Organizzato dal Movimento Federalista Europeo di Asti in collaborazione con la Fondazione Giovanni Goria, l’Associazione Europa Duemila e il Centro di Divulgazione Scientifica di Asti, sabato scorso presso Team Service, si è svolto l’incontro “Quale difesa europea: eserciti nazionali o esercito comune europeo?”. Introdotti dal segretario provinciale MFE sezione di Asti, Davide Arri, da Marco Goria della Fondazione G. Goria, da Luigi Florio dell’Associazione Europa Duemila, dall’assessore Renato Berzano e moderati dal giornalista e segretario generale della Fondazione G. Goria, Carlo Cerrato, sono intervenuti Domenico Moro, del Consiglio Direttivo del CSF e della direzione nazionale MFE e Alberto Frascà, del direttivo della sezione MFE Torino.
Una conferenza su un tema di stretta attualità «e di grande rilevanza, che fa tornare a ragionare sul sistema della difesa – ha sottolineato Davide Arri – e a pensare di ricreare i presupposti per un esercito comune europeo», un esercito che possa proteggere i confini europei.
«Un sogno, – l’ha definito Marco Goria – di cui anche le attuali istituzioni hanno capito la necessità». «È ora che si facciano i passi per riprendere il ruolo che ci spetta – ha aggiunto l’assessore Renato Berzano – e smettere di stare dietro al carro degli Stati Uniti».
«Un momento storico particolare – ha rimarcato Luigi Florio – che ha creato una sorta di incentivo verso la realizzazione di un esercito comune europeo». Tutti auspichiamo la pace, ma ciò significherà anche dare nuove regole: «La tendenza è quella di adottare per l’Unione Europea, lo stesso modello di difesa che gli Stati Uniti hanno attivato per gran parte dei loro stati, – informa Moro – uno a livello federale e uno a livello statale; il primo più ridotto, l’altro costituito da circa l’80% dell’intera struttura militare». Un nucleo minimo di forze armate a livello europeo, che collaborerà con forze armate nazionali, tutto ciò per garantire sia una difesa territoriale che continentale.
«Gli eserciti servono per difendere i confini – commenta tra l’altro Alberto Frascà – non per invadere; in un nuovo ordine mondiale, l’Unione Europea dovrà essere in grado di intervenire significativamente nel quadro Stati Uniti, Cina, Russia – continua Frascà – e all’interno della nuova politica estera europea dovrà esserci anche un’autonomia strategica energetica e commerciale».
È necessario immaginare una politica estera autonoma che induca l’Europa a comportarsi come una vera potenza e a collaborare per raggiungere obiettivi comuni e condivisi, primo tra tutti quello della pace: «Non penso che la guerra finirà tra breve – ha concluso Frascà – ma credo che i rapporti negoziali possano riprendere presto e auguro che la costituzione di una difesa europea, anche se ancora in fase embrionale, possa far sedere al tavolo dei nuovi negoziati gli attuali competitor».