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Coronavirus, cronache di anziani (e cani) dall’hotel “blindato”

Una vedova ha lanciato un appello per trovare volontari che portassero a spasso il suo cagnolino recluso in camera con lei. Appello raccolto dall'Accademia Kronos

Piccolo dramma

Un piccolo dramma in quello più grande vissuto dagli anziani astigiani segregati dal coronavirus nell’hotel Bel Sit di Alassio.
E’ quello che ha vissuto una donna di 86 anni, vedova, che quando ha capito di non poter più lasciare la sua camera d’albergo si è fortemente agitata per il suo compagno di soggiorno, Poldino, un cagnolino dal quale non può più separarsi dal giorno in cui ha perso il marito.
La telefonata allarmata alla nipote ad Asti che è stata investita del problema più urgente per l’anziana: trovare qualcuno che potesse portare fuori Poldino, almeno per fare i suoi bisogni due volte al giorno.

Una catena di soccorso

E’ partita una catena di chiamate fra Asti ed Alassio, passando anche per le istituzioni e le forze dell’ordine fino alla soluzione. Sono stati infatti i volontari di Albenga della Accademia Kronos Ponente Ligure ad aver raccolto l’appello per portare fuori Poldino visto che la sua padrona non poteva lasciare l’albergo.
Così, da mercoledì, mattino e sera un volontario (autorizzato e protetto) si presenta davanti all’albergo e attende la signora che ha il permesso di lasciare la sua camera solo per portare nella hall il cane e affidarlo, attraverso uno stretto passaggio, al volontario che lo prende in carico e gli fa fare un giro.

«Ci occuperemo di lui fino a che sarà necessario»

«Questo cane è davvero un tesoro. Nonostante i suoi 11 anni di età – racconta Alberto Briatore dell’associazione animalista – è molto vispo e buffo ed è un vero piacere occuparsi di lui. Non sappiamo fino a quando sarà necessario portarlo fuori al posto della sua padrona, ma noi siamo a loro completa disposizione, anche se dovesse servire fare un rifornimento di pappe e crocchette. E, ovviamente, siamo a disposizione, per quanto ci è consentito, per le eventuali esigenze della signora astigiana».
Se per Poldino il soggiorno forzato all’interno dell’albergo è almeno scandito dalle due passeggiate giornaliere all’aperto, la stessa cosa non si può dire per la sua padrona.

Ogni telefonata finisce con un pianto

Amareggiata, spaventata, annoiata, disorientata, sola. Disperate le sue telefonate alla nipote che si chiudono immancabilmente con un pianto.
«Mia zia è completamente sola, per fortuna c’è Poldino che le tiene un po’ di compagnia in camera. E’ da martedì che non esce e adesso comincia ad accusare forti dolori alla schiena dovuti proprio all’immobilità – racconta la nipote – Continuo a farle ricariche telefoniche così almeno può usare il cellulare per tenersi in contatto con me e con gli altri amici reclusi nelle camere vicine. Era così entusiasta di fare questo soggiorno. Mai avrebbe pensato di finire in una quarantena».

Il disastro dei pasti  di fortuna

Fra i problemi più gravi lamentati vi è la somministrazione dei pasti.
«Mia zia mi ha parlato di pasti scarsi come quantità e varietà che vengono quasi buttati dentro la camera da uno stretto spiraglio della porta. La prima sera hanno mangiato un panino, a colazione un succo di frutta confezionato con qualche biscotto e una brioche secca. A pranzo un pugno di riso scotto e scondito. Sono persone anziane, hanno bisogno di un’alimentazione sana, di proteine, frutta, verdura fresca, di cibi liquidi e caldi».

«Non possono resistere così»

E la nipote si chiede perché tenerli tutti chiusi in albergo. «Non era meglio fare a tutti il tampone? Quelli negativi avrebbero potuto fare rientro a casa. O, al più, metterli in quarantena ma nelle loro abitazioni, fra le loro cose e vicino alle persone che possono aiutarli, seppur senza contatto».
Riflessione condivisa anche dall’infermiera di Asti che da tre giorni è in pena per gli anziani genitori che condividono con la padrona di Poldino il regime di isolamento.

Non funziona neppure la tv

«Mio padre ha 88 anni, mia madre 85 e da mercoledì non mettono becco fuori dalla camera – racconta – Neppure sul terrazzino possono affacciarsi. E, se non bastasse, non funziona neppure la tv quindi sono isolati e tremendamente annoiati».
La figlia ha insistito affinchè qualche medico o infermiere di Alassio andasse a visitare il padre, che gode di qualche problema di salute. «Ma sono andati su e gli hanno solo misurato la febbre».

Febbre misurata nel cuore della notte

La prima volta che hanno preso la temperatura a tutti gli ospiti è stato nella notte fra martedì e mercoledì, alle 2, spaventandoli tutti.

Gli ospiti lasciati all’oscuro di tutto

E la donna ha confermato che all’hotel nessuno si è premurato di informare gli ospiti e tenerli aggiornati sull’evolversi delle notizie. «Siamo noi parenti che, al telefono, raccontiamo cosa sta succedendo cercando di districarci fra le notizie che ci arrivano».

 

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