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Combattere il cancro a lezione di karate
Attualità

Combattere il cancro a lezione di karate

Le arti marziali possono dare un importante supporto ai bambini malati di cancro contribuendo ad aiutarli a gestire, in modo più sereno, la propria patologia. “Power”, “Peace” e “Purpose”

Le arti marziali possono dare un importante supporto ai bambini malati di cancro contribuendo ad aiutarli a gestire, in modo più sereno, la propria patologia. “Power”, “Peace” e “Purpose” sono le tre parole che gli insegnanti della onlus Kids Kicking Cancer (KKC) ripetono al termine di ogni lezione insieme ai piccoli pazienti di numerosi reparti oncologici, in Italia e all’estero. Power per sviluppare la forza con cui combattere una situazione estrema; peace è la tranquillità interiore che rappresenta il primo risultato utile al bimbo per gestire la propria malattia; purpose è l’obiettivo finale, quello che fa di ogni allievo seguito dalla onlus un ambasciatore delle tecniche apprese, così da trasmetterle ad altri bimbi aiutandoli a sviluppare la propria forza interiore per affrontare e gestire meglio la rabbia, il dolore, le ansie, la paura, lo stress e altri problemi psico–fisici legati al malessere della patologia.

E’ di questo che si è parlato giovedì sera durante un incontro organizzato dal Lions Club di Villanova. Ospite Michele Pizzini, vice presidente e fondatore della onlus italiana che si rifà all’organizzazione no profit fondata a Detroit, nel 1999, da Rabbi Elimelech Goldberg, professore in pediatria alla Wayne State University School of Medicine. La filosofia a base del programma KKC è molto semplice e altrettanto universale: le arti marziali sono soprattutto una questione di mente, di meditazione, concentrazione su se stessi e solo in minima parte contatto fisico con l’avversario. E’ questa componente interiore che gli insegnanti della onlus trasmettono ai giovani allievi (in Italia una ventina di malati, dai più piccoli ai quasi maggiorenni) dopo aver frequentato appositi corsi ed essere entrati in contatto, in modo del tutto graduale, con i piccoli ricoverati nei reparti oncologici (a Torino il KKC è stato inserito nel reparto dell’ospedale infantile Regina Margherita – Sant’Anna).

«All’inizio i genitori erano perplessi – spiega Pizzini – poi sono diventati i nostri maggiori sponsor». Come funziona il programma di allenamento dei giovani allievi? «Il nostro approccio è quello di non saltare nessuno – racconta il vice presidente della onlus – Anche ai più piccoli si possono insegnare degli esercizi per migliorare la respirazione e la concentrazione. Durante le lezioni non c’è alcun tipo di contatto fisico con altri bambini. Imparare a respirare, a rilassarsi, è un aiuto che porta i piccoli ad essere più ottimisti e quindi a vivere con un altro approccio il percorso di sofferenza che li vede protagonisti. Il corso – aggiunge il vice presidente – li aiuta anche a gestire meglio il dolore, che sia dato da una puntura o dalla terapia cui devono sottostare». La regola che osservano è riassunta semplicemente in “qui” e “ora”. Durante le lezioni i bambini non pensano alla malattia, alle cure, ai ricoveri, ma solo a quello che stanno facendo in quel preciso momento.

Gli istruttori che seguono i piccoli malati oncologici hanno un bagaglio tecnico certificato, sono volontari che, per operare per conto di KKC, devono seguire un corso di formazione teorico e pratico in cui apprendono la metodologia del Kids Kicking Cancer e, successivamente, superare la validazione di un comitato tecnico conseguendo il diploma di Martial art therapist (in Italia sono un centinaio gli istruttori abilitati tra cui l’astigiana Cristina Rissone, già atleta della nazionale di Karate). «Siamo pronti a far partire progetti su Asti – aggiunge Pizzini – Fosse anche per un solo bimbo avremmo modo di attivare il corso com’è stato fatto al Regina Margherita di Torino dove confidiamo di estendere le lezioni anche al day hospital oltre a quelle tenute in reparto».

Alla serata del Lions, organizzata dalla socia Domenica Demetrio, hanno partecipato alcuni medici ed è probabile, almeno questa è la speranza dei promotori, che l’Astigiano possa diventare la seconda provincia del Piemonte a dare questa opportunità ai bimbi malati. Molti pazienti, una volta terminato il ciclo di cura o essere guariti, continuano a frequentare le lezioni con la onlus proprio per il giovamento avuto durante le fasi più delicate della terapia. In Italia il KKC è già prassi consolidata al Bambino Gesù e al Policlinico Umberto I di Roma, ma anche in alcune strutture sanitarie di Palermo, Firenze, Pavia e Pisa.Per maggiori informazioni sul progetto, aderire o aprire una collaborazione è possibile rivolgersi a Kids Kicking Cancer Italia onlus, info@kkcitalia.it o visitare il sito www.kkcitalia.it).

Riccardo Santagati

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