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Cambio di vita

«Ecco cosa si può imparare di sé dalla fotografia emotiva»

Fabienne Vigna ha avviato un’attività in cui interpreta in maniera innovativa una sua grande passione

«Dopo 17 anni di lavoro in banca ho deciso di dedicarmi ad una mia grande passione, la fotografia, ma con un approccio innovativo che ho definito fotografia emotiva, marchio che registrerò a breve».
A parlare è Fabienne Vigna, 43 anni, astigiana, che da alcuni mesi ha avviato un’attività in proprio basata su un concetto di fondo: lo scatto non si limita ad un click della macchina fotografica.

Parla Fabienne Vigna

«La mia attività – spiega – si basa su un approccio fotografico innovativo e non sperimentato attualmente ancora da nessuno, a quanto risulta da ricerche di mercato che ho condotto a livello europeo. Mi sono infatti dedicata alla fotografia da usare in psicoterapia per estrapolare le moltissime storie racchiuse in un’immagine che poi possono essere reinterpretate da chi le guarda.
Ecco, allora, che quello che sembra un supporto statico racchiude in realtà un flusso emotivo ed evolutivo che, se saputo leggere nella corretta prospettiva, diventa un momento di riflessione e consapevolezza, addirittura una possibilità di crescita personale».
«La fotografia come momento maieutico e, con un certo percorso e studio, addirittura catartico – prosegue – è quindi il fondamento del mio progetto. A livello personale è stata una folgorazione che mi ha indotta, a 43 anni, a lasciare la certezza di un posto di lavoro in banca, ottenuto grazie alla laurea in Giurisprudenza, per dare spazio al mio lato artistico che ho nutrito negli anni viaggiando, leggendo, realizzando reportage e suonando. Senza dimenticare che la fotografia è sempre stata una mia passione. Culminata, in questo momento di svolta, con l’iscrizione all’Accademia di Arti terapie, in modo da seguire un percorso di studi coerente con il mio progetto».

Il lavoro con le aziende e i centri diurni

Fabienne Vigna lavora anche con le aziende. «Oltre ai clienti che, attraverso gli scatti, vogliono esplorare aspetti di se stessi con cui non hanno confidenza e ne escono sublimati, avviando un lavoro di introspezione e imparando ad apprezzare i lati che non amano, il mio lavoro interessa anche le aziende. In questo caso sono chiamata a scattare foto originali di prodotti che si distinguano da quelle standard di altri competitor».
«Infine – conclude – collaboro con alcuni centri diurni che si occupano di persone disabili con cui organizzo laboratori di fotografia nella natura, con l’obiettivo finale di mostrare le loro qualità e la capacità di integrarsi nella società».

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