inderogabili ragioni del rispetto e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, si preferisce ancora una volta negare l’evidenza (a Canelli e nei comuni vitivinicoli c’è enorme richiesta di braccianti stagionali) e nascondere i problemi o peggio, delegare al volontariato una soluzione che, in ragione dei numeri che ci si trova ad affrontare, non è in grado di fornire, ma che soprattutto non gli compete, in quanto costituisce parte delle problematiche della principale filiera economica del nostro territorio. Certamente, crediamo che non sia questo il modo corretto per combattere il caporalato! Crediamo anche non sia questo il modo di fare informazione corretta: chi scrive avrebbe avuto almeno l’obbligo di sentire anche gli altri partecipanti alla riunione svoltasi in comune (Caritas di Canelli, CRI di Canelli, parroci), anziché limitarsi a riportare esclusivamente l’opinione politica. Auspichiamo un’informazione che non faccia leva sulla paura per il diverso, lo straniero e da ultimo l’emergenza sanitaria, ma che sia spunto per un confronto e occasione di crescita personale e culturale. Non dimentichiamo che anche grazie a queste persone, di cui non vogliamo occuparci e che fingiamo di non vedere, le nostre aziende agricole costituiscono uno degli assi portanti della filiera economica locale.

La nostra replica

L’articolo citato riporta la posizione dell’amministrazione comunale e del sindaco, Paolo Lanzavecchia, in merito alla salvaguardia della situazione sanitaria nel territorio comunale sulla delicata questione dell’immigrazione vendemmiale. Dalla onlus Caritas – Canelli Solidale non sono giunte informazioni né tantomeno diverse indicazioni, che avremmo certamente pubblicato. Ma non si baratti un tema che da un decennio contrappone amministrazione comunale e onlus con una notizia giornalistica, peraltro corretta: il servizio giornalistico non deve essere il capro espiatorio né la disillusione per un progetto mai andato a buon fine. Soprattutto oggi, con un’emergenza pandemia che richiede il rispetto delle regole da parte di tutti.

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