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Elezioni provinciali: si va verso la lista unica, ma con molte delusioni

Anche questa volta potrebbe esserci una sola lista in corsa, ma tra clamorose esclusioni e mediazioni tra i partiti, non è semplice accontentare tutti

Ultimi giorni per definire i candidati alla Provincia

Per il rinnovo del Consiglio provinciale anche questa volta si va verso una lista unica, come già successo nelle precedenti elezioni, nell’ottobre del 2018. La Provincia torna al voto dopo le dimissioni degli eletti e la decadenza dell’ex presidente Gabusi al termine del mandato da sindaco di Canelli. Mentre quest’ultimo è oggi in Regione come assessore di Cirio, nell’Astigiano torna ad esserci un’elezione provinciale di secondo livello nella quale gli elettori sono i sindaci e i consiglieri comunali in carica.

Le elezioni si svolgeranno domenica 28 luglio, ma il termine ultimo per la presentazione delle liste – in questo caso, molto probabilmente, dell’unica lista in corsa – è fissato a lunedì alle 12.

Se una lista sarà, non rappresenterebbe tutti i territori ed è per questo che dietro le quinte più di un amministratore sta esprimendo il proprio malcontento per quella che viene considerata «un’ingerenza dei partiti politici sulle scelte rappresentative espresse dal basso».

Rasero e Lanfranco: meno Asti, più territori

E’ ardito ricostruire tutti i passaggi di contatti, confronti (ufficiosi e ufficiali), proposte e mediazioni fatte dagli amministratori, ma due erano le ipotesi per arrivare al voto con una lista unitaria e la prima prevedeva la candidatura del sindaco di Asti Maurizio Rasero alla presidenza così da lasciare più spazio ai territori provinciali nei consiglieri eletti. Ma l’ipotesi di affidare la presidenza a Rasero sarebbe stata contestata da alcuni sindaci in quanto troppo “Asticentrica” in favore della candidatura di Paolo Lanfranco, sindaco di Valfenera, vice presidente durante l’amministrazione Gabusi e presidente facente funzioni prima della dimissione dell’assemblea. Una strada che sembra essere quella definitiva dell’unica lista che si sta cercando di chiudere, ma che prevederebbe, a questo punto, una “formazione” blindata: 4 rappresentanti del nord della Provincia (tra cui Lanfranco alla presidenza), 3 di Asti e 4 del sud.

«Non mi piace impormi e non sono uno che cerca poltrone, – commenta al volo Rasero – ma se Asti fa un passo indietro è chiaro che indicherà 3 soggetti nel Consiglio provinciale sebbene, conti alla mano, potrebbe addirittura metterne 4».

Si cerca di dare maggiore rappresentatività ai territori

«La lista unica nasce proprio per permettere a quasi tutti i territori di avere un loro rappresentante – sottolinea Lanfranco – e ci tengo a ricordare che il rapporto con Rasero è stato trasparente e leale. In ogni caso nel fare sintesi bisogna tenere conto dei pesi politici e della parità di genere. Io, comunque, non promuoverò una seconda lista».

Il “caso” Marengo

E in questo complicato puzzle di pesi e contrappesi, sembra che buona parte del Consiglio provinciale uscente non verrà più confermato e che il primo a restare a casa sarà Francesco Marengo, sindaco di Castagnole Monferrato e fortemente indicato dal nord-est come rappresentante in capo all’Ente provinciale. «Sì, è vero – commenta il diretto interessato – dovevo essere nella lista, ma così non sarà perché la volontà di qualche partito, che “pesa” il 5%, ha preferito il vice sindaco di Moncalvo».

Una sola lista? Ecco chi dovrebbe farne parte

Così in Consiglio dovrebbero entrare i consiglieri di Nizza e Canelli, il sindaco di Mongardino, il vice sindaco di Moncalvo, il sindaco di San Martino Alfieri, il sindaco di Passerano, lo stesso Lanfranco e i tre consiglieri di Asti. Tra questi i nomi più accreditati sono Paolo Bassi, Francesca Ragusa e Francesca Varca.

«Qui nessuno ha imposto niente, ma abbiamo guardato alla territorialità e indicato una serie di nomi nel momento in cui c’era bisogno di fare una sintesi – replica il vice sindaco di Asti Marcello Coppo massimo esponente di Fratelli d’Italia – Poi, tra questi nomi, hanno scelto i territori e i partiti non hanno partecipato a nessuna decisione. Però – continua Coppo – la scelta migliore sarebbe stata che chi ha la tessera del Partito Democratico non dovrebbe neanche presentarsi alle elezioni visto come il PD ha governato in questa città e in questa Regione». Le parole di Coppo sembrano riferite, in particolare, al sindaco di San Martino Alfieri Andrea Gamba, in quota al centrosinistra e al PD. «Dico solo che il PD – risponde Gamba – era disponibile a lavorare a una soluzione che tenesse conto del territorio, dei rappresentanti di genere e delle indicazioni politiche, ma purché in una lista unitaria».

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