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Dopo 54 anni chiude la storica “Gastronomia Demichelis” in viale dei Partigiani

Il negozio di Piera e Luigi e stato il punto di riferimento per migliaia di astigiani. Qui si trovava il fritto misto alla piemontese, la finanziera, il gran bollito misto.

La signora Piera e il signor Luigi sono insieme da 54 anni. Da quando, in quei locali di viale dei Partigiani al numero 79, nacque la “Gastronomia Demichelis”. Era il 1967, l’industria astigiana una locomotiva che pareva non dovesse fermarsi mai, la città cresceva. Gli anni del boom economico. Luigi e Piera, invece di chiudersi in fabbrica, dopo essersi sposati nel ’73 decisero che la loro “officina” sarebbe stata la cucina addossata al negozio. Avevano ben chiara anche quale sarebbe stata la loro produzione: i piatti tipici dell’astigiano che le giovani massaie, oramai convertite all’ufficio, non avevano più tempo di mettere su come avevano fatto le madri sino a pochi anni prima.

Mentre il capoluogo cambiava quei fornelli hanno sempre sfornato un tripudio di fritto misto alla piemontese, bolliti del “bue grasso” con almeno sette pezzi diversi, la nobile finanziera, il vitello tonnato, agnolotti quadrati e del plin, cannelloni, coniglio al civet, stracotti, condimenti con le primizie di stagione, funghi e tartufi. Leccornie che, da domenica, non ci saranno più. Lo storico ritrovo di gourmet, in fila aspettando l’ordinazione, chiude. Limiti da carta d’identità, si direbbe. “Siamo vecchi  – sentenzia la signora Piera dietro il bancone -. Vede, questo banco non è mai stato così vuoto: ne ho persin vergogna” dice. Lascia vagare lo sguardo sugli scaffali dove occhieggia ancora qualche articolo, bottiglie di vino pregiato e poco più. “Mio marito ha 74 anni. Tutte le mattine ci alziamo alle 6, passiamo la giornata in cucina e al bancone, chiudiamo alle 20. Non ce la facciamo più! Gli acciacchi sono aumentati e ci costringono a fare una scelta” è la sua amara constatazione. A cedere l’attività neanche a pensarci, così come a passare la mano. “Nostro figlio fa tutt’altro lavoro e noi non ce la sentiamo di andare avanti. Volevamo arrivare sino a Natale, ma dobbiamo smettere prima”.

E dire che da quella porta, in 54 anni di onorato servizio, è passata mezza Asti. “E’ un’attività fiorente, eccome – ammette senza remore Piera Demichelis -. Abbiamo provato a ridurre i giorni di apertura, dal venerdì alla domenica, ma niente: troppo faticoso. Questo è un lavoro al quale devi dedicarti, che ti impegna molto”. Ci vuole anche estro, inventiva e capacità. “Certamente. E, poi, massima serietà. Noi impieghiamo tutte materie prime di qualità, sempre il meglio. Questa scelta premia”. Parole che, oggi, tornano di moda.

Per l’ultimo weekend hanno già il menù: fritto misto alla piemontese, cannelloni, il gran bollito misto. “Oggi abbiamo messo in pentola gli ultimi pezzi di carne del nostro bollito, che ha sempre incontrato l’apprezzamento dei clienti. Mi piange il cuore!” è la condivisione affranta della cuoca-proprietaria. E la gente, come l’ha presa questa serranda inesorabilmente abbassata da lunedì? “E’ disperata” si schermisce. Poi abbozza un sorriso: “Mio marito dice che da lunedì un fiume di lacrime scorrerà in viale Partigiani: speriamo di no. Certamente, alla gente spiace. Ma così è la vita. E noi dobbiamo riguardarci la nostra”. Con buona pace della “Gastronomia Demichelis”.

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