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E’ di Canelli l’inventore del motorino, si tratta di Tommaso Culasso

C’è chi pensa che la motoretta, intesa come mezzo di locomozione di massa, sia nata con la Lambretta o la Vespa, potrebbe aver preso un abbaglio

E’ di Canelli l’inventore del motorino

C’è chi pensa che la motoretta, intesa come mezzo di locomozione di massa, sia nata con la Lambretta o la Vespa, potrebbe aver preso un abbaglio.
Il motorino, e la filologia in questo caso è importante, parrebbe avere matrice canellese.
Così dice Luciano Gibelli, canellese trasferitosi a Torino dove si impose per la sua attività artistica, letteraria e cinematografica, nel suo libro “L’invenzione del motorino”, con traduzione in lingua piemontese “L’invension del motorin” (lui che vinse un’edizione del premio Sità ‘d Canej).
Secondo Gibelli a mettere insieme il primo mezzo di trasporto a due ruote che tutti potevano guidare, era stato Tommaso Culasso, più conosciuto come Masino Culasso.
A riportare la singolare notizia Pier Sergio Bobbio, già bibliotecario e funzionario comunale, appassionato storico e ricercatore di tradizioni locali.

Genialità in campo meccanico

«Se a Canelli tutti conoscono il fondamentale ruolo svolto da Tommaso Culasso nella nascita dell’importante polo enomeccanico con la sua prima officina e, nel dopoguerra, della Omec, pochissimi conoscono un suo singolare primato che testimonia la genialità di Masino in campo meccanico».  Primato non di poco conto, come spiega ancora Bobbio.  «Di ciò ne sono venuto a conoscenza grazie a Luciano Gibelli che verso la fine degli Anni ’70 venne a Canelli per alcune conferenze.  Gibelli mi parlò dell’invenzione del motorino e mi mando’ una copia dattiloscritta del suo racconto su questa invenzione. Lo stesso racconto venne poi pubblicato nel suo volume “Prima che scenda il buio” edito in italiano e piemontese da Edizioni Valle». Il racconto dello scrittore è quanto mai dettagliato ed esposto in fatti che costituiscono una trama a tratti spassosa e divertente.

Ecco il testo

“Masino Culasso quasi impaurì i canellesi quando a cavalcioni del suo Motorino fece la prima uscita per la città: via Alba, piazza Zoppa, viale Umberto fermandosi nello slargo della Stazione.  Il suo Motorino misurava circa un metro e venti, le ruote erano piccole, di gomma piena, prese da un carrello da cantina; il motore molto fragoroso, il fanale a dinamo, campanello a pera, invece della tromba e consumava una miscela d’olio lubrificante e benzina.

Il primo viaggio il 27 maggio 1936

Il primo viaggio di Masino Culasso per le strade della città avvenne – storicamente parlando – il 27 maggio 1936, vale a dire una decina di anni prima della nascita della Vespa, della Lambretta, del Cucciolo, del Mosquito e di tutti gli altri motorini che non merita nemmeno elencare. Masino Culasso si era costruito quella meraviglia da solo, con le proprie mani.
Si era fuso il basamento e il pistone, si era fatto la biella e gli ingranaggi. Aveva usato magistralmente alesatori, brocce, il compasso Palmer, tornio, maschi e filiere: arnesi che nei paesi viciniori al mio non ne immaginavano nemmeno l’esistenza e solo una decina d’anni dopo, lentamente, cominciarono a sentirne dire. Supponiamo che Masino Culasso avesse costruito una gondola: ebbene, l’avrebbe fatta meglio dei veneziani che pure sono bravi, magari mettendole l’elica, la bussola d’orientamento, la dinamo e il freno, come al suo Motorino.
Se il 27 maggio del 1936 Masino Culasso avesse attraversato uno dei paesi viciniori con il suo Motorino, qualcuno avrebbe potuto morirne di spavento e i carabinieri l’avrebbero ammanettato, sequestrata l’invenzione e rinchiuso in cella di sicurezza. Come accade alla gente d’iniziativa nel nostro Bel Paese di geni, santi ed eroi. Ma se egli invece di percorrere contrade italiane avesse circolato per le vie, non saprei».

Tutti volevano vedere

Prosegue il racconto Luciano Gibelli. «Attorniato da tante persone che volevano vedere, che gli chiedevano delucidazioni, Masino rimaneva impassibile e sereno come solo può esserlo un genio: per ognuno aveva una risposta pronta, una spiegazione. Verso le sette di sera, fatto impensabile per i paesi viciniori, ogni Canellese sapeva cosa fosse un motorino e che cosa occorresse fare per inventarlo. Anzi; qualcuno fantasticava d’inventarsene uno simile e io, se avessi osato, avrei chiesto a Masino d’inventarne uno tutto per me.

Il motorino si chiamava Luciano

Ciò che m’inorgogliva era il nome che Masino vi aveva scritto con la vernice ad un lato del serbatoio: LUCIANO.  Il mio nome, pensate! Il mio nome su di un Motorino appena inventato! Io… io… ecco: io avrei persino acconsentito di ritornare alla Colonia di Andora Marina purchè il mio nome comparisse anche sull’altro lato del serbatoio, quello verso la bancarella di Cimpon.
Masino Culasso di Canelli, anni trentuno, pronto d’intelletto, occhi accesi di genialità, maniere di chi sa bene dove vuole arrivare, la tuta blu, si occupava del settore macchine in uno stabilimento vinicolo canellese; il suo regno era un’officina assai attrezzata già per quei tempi.
Nei ritagli di tempo libero s’era costruito tutto da sè dimostrando un’acutezza e una fantasia che anticipavano i tempi.
Oggi non saprei affatto dire quali fossero gli studi compiuti da Masino Culasso di Canelli, e non è affatto cosa importante, ma per il motorino che aveva costruito, per quell’invenzione, almeno tre lauree le avrebbe meritate».

Era originario di Camo ma si trasferì giovanissimo a Canelli

Come spiega Pier Sergio Bobbio, «Tommaso “Masino” Culasso in verità non era canellese, bensì originario di Camo dove nasce nel 1900 e giovanissimo si trasferisce a Canelli per poi partire per Torino dove lavora come apprendista in campo meccanico. Ritornato a Canelli inizia ad aggiustare biciclette, poi lavora come autista dalla Contratto.
Durante la seconda guerra mondiale lascia la Contratto e inizia a produrre pompe a pistone, poi, in un piccolo laboratorio in via Roma, si dedica alla costruzione delle riempitrici ad uso enologico.  Nel 1948 l’alluvione gli distrugge l’officina.  Cinque anni dopo fonda, sempre in via Roma, la OMECC (Officine Meccaniche Enologiche Culasso Canelli) e inizia a produrre le prime riempitrici isobariche.  La ditta avrà un notevole sviluppo intorno agli anni ’70, arrivando ad avere piu di 100 dipendenti.  Per molti anni le isobariche della OMECC saranno in diretta concorrenza con le famose Seitz, vanto dell’industria meccanica tedesca.  Nel 1972 si ritira dall’attività. Tommaso Culasso muore a Canelli nel 1980. E’, a tutti gli effetti, il “padre” dell’industria enomeccanica canellese».

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