Esodo dal Partito democratico«E' un centrodestra di fatto»
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Esodo dal Partito democratico
«E' un centrodestra di fatto»

Dimissioni da ogni carica e via di corsa dal partito per lavorare a tutto campo su un progetto di sinistra che sappia mettere insieme, non solo i civatiani, ma anche gli elettori interessati al progetto di Maurizio Landini, quelli di Sinistra Ecologia e Libertà e, soprattutto, i cittadini che hanno smesso di votare (circa il 40% della popolazione) perché scontenti degli attuali protagonisti della politica nazionale e locale. E’ con questo auspicio che i civatiani di Asti…

Dimissioni da ogni carica e via di corsa dal partito per lavorare a tutto campo su un progetto di sinistra che sappia mettere insieme, non solo i civatiani, ma anche gli elettori interessati al progetto di Maurizio Landini, quelli di Sinistra Ecologia e Libertà e, soprattutto, i cittadini che hanno smesso di votare (circa il 40% della popolazione) perché scontenti degli attuali protagonisti della politica nazionale e locale. E’ con questo auspicio che i civatiani di Asti, dopo essere stati molto critici con la svolta renziana, hanno detto addio al PD ufficializzando una rottura culminata nell’abbandono del gruppo da parte di Pippo Civati.

Ieri mattina, lunedì, in una conferenza stampa al Caffé Garibaldi, il consigliere comunale Clemente Elis Aceto ha ufficializzato l’uscita dal PD in attesa di decidere se entrare in un gruppo misto con altri consiglieri “indipendenti” o restare, pur nella maggioranza, autonomo. Luca Bortot ha dato le dimissioni dall’assemblea nazionale mentre Luigi Sposato, responsabile del gruppo locale dei civatiani, ha detto addio al suo ruolo di componente della tesoreria. Con loro sono usciti dal PD Giorgio Brosio (che si è dimesso dall’assemblea regionale insieme ad Alina Haman) e Stefano Milano che ha abbandonato quella provinciale. «Andiamo via perché il percorso del gruppo politico locale e nazionale non ci è piaciuto – spiega Sposato – Per quanto riguarda Asti, la non risposta alla nostra richiesta di annullare i Congressi locali del 2013, quelli delle tessere last minute e delle truppe cammellate, e di non far chiarezza su quanto accaduto, sono alcuni dei motivi che ci impediscono di restare. Per quanto riguarda la politica nazionale, posso solo dire che eravamo entrati tutti in un partito di centrosinistra, ma oggi mi dite cosa c’è di sinistra nel PD?»

Anche per Luca Bortot abbandonare il PD è stata una scelta sofferta, ma inevitabile. «Ho sempre creduto fortemente al progetto del PD, fin da quando avevo 16 anni, ma mai avrei pensato che sarebbe diventato un partito della nazione di centrodestra – ha commentato Bortot – Il JobsAct ha di fatto abolito i diritti dei lavoratori dando un futuro incerto ai giovani; la BuonaScuola dà troppi poteri ai presidi privatizzando, indirettamente, la scuola italiana mentre l’Italicum è una legge elettorale che permetterà ad una minoranza di persone e a un segretario di partito di governare il Paese».

Il consigliere comunale Clemente Elis Aceto è tornato a parlare dei limiti di un partito che, pur democratico nel nome, «vede al suo interno con un certo fastidio chi vuole confrontarsi su vari temi». «E’ un PD che sta mutando, anche a livello locale, sempre più nel dna per trasformarsi in un comitato elettorale da “montare e smontare” come un gazebo in prossimità delle campagne elettorali – ha precisato – Il tutto nel silenzio e nell’assenza di dibattito più totale. Capirete che per chi, come me, crede ancora nei valori della Carta Costituzionale (art.49) e si prefigge di cambiare il PD dall’interno per cambiare il Paese, non risulta accettabile la logica dell’uomo solo al comando, il non rispetto (e a volte anche la derisione) delle minoranze e il pensiero unico renziano che ritengo superficiale e intriso d’ottimismo spiccio». Aceto ha poi parlato delle delusioni a livello astigiano, «delusioni riguardanti le modalità di svolgimento dei Congressi e alcune decisioni personali di Brignolo che non solo non condivido ma che, nel tempo, si sono anche dimostrate, politicamente parlando, deleterie per tutti noi, per il partito e per gli ideali che dovremmo rappresentare. Considero la politica un compromesso di idee differenti, ma non può ridursi a un costante compromesso con la propria coscienza».

Carlo Ventura ha quindi annunciato ciò che succederà in futuro, «uno stillicidio continuo di fuoriuscite che creerà non pochi dissapori a livello politico». Ma è l’atteggiamento del più renziano di tutti, vale a dire del segretario e premier Matteo Renzi, che è stato contestato dai civatiani «perché ha tolto al Parlamento il compito di legiferare imponendogli quello di ratificare decisioni già prese in precedenza». Un modo di fare politica che, per i civatiani, «non può e non dev’essere accettato in un partito, appunto, democratico».

Riccardo Santagati

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