L'arcivescovo Nosiglia
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Crisi aziendale

Embraco, la solidarietà dell’arcivescovo Cesare Nosiglia al presidio in piazza Castello

Sul fronte politico si guadagna tempo con il prolungamento di altri 6 mesi della cassa integrazione per cessata attività inserito nell’ultimo decreto “Sostegni”

L’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia continua a seguire la crisi Embraco. Ieri mattina ha incontrato nuovamente i lavoratori in presidio permanente in piazza Castello, offrendo loro la colazione. Non è la prima volta che l’arcivescovo testimonia a favore della causa dei lavoratori Embraco sia materialmente, con la distribuzione di generi di prima necessità, sia spiritualmente, invitandoli in Duomo per le celebrazioni pasquali.

Il presidio dei lavoratori licenziati da Ventures mantiene alta la visibilità e l’attenzione sulla crisi anche con gesti clamorosi: mercoledì le 400 lettere di licenziamento sono state appese in piazza per evidenziare come anche le vite delle persone siano appese ad un filo.

Sul fronte politico si guadagna tempo con il prolungamento di altri 6 mesi della cassa integrazione per cessata attività inserito nell’ultimo decreto “Sostegni”. Una notizia che dà un piccolo margine di respiro ai 400 lavoratori di Riva presso Chieri che altrimenti dal 23 luglio sarebbero rimasti senza alcun reddito per il termine degli ammortizzatori sociali.

Mercoledì scorso il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha riunito i sindacati e in conferenza telefonica ha sentito il ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che si è detto disponibile a rivedere il sostegno al progetto Italcomp.

Le condizioni per la ripresa del tavolo passano però dall’individuazione di un socio privato che subentri nella proprietà per almeno il 30% delle quote per poter sbloccare l’erogazione di 10 milioni di euro di Invitalia a favore di Acc, in modo che non si configuri lo spauracchio degli aiuti di stato invisi alle regole europee.

Quei fondi sono necessari affinché la bellunese Acc abbia la liquidità per continuare la produzione, in crisi non certo per mancanza di ordini, ma di risorse per reperire le materie prime. Il destino di Acc è legato a doppio filo con quello dello stabilimento rivese: con il suo salvataggio si può sperare nella fusione delle due realtà produttive nel progetto di Italcomp.

Alla fine dell’incontro in Regione, Cirio, la sindaca Appendino, l’arcivescovo Nosiglia e i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno sottoscritto una lettera “ultimatum” diretta ai ministri Giorgetti e Orlando perché entro il 30 giugno ci sia una risposta sull’applicabilità del piano Italcomp.

E’ necessario avere tempi certi, oltre i quali bisognerà cominciare a pensare ad un piano B per garantire l’occupazione dei 406 lavoratori coinvolti nel fallimento Embraco.

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