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Don Bosco, una storia divisa in due periodi distinti: quattro i Drappi vinti

Dagli inizi in abbinata con Viatosto all’attuale denominazione e all’acquisizione dei colori gialloblu

Avvio col botto e vittoria di Pietro Altieri

La storia del Borgo Don Bosco nel nostro Palio va divisa in due periodi distinti. Il primo, dal 1967 al 1980, in abbinata con Viatosto; il secondo, dopo la scissione che ha portato il Borgo gialloblu ad assumere l’odierna denominazione. Quattro le vittorie conquistate, tre delle quali conseguite prima del “distacco” dagli attuali biancazzurri. Debutto col botto nel 1967, Rettore Giacinto Occhionero, con fantino Pietro Altieri sul purosangue Gavin. Una finale dominata fin dalla caduta del canapo ed un trionfo che suscitò grandissimo entusiasmo nella zona nord della città.

Nino Manca: gentlemen vittorioso

Nei tre anni successivi Don Bosco-Viatosto non riuscì ad approdare alla finale, traguardo che invece centrò nel 1971, coronando la propria partecipazione con la conquista del secondo Drappo. Rettore ancora Giacinto Occhionero, che ingaggiò quale monta Nino Manca affidandogli il purosangue Via Veneto. Dopo una batteria superata senza patemi d’animo, l’accoppiata gialloblu si trovò a fare i conti in finale con un rivale quanto mai ostico, San Martino San Rocco, favorito della vigilia con il fantino Sergio Ruiu ed il cavallo Tom Jones. E fu proprio l’accoppiata biancoverde a scattare in testa, conducendo per un giro e mezzo. Affaticato dallo sforzo precedentemente compiuto in batteria Tom Jones rallentò il passo e Manca prontissimo si portò al comando. Respingendo l’attacco in extremis portatogli dalla Cattedrale, il duo Manca-Via Veneto regalò ai gialloblu il secondo trionfo in cinque edizioni della corsa.

Anni difficili

Il Rettore Occhionero dopo la non brillante partecipazione al Palio 1972 passò la mano e gli subentrò Pietro Sodano. Quest’ultimo guidò il Comitato gialloblu fino al 1977. In cinque partecipazioni solamente una finale disputata però, quella del 1976, con vittoria sfiorata dal fantino Mauro Finotto sul purosangue ribattezzato Giacomino. Due giri al comando e poi la caduta alla penultima curva, con lo scosso a chiudere in quarta posizione.
Il testimone passò nel 1978 da Pietro Sodano all’istrionico ed indimenticabile Lino Famiglietti. Debutto con eliminazione in batteria e identico negativo risultato nel 1979.

La grande impresa di Mariano Zedda

Due anni di preparazione prima della grande impresa del 1980, messa a segno dal compianto Mariano Zedda sul purosangue Skat. A dare una mano ai gialloblu nell’ultimo atto della manifestazione fu l’accanita rivalità tra Spiga (Tanaro) e Ruiu (San Rocco). L’accoppiata biancazzurra prese il comando, tallonata da quella biancoverde. Don Bosco risalì e a metà del secondo giro si portò a condurre. Spiga, sull’affaticato Stellage, aspettò Ruiu (Mec) per regolare alcuni conti in sospeso. Tra i due litiganti a godere fu Zedda che volò verso il trionfo, il terzo per Don Bosco-Viatosto dall’anno della ripresa.

1981: l’anno del divorzio

Nel 1981 Don Bosco e Viatosto divorziarono: accanita disputa sull’attribuzione dei colori, con Don Bosco a conservare il giallo ed il blu mentre Viatosto optò per il bianco e l’azzurro. Famiglietti venne confermato al timone del Comitato “collinare”, mentre le redini dei gialloblu passarono nelle mani di Italo Bologna. Quest’ultimo esordì con una finale, chiudendola però all’ultimo posto con l’abbinata Pennacino-Matahuey. L’anno a venire toccò ad Innocenzo Schiavone indossare il giubbetto gialloblu: altra finale portata a termine al sesto posto. Italo Bologna restò al timone per altri due Palii, 1983 e 1984, non riuscendo però in entrambi i casi a superare la batteria. Non andò meglio ad Alberto Dedier nel 1985, mentre Carlo Perotti, Rettore l’anno successivo, approdò in finale con Osvaldo Cordon ed il suo “Pagliaccio”, conquistando la simbolica “acciuga”. Perotti ci riprovò nel 1987, ma fallì l’obiettivo della finale.

Torna Rettore Italo Bologna

Cambio della guardia in occasione del primo Palio disputato in Piazza Alfieri. Tornò Rettore in casa gialloblu Italo Bologna. Rientro poco fortunato il suo, ma riscatto nel 1989 con l’accoppiata Mario Cottone-Ever First. Tutto bene in batteria, ma in finale “Truciolo” cadde ed il suo scosso chiuse al quinto posto. Elio Cerato, subentrato a Bologna, ingaggiò Aceto per la corsa del 1990 ma i risultati non furono pienamente soddisfacenti. Finale raggiunta ma chiusa in sesta posizione: le aspettative erano decisamente più alte. Dopo l’eliminazione del ‘91 Cerato ritrovò la finale nel 1992, riproponendo Aceto su Conte Verde: tutto bene in batteria, con caduta però ai Portici Rossi in finale. Lo scosso portò a termine la corsa all’ultimo posto.

Il poker è firmato da “Bucefalo”

A Cerato subentrò Maddalena Spessa, che decise di affidare le sorti del proprio Borgo a Maurizio Farnetani, detto Bucefalo. Buon inizio, con quinto posto in finale nel 1993, seguito però da due annate in chiaroscuro nelle quali l’accoppiata gialloblu non riuscì a superare la batteria. Cavalli Tuscolo Titi e Gladio. L’anno magico per Maddalena fu il 1996: il fantino di Farneta montò Blue Baker, uno dei soggetti più apprezzati e considerati della piazza. Ben gestita la batteria dal “Buce”, che in finale ebbe quale principale avversario Tanaro. La partenza del fantino del Borgo Don Bosco fu semplicemente formidabile, Boris Pinna, monta dei biancazzurri, sferrò il suo attacco nel secondo giro ma venne “alzato” da Farnetani che respinse anche il tentativo di Montechiaro (Chiti) di infilarlo in extremis. Il Borgo Don Bosco portò a casa il quarto Drappo della sua storia, il primo vinto però dopo la scissione da Viatosto. La gioia e l’emozione di Maddalena Spessa e di tutti i borghigiani gialloblu furono incontenibili.

Piazza d’onore con Donatini

Nel 1997 finale sfumata, poi il cambio di manico nel 1998 con l’avvento di Franco Brignolo, che governò il Comitato fino al 2004 partecipando ad otto Palii da Rettore. Subito un sesto posto con Massimo Columbu su Mazada, quindi per ritrovare Don Bosco finalista si dovette attendere l’edizione ordinaria della corsa del 2000. A conquistare il quinto posto fu ancora Massimo Columbu. Gli sforzi del Comitato gialloblu non trovarono premio nelle edizioni della corsa dal 2001 al 2004. La successiva annata fece segnare il ritorno nella massima carica di Maddalena Spessa, che riportò i suoi in finale nel 2006: settimo posto con Massimo Donatini su Locandiere. Il fantino nativo di Faenza si ripetè in batteria nel 2007, ma cadde in finale nel primo giro ed il suo purosangue non portò a termine la corsa. Vittoria sfiorata dal Comitato gialloblu l’annata seguente, con il solito Massimo Donatini battuto solamente dall’accoppiata di San Lazzaro (Zedde su Domizia).

Le tre finali di Atzeni

Il mandato di Maddalena Spessa durò fino al 2014, sei anni in cui maturò la partecipazione ad altre due finali: nel 2010 settimo posto con il fantino Alessio Migheli e nel 2013 ottavo con la monta di Gianluca Fais. Nel 2015 a Maddalena Spessa subentrò Marco Scassa, che non debuttò in maniera entusiasmante (eliminazione in batteria), ma raggiunse la finale nel Palio seguente, quello del 2016, con Gianluca Fais. Le ultime tre edizioni disputate hanno visto Giovanni Atzeni, detto Tittia, vestire il giubbetto gialloblu. Bilancio più che positivo, con tre finali disputate. Nel 2017 e 2018 Atzeni con la sua Umatilla si piazzò due volte quarto, mentre nel 2019, nell’ultimo Palio andato in scena, conquistò il terzo posto con il grigio Vanadio da Clodia. Ambizioni sempre elevate quelle del Borgo Don Bosco, che nel 2021, salvo stravolgimenti al momento non ipotizzabili, andrà a caccia del successo con il binomio Tittia-Ribelle da Clodia. Una garanzia!

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