FdI sulla questione nomadi:«Basterebbe applicare il regolamento»
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FdI sulla questione nomadi:
«Basterebbe applicare il regolamento»

«Basterebbe applicare il regolamento dei campi nomadi per iniziare a risparmiare sulle spese di gestione, ma se fosse proseguita l'attività di contenimento dei costi, iniziata sotto la Giunta

«Basterebbe applicare il regolamento dei campi nomadi per iniziare a risparmiare sulle spese di gestione, ma se fosse proseguita l'attività di contenimento dei costi, iniziata sotto la Giunta Galvagno, oggi l'attuale amministrazione non direbbe che non ci sono soldi per i servizi ai cittadini». Marcello Coppo, consigliere comunale di Fratelli d'Italia, torna sulla spinosa questione dei nomadi di Asti e lo fa, insieme all'ex vice sindaco Sergio Ebarnabo, illustrando un dossier di circa 30 pagine nel quale si ripercorrono le azioni intraprese dall'ex amministrazione per cercare di risolvere le criticità delle aree destinate ai nomadi, sia in via Guerra che a Revignano.

In questi giorni il Comune sta inviando ai nomadi il conto delle bollette dell'acqua potabile riferite al 2013 e non ancora pagate: 84.667 euro divisi tra i sinti di via Guerra (52.640 euro per 37.552 metri cubi d'acqua consumati), i vicini rom (22.129 euro per 15.874 metri cubi) e l'ulteriore campo di Revignano, che ha un debito col Comune di 9.907 euro per un consumo d'acqua pari a 7.082 metri cubi. La procedura sui pagamenti è sempre uguale: l'Asp bolletta al Comune i consumi idrici dei nomadi, quindi viene pagata dall'Ente che poi invia alle famiglie gli avvisi di pagamento.

A fine 2013 scoppiò il caso delle famose bollette non pagate, pari a 920.609 euro che i nomadi avrebbero dovuto versare al Comune. Poi si decise di cambiare metodo, installando dei contatori dell'acqua nelle singole piazzole per bollettare l'effettivo consumo dei nuclei abitativi (bollettare, s'intende, a carico del Comune). «Tra il 2011 e il 2012 iniziammo a progettare un metodo per contenere le spese idriche dei campi – ricordano Coppo ed Ebarnabo – prevedendo un razionamento dell'acqua che avrebbe dato ad ogni residente la disponibilità giornaliera di 150 litri. L'Ato ci rispose con interesse e dall'Asp ottenemmo un preventivo per la costruzione del sistema con un costo di 26.568 euro. Poi cambiò l'amministrazione e non se ne fece più nulla».

Secondo le stime presentate da Fratelli d'Italia, il sistema di controllo automatico dei consumi avrebbe fatto calare i costi di gestione annuali dei campi, relativamente all'acqua potabile, da 122.983 euro (stimati su consumi del 2010) a 14.770 euro. E' ancora una volta il consigliere Coppo ad invocare l'applicazione del regolamento dei campi nomadi, in particolare l'art. 11 che prevede divieti ben precisi i quali, se ignorati, possono far perdere il diritto di residenza: costruzioni o posa di strutture non autorizzate, danneggiamenti o sottrazione di impianti e attrezzature, bruciare qualsiasi materiale a fiamma libera, ogni indebita utilizzazione di energia elettrica o acqua potabile, usare minori per l'attività di accattonaggio o non mandarli a scuola.

«In questo dossier dimostriamo che il regolamento è stato violato, come nel caso degli abusi edilizi che, nel 2008, culminarono in 25 ordinanze di demolizione nel solo campo rom di via Guerra – proseguono i rappresentanti di Fratelli d'Italia – In una prossima interpellanza chiederò conto su chi ha commesso quegli abusi e se gli stessi siano stati allontanati come da regolamento». Per Fratelli d'Italia «chiudere i campi nomadi sarebbe la scelta migliore» e «siamo pronti a raccogliere le firme per indire un referendum cittadino con una semplice domanda: astigiani, ritenete giusto chiudere questo servizio? Magari così faremo un favore a Brignolo che, investito dalla volontà popolare all'esito del voto, potrebbe finalmente prendere la decisione più giusta a riguardo».

Riccardo Santagati

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