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Dall’Astigiano il ricordo dei tredici giovani partigiani uccisi a Melle

Otto di loro erano astigiani e arrivavano dai paesi di Vinchio, Monale e Montegrosso Cinaglio. Furono fucilati il 1° aprile 1944

Ragazzi di vent’anni

Tredici ragazzi, appena ventenni, giunti da pochi giorni in montagna per unirsi alle bande partigiane. Otto di loro erano astigiani: Michele Campia ed Ercole Epicedio di Montegrosso Cinaglio, Luigi Cisero, Franco Gucci e Pierino Torchio di Monale, Alberto Alpan, Giacomo Bocchino e Antonio Torchio di Vinchio. Non conoscevano ancora bene il territorio in cui si trovavano e forse per questo vennero catturati in un rastrellamento nazista: furono fucilati il 1° aprile 1944. Insieme a loro trovarono la morte Federico Pasero, Aldo Beltramo, Francesco Bellino, Giovanni Bigontina, Anselmo Audagna.

Giovani di Vinchio, Monale e Montegrosso Cinaglio

Nella mattinata di domenica scorsa una delegazione astigiana ha preso parte all’annuale commemorazione a Melle, in Val Varaita, organizzata dall’Anpi di Asti presieduta da Paolo Monticone, in collaborazione con i Comuni di Vinchio e Monale, Israt, l’Istituto storico per la Resistenza, e il patrocinio della Provincia. Il sacrificio di quei giovani è stato ricordato durante la messa nella chiesa parrocchiale di Melle e poi nella sala consiliare del municipio dal sindaco di Melle Giovanni Fina, affiancato dai sindaci di Monale Sergio Magnetti e di Vinchio Andrea Laiolo, dal presidente dell’Anpi astigiana Monticone e dalla professoressa Maria Grazia Bologna, dell’Anpi, che ha tenuto l’orazione ufficiale.

I ragazzi non avevano risposto ai bandi della chiamata alle armi emanati dalla Repubblica di Salò e, invece di continuare a nascondersi in campagna, erano fuggiti in montagna, per unirsi ai gruppi di partigiani che lì già operavano dall’autunno ’43. «Erano giovani contadini, che si sono trovati a dover fare delle scelte. Scelsero di andare in montagna: non volevano essere degli eroi, lottavano per la loro vita, per la libertà, per la loro dignità personale – ha detto la professoressa Bologna – Di loro rimangono il ricordo, poche testimonianze scritte e la memoria collettiva. Un ricordo mantenuto vivo dalle piccole comunità ed enti come Anpi, Israt e i Comuni».

Il cippo in località Meira Bianca

Erano arrivati sulle montagne di Melle nel mese di marzo e, pochi giorni dopo, a fine mese, finirono catturati durante un rastrellamento. Il 1° aprile, dopo un processo sommario nella piazza di Melle, i tredici ragazzi vennero fucilati, sul limitare di un bosco accanto ai prati di località Meira Bianca, a poca distanza dal centro abitato di Melle. In quel luogo sorge un cippo in memoria dei partigiani uccisi, tutti tra i 19 e i 22 anni. Nella commemorazione di domenica scorsa, l’omaggio al Monumento ai caduti di Melle che si trova nella piazza della chiesa (accanto alla parrocchiale si trova l’importante sacrario dei caduti) e al cippo di località Meira Bianca, che riporta i nomi dei tredici giovani uccisi.

Il presidente dell’Anpi astigiana Monticone, facendo l’appello, ha chiamato quei ragazzi uno ad uno, rinnovandone così il ricordo.

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