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Coronavirus: Cirio tiene chiuse le scuole su parere di medici e pediatri

Pediatri e medici hanno invitato la Regione a non abbassare la guardia rispetto all'epidemia

Cirio: “Lezioni sospese per la sicurezza dei bambini”

In un lungo video pubblicato poco fa su Facebook, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha aggiornato i cittadini sull’andamento dell’epidemia da Coronavirus che sta interessando anche il Piemonte e ha parlato delle scuole chiuse per spiegare i motivi che l’hanno spinto a tenere gli studenti a casa almeno fino a domenica.

Un discorso apprezzabile, quello del presidente Cirio, perché rimarca quella non sottile e non così scontata differenza che passa tra un politico e un sanitario, soprattutto uno specialista di epidemie. E’ su basi scientifiche, sentito il parere di un Comitato di esperti, che la Regione Piemonte può e vuole decretare il fermo delle scuole per ragioni di sicurezza a titolo precauzionale. I politici, come rimarcato da Cirio, non sono tecnici e non possono prendere decisioni così delicate, come tenere aperte le scuole durante un’epidemia di questa portata, solo per evitare disagi alle famiglie che non sanno dove mettere i figli.

#coronavirus PIEMONTE Aggiornamento

Pubblicato da Alberto Cirio su Lunedì 2 marzo 2020

 

Ci saranno quindi disagi per molti, nessun dubbio, ma prendere alla leggera una delle peggiori crisi sanitarie mai avvenute negli ultimi decenni in Italia (basta vedere i numeri in Lombardia e l’evoluzione dei casi positivi nelle altri regioni) sarebbe un’incoscienza che il presidente Cirio non può permettersi il lusso di rischiare.

“I medici ci dicono: non abbassate la guardia, il Coronavirus non è ancora passato e se lo gestiamo siamo nelle condizioni di poter affrontare il problema – ha spiegato Cirio – La guardia non va abbastanza e lo dice anche la Federazione dei pediatri, cioè di chi cura i bambini. La Federazione ci scrive espressamente una lettera che mi ha mandato stamattina: non riaprire le scuole, non riaprire le scuole almeno ancora per questa settimana fintantoché il periodo di incubazione non venga superato”.

Quindi è su basi scientifiche, non tanto su quello che l’opinione pubblica potrebbe suggerire (e in questi giorni, anche in Piemonte, soprattuto sui social network migliaia di persone si sono scoperte virologi, epidemiologi e sanitari di cui nessuno era a conoscenza) che il Piemonte ha deciso di mantenere la sospensione delle lezioni. Ma anche per ragioni abbastanza evidenti sebbene non colte da tutti i cittadini: la scuola è un obbligo, non un passatempo e nulla ha a che vedere con la riapertura dei cinema e teatri dove la gente non è obbligata ad andare. Come non si è obbligati a chiudersi nei centri commerciali.

“Vogliamo che il Piemonte riparta e che le attività facciano lo stesso, – ha continuato Cirio – ma vogliamo che questo avvenga in sicurezza; vogliamo che questo avvenga garantendo la salute e la tutela di tutti e soprattutto dei nostri figli, dei nostri bambini. Si diceva che i negozi sono aperti, i centri commerciali sono aperti: è vero, ma tu non sei obbligato andare al centro commerciale invece si è obbligati ad andare a scuola. Allora obbligare i bambini ad andare a scuola creando occasioni di contatto, opportunità di rischio è una decisione che in coscienza non potevamo assumere”.

Si aggravano le condizioni degli ammalati

Cirio ha poi presentato il bilancio dei contagi da Covid-19 aggiornato alle 20.10.  “Abbiamo 52 casi positivi; 52 casi positivi vuol dire che rispetto a ieri sono incrementati di 2/3 casi perché uno è arrivato nella notte. Quali sono le condizioni di salute? Ecco questo è il dato che ci fa meno piacere. I numeri crescono poco, ma la situazione si aggrava: di questi 52 ne abbiamo 37 a casa, quindi sono 37 persone positive al virus che sono in isolamento volontario attivo con sorveglianza attiva, cioè devono rimanere a casa; ne abbiamo 12 che sono ricoverati in ospedale e di questi ne abbiamo tre che sono in terapia intensiva, vuol dire che abbiamo avuto degli aggravamenti di queste persone”.

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