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Covid e povertà: gli effetti non si vedono ancora

La pandemia non ferma l'opera sociale della Società San Vincenzo de Paoli di Moncalvo

I contraccolpi dell’emergenza devono ancora arrivare

Sono i giorni più difficili di questa pandemia ma loro non si scoraggiano. Vogliono aiutare il prossimo con tutta l’umanità che li contraddistingue. I volontari della ‘Società di San Vincenzo de Paoli’ sono un costante presidio contro la povertà. Svolgono il loro servizio caritativo soprattutto nei territori parrocchiali, individuando i bisogni e le risorse per realizzare in modo corretto gli interventi. «Fortunatamente, qui da noi, non abbiamo registrato un grande incremento dei casi di povertà, legati alla difficile situazione economica del momento come invece succede nelle grandi città. Tuttavia, ho l’impressione che i contraccolpi dell’emergenza debbano ancora arrivare e si dispiegheranno, con tutta la loro forza, nei mesi e anni a venire», a parlare è Alice Ferraris, giovane e generosa mamma, che da qualche anno è la responsabile della delegazione moncalvese della ‘San Vincenzo’. Da poco si è svolta la quarta edizione della ‘Giornata Mondiale dei Poveri’ e dal 21 all’8 dicembre si terrà la ‘Colletta Alimentare’, abbiamo voluto parlare con lei delle motivazioni, degli obiettivi e dei metodi che rendono quest’associazione una grande risorsa per la comunità dove opera: «Lavoriamo nel solco tracciato dall’indimenticato maestro Abele Truffa – ci racconta Ferraris – un uomo che, negli anni del dopoguerra, divideva il suo stipendio tra i poveri. Faceva la spesa e poi teneva per sé solo il minimo indispensabile, il resto lo dava alle famiglie bisognose. Dal suo grande esempio abbiamo imparato come una comunità debba essere attenta ai bisogni degli ultimi, educando alla solidarietà e all’amore fraterno».

Un aiuto per 40 famiglie

La ‘Società di San Vincenzo’ che opera nel territorio del moncalvese (Unità Pastorale ‘Madonna di Crea’ della Diocesi di Casale Monferrato) si occupa dei bisogni di circa 40 famiglie per un totale di oltre 150 persone. Ogni mese distribuisce borse spesa e, inoltre, in alcuni casi, si prende in carico il pagamento dell’affitto e delle bollette di luce, acqua e gas. «Ciò che mi preme sottolineare – spiega Ferraris – è che la nostra lotta contro la povertà materiale non è mai fine a se stessa. Il nostro servizio è prima di tutto fatto di aiuto e, quindi, di consiglio. Cerchiamo di analizzare le cause che determinano lo stato di necessità e con le famiglie proviamo a capire quali siano i passi migliori da fare per superare queste difficoltà. L’incontro personale e la comprensione sostengono il nostro agire in modo responsabile e maturo. In questo senso la nostra carità è più un essere che un fare».

La povertà è paura e discriminazione

La povertà non è solo mancanza di mezzi ma anche difficoltà relazionale: è paura, è sconforto, è discriminazione. «Per questo cerchiamo di lavorare sempre in rete con gli assistenti sociali perché ci indirizzano verso coloro che hanno bisogno di interventi immediati di aiuto. Purtroppo la burocrazia rallenta l’operato degli enti pubblici e così noi proviamo a compensare queste mancanze», ci svela Ferraris. Questa benemerita associazione moncalvese vive delle sue sole forze ed è costantemente appoggiata nel suo operato dal parroco don Giorgio Bertola. Sono però i volontari che si autotassano per avere le risorse disponibili per aiutare il prossimo: «Abbiamo una scatola dove, in maniera anonima e una volta la mese, ognuno di noi mette ciò che può. Inoltre, abbiamo istituito la ‘giornata della carità’ per raccogliere fondi. Chi vuole ,infine, può trovare nella Chiesa di Sant’Antonio di Moncalvo una cassetta delle offerte per la San Vincenzo. L’aiuto di tutti è fondamentale». L’impegno comunitario non si ferma qui. L’associazione organizza costantemente visite agli anziani delle case di riposo della zona e, poiché lo spirito di servizio ai poveri deve essere un momento di vera partecipazione, da qualche anno è stata istituita la ‘festa dell’amicizia’, una cena o un pranzo che diventa occasione di incontro tra i volontari e le famiglie che vengono aiutate. Purtroppo tutto ciò, per ora, è stato sospeso a causa delle restrizioni anticontagio. Attualmente sono circa 15 i volontari che operano nell’associazione ma c’è bisogno dell’aiuto di tutti anche dei più giovani, ad esempio i ragazzi del catechismo vengono coinvolti per preparare le borse spesa: «Chiunque volesse può chiedere informazioni in parrocchia o a me – conclude Ferraris – la dote indispensabile per svolgere bene questo servizio è la capacità di sapersi donare al prossimo, ascoltando senza giudicare. In questo modo si sarà partecipi della costruzione di un mondo migliore, volto al bene comune».

Diego Musumeci