Cerca
Close this search box.
<img src="https://lanuovaprovincia.it/wp-content/uploads/elementor/thumbs/canelli-per-ora-pochi-vendemmiatoribrdall39est-sotto-tende-improvvisate-56e68915de92d1-nkikn3u0q8mv06jxnuc0a7ws35bcjvdmwiptt1mf0o.jpg" title="Canelli, per ora pochi vendemmiatori
dall'Est sotto tende improvvisate" alt="Canelli, per ora pochi vendemmiatoridall'Est sotto tende improvvisate" loading="lazy" />
Attualità

Canelli, per ora pochi vendemmiatori
dall'Est sotto tende improvvisate

Sarà la vendemmia in ritardo, la crisi economica che colpisce trasversalmente, il giro di vite sul lavoro nero nelle vigne, l'accoglienza sempre più fredda e regimentata. Così che il piazzale

Sarà la vendemmia in ritardo, la crisi economica che colpisce trasversalmente, il giro di vite sul lavoro nero nelle vigne, l'accoglienza sempre più fredda e regimentata. Così che il piazzale nell'area industriale riservato ai "vendemmiatori" in arrivo dall'Est sabato scorso era vuoto. Una decina le tende, alcune di fortuna realizzate con teli appesi a traballanti sostegni, sotto le quali dormono poco più di quaranta aspiranti braccianti. In piazza Unione Europea, da due anni off limits alla sosta di questa composita umanità, ancora meno: tre-quattro auto dalle quali fanno capolino giovani e donne dallo sguardo sperso. La "Canelli da vendemmiare" ha perso il proprio appeal? E dire che gli sbarchi dai torpedoni in arrivo da Bulgaria, Romania e Macedonia la settimana scorsa non sono mancati.

Ma, rispetto al passato, in tono minore riferiscono i residenti che guardano la grande spianata a ridosso di viale Italia. La meta è sempre quella: un ingaggio tra le vigne a staccar grappoli di Moscato e Barbera. Ma la mecca del guadagno "mordi e fuggi" pare non più così attraente e grassa come nel passato. «Lo scorso anno, a fine agosto, c'erano già più di mille vendemmiatori. Numeri ben diversi da quelli attuali» ricorda il sindaco Marco Gabusi. Il terminal canellese, da anni punto di riferimento di un esercito variopinto di vendemmiatori, adesso è quasi vuoto. Complice, anche, un certo disagio nella location che questi transfughi agostani sono obbligati a sopportare. L'unica area d sosta autorizzata è quella a ridosso dei capannoni industriali, lontana dal centro. «Abbiamo installato bue bagni e una doccia –? spiega il sindaco – Niente container o tendopoli: è una scelta per evitare lunghe permanenze». L'acqua è fredda, non c'è corrente: un disagio.

«Anche per responsabilizzare chi dà lavoro a questa manodopera ?- insiste Gabusi – Non siamo razzisti, ma vogliamo che chi lavora in campagna abbia i giusti riconoscimenti e alla luce del sole, non contratti in nero a stagionali accampati». Il raccolto è appena agli inizi: non è escluso che gli arrivi aumentino nei prossimi giorni. I più fortunati, una ventina, potrebbero trovare posto al Centro di accoglienza di piazza Gioberti gestito da Caritas parrocchiale e Crescereinsieme. Superlusso sarà una camera, spartana, con angolo cottura nella cascina dove avranno avuto la fortuna di ottenere l'ingaggio per la stagione. Eventualità, questa, che per moltissimi rimarrà solo un sogno nel cassetto. I produttori, come ricorda uno di loro, «si affidano sempre alle stesse persone, chiudendo il contratto un anno per l'altro. In questo modo non si deve far apprendere il mestiere ad ogni vendemmia e si evitano brutte sorprese».

Giovanni Vassallo

Condividi:

Facebook
Twitter
WhatsApp

Le principali notizie di Asti e provincia direttamente su WhatsApp. Iscriviti al canale gratuito de La Nuova Provincia cliccando sul seguente link

Edizione digitale