Carlo Calenda ad Asti con Marco Demaria4
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Intervista al candidato a sindaco di Azione, Più Europa e Volt

Demaria: «Teatro Alfieri, Istituto Verdi e Biblioteca: il rilancio della Cultura di Asti parta da queste realtà»

Tanti i temi toccati che riguardano non solo il rilancio culturale della città e la sua promozione, ma anche la sicurezza e l’inclusione di tutti i cittadini

Negli ultimi anni abbiamo visto l’interesse che diverse associazioni e privati hanno dimostrato per riqualificare il Bosco dei Partigiani. Ma in generale i cittadini chiedono più cura e manutenzione in tutte le aree verdi, non solo lo sfalcio dell’erba tre o quattro volte in un anno. Quali sono le sue proposte per la cura del verde urbano?

Avendo una bimba piccola, sono un assiduo frequentatore dei parchi. Lavorerò a due principali aspetti, l’assunzione di nuovo personale e un maggiore controllo sulla pulizia del verde pubblico, con la sanzione dei comportamenti scorretti. Intendo inoltre introdurre un nuovo strumento: i Patti di Collaborazione, accordi tra l’Amministrazione e i singoli cittadini per la cura del Bene Comune. Una città più bella è risultato di responsabilizzazione della cittadinanza, parità e collaborazione tra le parti.

L’amministrazione uscente ha deciso di candidare Asti a Capitale italiana della Cultura 2025. A suo giudizio Asti è pronta a questa sfida o è meglio rimandare a tempi più favorevoli?

Un dossier in gran parte secretato. Un grande economista a presiedere un tavolo vuoto. Un grande annuncio in campagna elettorale. Questi sono gli ingredienti di una proposta accattivante quanto improbabile, almeno nei tempi indicati. Le domande, da addetto ai lavori, sono molte, a partire dai contenuti artistici e culturali di un progetto simile. Credo che un serio rilancio della Cultura ad Asti parta da una corretta gestione della proposta culturale, con attenzione particolare al Teatro Alfieri, all’Istituto Verdi e alla Biblioteca; passi poi da un vero rilancio culturale del territorio. E approdi solo infine ad una candidatura come Capitale Italiana della Cultura, a riconoscimento di un percorso. Se non si mette il carro davanti ai buoi, io sono molto favorevole a proposte ambiziose, ma bisogna conoscere quello di cui si parla.

Negli ultimi due anni si sono fermate alcune tra le più importanti manifestazioni cittadine. C’è chi aveva proposto di impiegare questo tempo per rivederle in toto, cercando di rilanciarle con nuovi format e magari pensando a una nuova comunicazione internazionale. Secondo lei è stata persa un’occasione per svecchiare i brand di Asti?

Le nostre manifestazioni vivono di ritualità quasi liturgica ed è giusto che sia così. Ma restando fermi si rischia l’irrilevanza. Sono convinto che avremmo potuto sfruttare questa pausa forzata e dolorosa per innovare, per ripartire con idee nuove per le manifestazioni. Ma come si può innovare senza un coinvolgimento delle migliori forze cittadine, senza un sano ricambio generazionale, che manca ad Asti da almeno 40 anni?

Che opinione si è fatto sul caso “Asp”? Teme per il futuro dell’azienda o è favorevole alle novità introdotte dal pacchetto di pratiche votato a colpi di maggioranza?

I provvedimenti che passano a colpi di maggioranza lasciano sempre un retrogusto amaro. Capita a ogni livello istituzionale ma, a mio avviso, sarebbe da evitare. In un momento in cui le normative a livello nazionale sono in via di aggiornamento, non ho visto con favore questa fuga in avanti. Avrei atteso il varo definitivo dei testi in materia, avendo a cuore di preservare i livelli occupazionali e gli investimenti. Diciamo che la buona politica non si fa a colpi di maggioranza.

Se dovesse diventare sindaco darebbe il patrocinio all’Asti Pride del prossimo 16 luglio? La comunità LGBTQI di Asti chiede al Comune un confronto costruttivo e politiche di inclusione oggi mancanti. È d’accordo?

Se il Patrocinio del Comune all’Asti Pride fosse parte di un percorso costruttivo di dialogo tra cittadini su un tema così profondo e delicato come quello dei diritti civili, allora non avrei alcun problema a offrirlo e, anzi, a sostenere il più possibile la manifestazione. Da credente, credo che la libertà individuale sia parte imprescindibile del percorso di evoluzione della nostra società.

Ultimamente sono ripresi i roghi nei pressi del campo rom di via Guerra, uno dei temi caldi di questa campagna elettorale. Lei ha una ricetta per risolvere il problema su cui assistiamo a un rimpallo di colpe da quasi 30 anni?

Non ho una ricetta né una bacchetta magica, ma per risolvere il problema bisogna agire su due fronti: il primo riguarda la fermezza nel richiedere il rispetto delle regole, e fondamentale sarà la cooperazione fra le Forze di Polizia e l’Amministrazione. Il secondo riguarda l’integrazione culturale, che passa attraverso la scuola e gli altri enti educativi, in coordinamento con l’assessorato ai Servizi Sociali.

 

È stato chiesto di partecipare all’intervista anche al candidato Maurizio Tomasini (Ancora Italia) che ha scelto di non aderire.

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