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Ferrovie “sospese”: Stati Generali in vista

Dopo la grande delusione per l'annuncio della Regione Piemonte che a giugno non saranno riattivati i treni pendolari sulla linea Asti-Castagnole

Mobilità sostenibile: chiesti gli Stati Generali

Nuovo incontro (se ne contano oltre trenta) per il Tavolo tecnico della mobilità sostenibile che, qualche giorno fa, è stato ricevuto in Provincia dal presidente Marco Gabusi. Un confronto che ha avuto come tema principale la riattivazione delle linee ferroviarie astigiane oggi “sospese”, ma considerate infrastrutture strategiche per rilanciare l’uso del trasporto pubblico locale al posto delle auto private.

Il Tavolo si è riunito sotto auspici non proprio favorevoli: di recente la Regione Piemonte ha fatto sapere che i treni sulla tratta Asti – Castagnole Lanze, già annunciati per giugno dall’assessore Balocco, non ci saranno perché RFI dovrà prima effettuare lavori per implementare la sicurezza della linea. Una doccia fredda caduta sul Tavolo presieduto dall’architetto Giovanni Currado, ma che non ha sorpreso Marco Gabusi. «Fino a qualche settimana fa sembrava che avessimo i treni per Castagnole, che fosse tutto sistemato, ma come invece avevo già sostenuto in passato, – commenta Gabusi – non ci sono i soldi e forse non ci sono mai stati per riaprire quella tratta. Ci hanno illuso con il treno storico, ma già a novembre si intuiva che non c’era alcuna possibilità di riattivare la linea per giugno e forse neanche dopo». Da parte del presidente del Tavolo tecnico sono state ribadite le gravi criticità che insistono sul tpl locale e tutti i problemi collegati al fatto di non avere un servizio efficiente.

«Sud Piemonte sempre più isolato»

«Ogni giorno ad Asti entrano 32.000 auto di pendolari che sono fonte di inquinamento: ecco perché è necessario rimettere il passeggero al centro delle politiche sul trasporto pubblico per consentirgli di andare da un punto A a un punto B. Occorre – spiega Currado – una pianificazione sui trasporti con un orizzonte di 5 anni tenuto conto che il Piemonte meridionale ha seri problemi di isolamento e che, anno dopo anno, è avvenuto un evidente decadimento del servizio».

Per fermare la paralisi del tpl locale gli esponenti del Tavolo tecnico hanno la loro ricetta: «Bisogna riportare in esercizio tutte le linee ferroviarie che si snodano lungo la provincia. Dobbiamo fare massa critica sufficiente e le risorse – dicono – salteranno fuori».

Gabusi: «Occorre uno studio complessivo»

Una posizione che Gabusi ha detto di non condividere del tutto anche perché bisogna fare i conti con la scarsità di risorse. «Non ci sono i soldi e dopo 5 anni di Giunta regionale, più 3 precedenti, siamo ancora allo stesso punto. Quello che occorre – sostiene il presidente Gabusi – è uno studio complessivo del bacino Asti-Alessandria per capire quello che serva realmente al territorio. Uno studio, realizzato da professionisti, che tenga conto non della situazione ideale, ma di uno scenario con prospettiva a 15 anni. Purtroppo non possiamo dire “mettiamo il treno e il bus” perché bisogna scegliere e, ovviamente, se si spostano risorse su una tratta, si tolgono da un’altra».

Gabusi ha ricordato che ci sono «60 Comuni astigiani senza alcun collegamento, né con i bus né con i treni» e di questo bisognerà tenerne conto nell’analisi tecnica che dovrà essere predisposta in collaborazione con l’Agenzia della Mobilità piemontese. «Due Consigli comunali e altrettanti provinciali, di Asti e Alessandria, hanno chiaramente detto alla Regione di avviare questo tipo di analisi – continua Gabusi – anche perché, ad oggi, non abbiamo niente in mano». L’assessore ai trasporti e al bilancio del Comune di Asti, Renato Berzano, ha quindi concordato sulla richiesta di procedere con un’analisi tecnica. «Ad oggi – aggiunge – parliamo di risorse scarse, se non inesistenti, ed è impensabile credere di fare tutto. Dobbiamo capire cosa serva al territorio, ma sempre in modo da non lasciare nessuno indietro».

Alla fine i presenti hanno deciso di avviare la convocazione degli Stati Generali dei Trasporti entro la metà di marzo durante i quali stabilire un agire comune coinvolgendo il maggiori numero di soggetti sul territorio.

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