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Coldiretti: i costi in agricoltura crescono tre volte più del reddito

E' uno dei dati più sconfortanti del consuntivo dell'annata agraria appena terminata

Consuntivo dell’annata agraria

Chiari e scuri nell’annuale Forum che la Coldiretti, maggiore associazione di categoria agricola, organizza per analizzare l’andamento del comparto in termini di redditività, di occupazione, di produzione.
Per l’occasione è stato redatto un consuntivo dell’annata agraria 2018/2019 che racchiude in numeri, percentuali e report tutta la complessità del comparto.
Per sintesi, le novità più importanti dell’analisi si riassumono in questi dati: diminuisce il numero di aziende agricole attive pur rimandendo stabile la percentuale tra agricoltura e altri settori produttivi. Diminuiscono le aziende individuali e i coltivatori professionali ma la stabilità dell’occupazione è garantita dalla presenza di molti più salariati agricoli anche se si accentua la difficoltà ad assumere persone qualificate.

Costi aumentati quasi del 4%

Ma c’è un dato riassuntivo che nella sua nudità risponde da sola all’andamento del comparto agricolo: in un anno i prezzi dei prodotti agricoli sono aumentati dell’1,1% mentre i costi di produzione sono aumentati del 3,9%.
Dunque continua la tendenza di erosione di risparmi e di reddito dell’azienda nonostante buone produzioni e quantità adeguate di vendite.

Seminativi in sofferenza

Se il settore enologico e viticolo rimane uno di quelli “fortunati” seppur flagellato da temporali e grandinate che hanno tagliato la produzione del 30%, è il settore dei seminativi quello che continua a soffrire maggiormente della forbice fra costi di produzione sempre più alti e prezzi di vendita che seguono dinamiche a livello mondiale sulle quali è praticamente impossibile intervenire.

L’allevamento dei bovini tiene

Sul fronte degli allevamenti bovini si è registrata una stabilità del mercato e del valore della razza piemontese grazie anche al ricorso all’autoproduzione di foraggi e cereali per le stalle. Ma cala il valore dei suini e dei polli e su tutti pesa l’incognita dei dazi imposti dagli Usa sui trasformati del latte. Stabile il numero di bovini allevati nelle stalle astigiane, assestato intorno ai 42500 capi; sale la percentuale di allevamenti di grandi dimensioni rispetto alle piccole stalle.

Annata nera per miele e nocciole

Annata da dimenticare per gli apicoltori e i produttori di nocciole. Questi ultimi hanno visto dimezzare la produzione soprattutto a causa dei danni provocati dalla cimice asiatica, vero flagello per molte coltivazioni e per l’andamento climatico che frenato la maturazione. Si nutre molta fiducia nell’introduzione in natura di un antagonista della cimice.
E la cimice è anche il nemico numero in nell’orto. In questo comparto si va consolidando una vera e propria rivoluzione: l’abbandono della vendita all’ingrosso a favore dei canali di vendita diretta che danno una maggiore remunerazione e autonomia di mercato all’imprenditore agricolo.

L’agriturismo è la via di salvezza delle aziende

Sopra tutto arriva l’esortazione del presidente Marco Reggio e del nuovo direttore Coldiretti, Diego Furia: «Le colline e le pianure astigiane hanno competenze e qualità in gran quantità ma serve fare rete e serve iniziare a raccontarsi. Con orgoglio. Il turismo e i consumatori cercano il mondo agreste ed è arrivato il momento di farglielo trovare».

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