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Attualità

Coronavirus: quelli del “nord astigiano” che rischiano le ferie forzate

Vivono nella zona “arancione” ma lavorano nel Torinese e alcune aziende hanno chiesto che rimanessero a casa oggi per decidere meglio il da farsi

Molti lavorano nel Torinese

Se ancora ci fosse stato bisogno di rimarcare la distanza fra la fascia nord ovest della provincia e il capoluogo, il coronavirus ha colmato questa lacuna.
Fin da sabato sera, infatti, alle prime avvisaglie di trasformazione della provincia di Asti in zona arancione si è scatenato il panico in tutta quella zona periferica ai confini con il Chierese e il Torinese. Perché, per sua natura geografica ma anche antropologica, sociale ed economica, è una zona che gravita prevalentemente sulla vicinissima provincia di Torino. Che, improvvisamente, ha preso le distanze, mettendo in seria difficoltà molti residenti sui confini.

Oggi in tanti in ferie forzate

Se è vero che non sono stati attuati i temutissimi blocchi stradali visti, ad esempio, nella zona rossa intorno a Codogno, è altrettanto vero che sono stati tanti i lavoratori che domenica hanno ricevuto la telefonata dei loro datori o dei capi del personale che li hanno informati di non presentarsi al lavoro nella giornata di oggi, lunedì, in attesa di nuove indicazioni per i giorni successivi.
Indicazioni che dipendono dalla politica di ogni singola azienda riguardo all’opportunità e al rischio di consentire ad un dipendente che arriva dalla zona arancione di prendere servizio. Con la prospettazione di ferie anticipate e non previste da qui al termine di validità dell’ordinanza.

Paura di non poter riprendere i figli dai nonni

È stato però superato il momento di grande sconcerto di sabato sera quando molte famiglie che vivono e lavorano a Chieri e Torino hanno temuto di doversi venire a riprendere nel cuore della notte i figli in vacanze forzate affidati ai nonni che vivono nell’Astigiano.

Meglio la zona arancione che la grande città

Numerose anche le famiglie che, compatibilmente con la possibilità di attuare il telelavoro, hanno fatto armi e bagagli e hanno abbandonato Torino per rifugiarsi nelle seconde case dell’Astigiano.
Un ambiente immerso nella natura e a scarsa densità abitativa, seppure in zona arancione, viene evidentemente ritenuto un posto più protetto rispetto alla grande città.
Peccato per l’ancora insufficiente copertura di rete internet.
Domenica deserta anche al santuario del Colle Don Bosco per la sospensione delle messe e per la paura dei torinesi (rappresentano la maggioranza di pellegrini) ad entrare nella zona arancione.

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