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Dopo oltre 23.000 km in bici, Filippo è arrivato nella città di Cape Town

Il giovane astigiano ha percorso il suo lungo viaggio in Africa e racconta quando nel Cameun ha rischiato la vita per la malaria

In bici da Castelnuovo Don Bosco al Sudafrica

Il più è fatto: Filippo Graglia, 31 anni, ingegnere di Castelnuovo Don Bosco, ha raggiunto il primo obiettivo della sua straordinaria pedalata attraverso l’Africa occidentale. Qualche giorno fa è arrivato a Cape Town in Sudafrica. Filippo era partito, in sella alla sua bici, il 2 gennaio 2018 dalle colline astigiane. Attratto dal fascino del grande continente, ha pedalato tra l’Italia, la Francia, la Spagna per poi attraversare lo Stretto di Gibilterra e sbarcare in Marocco, primo Paese africano visitato.

Da lì ha visitato la costa del Sahara Occidentale, la Mauritania, il Senegal, il Gambia, la Guinea-Bissau, la Guinea, la Sierra Leone, la Liberia, la Costa d’Avorio, il Burkina Faso, il Togo, il Benin, la Nigeria, il Camerun, il Congo, l’Angola, la Namibia per poi raggiungere il Sudafrica dove si fermerà alcune settimane «per fare il turista». Poi, a metà agosto, prenderà l’aereo per Roma dove trascorrerà alcuni giorni da amici.

In Camerun ha rischiato la vita prendendo la malaria

Pur avendo già pedalato per oltre 23.000 chilometri, Filippo tornerà a casa a metà settembre dopo aver attraversato gli Appennini in bici per poi puntare dritto verso il Piemonte dove ad attenderlo ci sarà tutto il paese di Castelnuovo Don Bosco. Anche se non è ancora finito, il viaggio di Filippo Graglia ha comportato fatica e sudore, ma ci sono stati momenti anche drammatici. Come quando, nella foresta del Camerun, è stato colpito da una brutta malaria rischiando la vita. «Ero nella foresta e ho iniziato ad avere la febbre – racconta quando lo sentiamo al telefono da Cape Town – I primi due giorni non mi sono preoccupato molto, ma il terzo giorno è arrivata la batosta: ho chiesto un passaggio a un camionista e dopo 4 ore di viaggio sono arrivato in un ambulatorio. C’erano infermieri, non dottori, ma per fortuna ho trovato suor Elisa, un’italiana, che mi ha curato con cicli di chinino e custodito per una decina di giorni. Ho perso 10 kg, dormivo 12 ore al giorno, non avevo neanche le forze per alzarmi dal letto. Poi, per fortuna, è passato. E’ lì che mi hanno detto che se avessi aspettato ancora un giorno prima di chiedere aiuto avrei rischiato la morte».

Un momento che Filippo si è oggi lasciato alle spalle pronto a guardare a nuove sfide, ma solo dopo il dovuto riposo che lo attenderà una volta tornato a casa.

Clicca qui per vedere la mappa del percorso compiuto da Filippo Graglia

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