Contenimento di cinghiali e caprioli«Sistema vecchio, ecco come cambiare»
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Contenimento di cinghiali e caprioli
«Sistema vecchio, ecco come cambiare»

Interessante e partecipato convegno nei giorni scorsi presso il Salone Consiliare della Provincia, che ha visto i rappresentanti degli ambiti territoriali di caccia, delle organizzazioni professionali

Interessante e partecipato convegno nei giorni scorsi presso il Salone Consiliare della Provincia, che ha visto i rappresentanti degli ambiti territoriali di caccia, delle organizzazioni professionali agricole e delle associazioni venatorie confrontarsi sul tema della "Gestione faunistico venatoria in provincia di Asti". L'iniziativa curata del Settore Agricoltura Caccia e Pesca della Provincia di Asti ha visto aprire i lavori dal neo assessore regionale all'Agricoltura, Caccia e Pesca, l'astigiano Giorgio Ferrero e da Paolo Guercio, dirigente provinciale competente.

Il coordinamento dei lavori e le conclusioni sono stati curati da Pier Paolo Mussa. «Le problematiche connesse all'incremento delle popolazioni di cinghiali e caprioli e la costante riduzione delle popolazioni di selvaggina stanziale comportano l'obbligo di cambiare filosofia – hanno spiegato Roberto Mazzoni della Stella e Francesco Santilli due tecnici faunistici con decennale esperienza di gestione della fauna selvatica in Toscana – servono interventi ambientali. L'attuale sistema di ripopolamento e cattura è vecchio di sessant'anni. E li dimostra tutti».

Decisamente interessanti gli interventi dei due esperti. Che ci hanno insegnato come recenti studi americani hanno dimostrato che un effetto decisamente positivo può essere offerto nella lotta contro i danni da caprioli e cervi dall'uso di caseina idrolizzata. Mentre davvero inutili sembrano essere prodotti con un'azione più evocativa che pratica come l'urina di lupo. Che però alcuni commercianti con pochi scrupoli ancora propongono. "Abbiamo cercato – ha spiegato Paolo Guercio – di focalizzare l'attenzione su esperienze di altri territori, per introdurre elementi di innovazione nella gestione della fauna selvatica e creare le condizioni di un equilibrio faunistico compatibile con le attività agricole e antropiche".

Laura Cavallero tecnico della Provincia di Asti ha illustrato con dovizia di particolari il piano di contenimento della specie cinghiale nell'Astigiano. Piano di contenimento che però, nonostante il notevolissimo impiego di risorse e uomini non sembra, per stessa ammissione della Provincia aver dato i risultati sperati. Nonostante il numero di catture sia superiore a quanto previsto. Perché gli animali e la natura fanno sempre fatica ad adattarsi ai piani che siano triennali o quinquennali. Intanto le somme liquidate agli agricoltori sono in discesa. Sono infatti passate dai centosettanta mila euro di due anni fa a poco più di centocinquanta mila euro dello scorso anno.

Forse anche questo un sintomo della spending review sempre più forte o del fatto che gli agricoltori ormai in alcune zone hanno definitivamente rinunciato a coltivare. Qualche sorriso, nell'era di internet ha infine suscitato nella platea l'obbligo di comunicazione tramite fax di tutti gli interventi di cattura ma si sa la burocrazia deve fare il suo corso e quindi è all'orizzonte un "Albo degli operatori faunistici" con tanto di abilitazione e corso di formazione. Albo che dovrebbe essere la novità del prossimo piano. Hanno chiuso i lavori due interessanti tesi di laurea. Le dottoresse Laura Comparato e Martina Tessarin, esperte in biologia dell'ambiente, hanno infatti parlato di starna e pernice rossa in ambito provinciale.

l.p.

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