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Canelli, i (quasi) 100 anni di Modesta fra la Madonna e Mazzini

La straordinaria storia di una donna che ha attraversato il secolo scorso da protagonista

Racconto raccolto da Gianna Menabreaz

Un racconto prezioso quello che Gianna Menabreaz, grande cultrice della storia locale e fondatrice di Memoria Viva di Canelli, ha raccolto da Pasqualina Saracco, detta Modesta.
Una donna vicinissima ai 100 anni che ricorda con grande lucidità la sua lunga vita iniziata in regione Sant’Antonio a Canelli. Luogo del quale non dimentica nulla, neppure dopo il suo trasferimento ad Acqui Terme.

«Modesta, questa bella e perspicace signora che non dimostra di certo la sua età – scrive Gianna Menabreaz – mi ha raccontato il suo secolo di vita». Questi i ricordi di Modesta: «Il giorno dello scoppio della 2° guerra mondiale ricordo che di mattina molto presto, il vicino era venuto nel cortile ad informare mio padre, maresciallo degli alpini per meriti di guerra, lui ripensando al dolore passato per la morte del fratello e tutte le sofferenze da lui patite maledisse Mussolini che l’aveva dichiarata.

Pasqualina “Modesta” Saracco in una foto da ragazza

La nascita della Resistenza

Venne l’8 settembre, la gente era giubilante per la fine della guerra, ma mio padre aveva capito che la guerra per noi italiani era appena cominciata. In quei momenti ripensava a quando era rimasto per tanto tempo prigioniero dei tedeschi e conosceva la loro crudeltà e quanto fossero vendicativi
In seguito nacque la Resistenza nelle nostre campagne. Si formarono le prime bande partigiane che noi abbiamo sempre aiutato. Erano i nostri giovani e nessuno può lamentarsi che avessero compiuto delle prepotenze. Io poi dico: “guai a chi davanti a me avesse criticato Giovanni Rocca”. Lo avevo conosciuto bambino ed era molto buono.

Il padre di Modesta, maresciallo degli Alpini, in una foto d’epoca

Il ricordo ancora vivo del partigiano Giovanni

In quel periodo i Comandi di Rocca erano due – ricorda ancora lucidamente Modesta – uno a San Marzano ed uno Castagnole Lanze. Giovanni, per i trasferimenti tra l’uno e l’altro, percorreva le vie meno presidiate e passava per Sant’Antonio. Una notte mentre transitava guardingo, si era trovato faccia a faccia con mio padre. Il partigiano aveva prontamente estratto la pistola e gridato: “Alto là”. Riconosciuto Angiulin si era scusato in mille modi, quasi vergognandosi del gesto ricordando i panini con il burro che gli regalava per sfamarlo da bambino.
Io sono sempre stata una bambina curiosa di conoscere le cose dei grandi, ma mio padre mi mandava sempre via.

Scuola interrotta dalla miseria della guerra

Da adolescente avevo subìto le conseguenze delle guerre mondiali e di Abissinia e ci limitavamo a sopravvivere. Frequentavo con tanto ardore la scuola di avviamento che non avevo potuto terminare perché il Comune, rimasto a corto di soldi, non aveva più risorse per pagare i professori. Così la scuola venne chiusa ed io ne provai un grande rammarico. In seguito fui mandata da una sarta ad imparare a cucire. Avevo imparato il mestiere ma non ne fui affatto entusiasta.

Il grande amore

Andando a ballare d’estate con degli amici alla Piana del Salto avevo conosciuto un gruppo di professori di Savona invitati da un mio amico che insegnava filosofia nello stesso ateneo. Il professore di italiano, greco e latino, Carlo Carozzi, era venuto ad invitarmi a ballare. In seguito avevamo fatto coppia fissa per tutta la sera. Due giorni dopo ricevetti una sua cartolina che mi stupì molto. Carlo era una persona molto seria e, nelle domeniche seguenti, ritornò ancora ed incominciammo a frequentarci. Ci innamorammo e lui si dichiarò con la famiglia. Avevamo trascorso un anno di fidanzamento felici, trovando molte affinità tra di noi e infine ci sposammo. Con lui ho trascorso anni invidiabili.
Anni dopo era nata una bambina che da grande mi ha dato molte soddisfazioni specializzandosi in nefrologia e diventando primario all’Ospedale San Paolo di Savona.

Il quadro di Mazzini sopra  il letto matrimoniale

L’unico motivo per cui convergevamo con mio marito, era la politica. Carlo era di fede repubblicana e mazziniana ed aveva anche fatto parte del consiglio comunale di Savona.
Appena sposati, sulla testata del letto, avevo predisposto il quadro della Madonna e lui lo toglieva per esporre il quadro del suo eroe: Mazzini.
Ho trascorso una vita serena, felice, colma di soddisfazioni, senza rimpianti».