Presidio Embraco davanti all'assessorato al lavoro della Regione Piemonte
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Licenziamenti collettivi

Ex Embraco, fallisce la mediazione della Regione. Il curatore fallimentare conferma i licenziamenti

Il mancato accordo tra Fim, Fiom, Uilm, Uglm e la curatela fallimentare fa scattare il conto alla rovescia per i lavoratori: il 22 luglio cessa la copertura della CIG e saranno definitivamente licenziati

Doccia fredda ieri per i 406 dipendenti dell’ex Embraco di Riva presso Chieri: al termine dell’incontro convocato all’assessorato del lavoro della Regione Piemonte, il curatore fallimentare ha rifiutato di chiedere la cassa Covid per i lavoratori e ha confermato i licenziamenti. La curatela ritiene infatti di non avere risorse economiche per accedere ad altre forme di ammortizzatori sociali perché priva di risorse per sostenerne i costi e di non aver più diritto a proroghe per la cassa integrazione per cessata produzione, già richiesta nel 2020.

Il mancato accordo tra Fim, Fiom, Uilm, Uglm e la curatela fallimentare fa scattare il conto alla rovescia per i lavoratori: il 22 luglio cessa la copertura della CIG e saranno definitivamente licenziati.

Per scongiurare questo epilogo disastroso nei giorni scorsi c’era stata un’intensa attività di mobilitazione. Per avere risposte dal governo i lavoratori dell’azienda rivese si erano autoconvocati al Mise il 20 aprile, visto che il ministro Giorgetti non aveva battuto colpo.

Con un pullman pagato dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia erano andati a Roma dove una delegazione sindacale è stata ricevuta dalla viceministra Alessandra Todde che ha riaperto sulla questione Italcomp, “bocciata” solo pochi giorni prima dal ministro Giorgetti in videoconferenza con il presidente della regione Alberto Cirio. La Todde aveva garantito che il progetto non era accantonato e che si può lavorare per rilanciarlo.

Con questa prospettiva i sindacati, convocati finalmente al Mise venerdì, avevano ricevuto rassicurazioni dal Ministero del Lavoro sul fatto che le condizioni per concedere la “cassa Covid” ci sono, ma doveva essere richiesta dal commissario liquidatore della Ventures.

I lavoratori avevano convocato, il giorno prima, un presidio sotto la sede della curatela, in via Perrone a Torino, per chiedere conto al liquidatore su questa mancata richiesta, ma avevano ottenuto solo la conferma che senza le garanzie dal Ministero del Lavoro, i licenziamenti sarebbero andati avanti, come da iter iniziato lo scorso febbraio.

Al Mise si erano impegnati per siglare un verbale nel quale le istituzioni aprivano all’autorizzazione  degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Riva presso Chieri, a garantire la liquidità per il proseguimento dell’attività della Mel di Belluno e a sviluppare il progetto Italcomp.

«Ci sono spiragli positivi – aveva detto Ugo Bolognesi della Fiom Cgil – ma non siamo ancora fuori dall’incertezza. Sull’atteggiamento del curatore fallimentare preferisco non commentare».

Le notizie di ieri confermano che l’incertezza è finita. Se non si muoverà il Mise per rilanciare Italcomp e il Ministero del Lavoro per la cassa Covid, non ci sarà più un futuro per l’ex Embraco e per i suoi lavoratori.

I sindacati e l’assessorato del lavoro del Piemonte hanno preparato un testo per emendare il decreto “Sostegni” e sbloccare la cassa Covid anche senza l’intervento del curatore fallimentare.

«Prendiamo atto che il curatore Gilli e la curatela smentiscono le dichiarazione del ministero del Lavoro rispetto alla richiesta per cassa Covid per i 400 lavoratori ex Embraco – dichiara Vito Benevento della Uilm – La procedura di licenziamento collettivo si chiude con un mancato accordo. Insieme all’assessore Elena Chiorino abbiamo scritto al ministro Orlando per avere delle conferme sugli ammortizzatori sociali e sull’emendamento al decreto Genova. Serve tempo perché il progetto Italcomp possa svilupparsi».

Il segretario Uglm Ciro Marino aggiunge: «E’ inaccettabile che di fronte a tutte le richieste volte a trovare soluzioni per scongiurare i licenziamenti collettivi, solo adesso si è convenuto che solo con un atto formale il curatore possa bloccare la procedura. E intanto i lavoratori vagano in uno stato di confusione dettato dalle mancate soluzioni».

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