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La storia

Frinco: Mariuccia, 89 anni, e la sua lunga battaglia per tornare a casa dopo il crollo

Da dieci anni vive in affitto e, da sola, ha affrontato processi, ordinanze di inagibilità, lavori di ristrutturazione per salvare la sua splendida casa ai piedi del castello

La storia del crollo e ora della rinascita del castello di Frinco è legata a doppio nodo con quella di Mariuccia Avidano, 89 anni, vedova da 18 dopo quasi 50 di matrimonio, senza figli.

Quella casa ai piedi del castello era tutta la vita sua e di suo marito. Ereditata dai genitori del marito, che avevano anche il negozio, era una “bomboniera”. Dentro e fuori, come sanno bene le tante spose che non potevano rinunciare, in primavera, alla foto sotto l’arco fiorito di rose che campeggiava all’ingresso carrabile del giardino.
Poi il crollo dell’avamposto sud del castello, esattamente 10 anni fa, il 5 febbraio, in seguito al quale, solo per un caso fortuito, non si contarono vittime.
Le macerie si sono portate via il muretto di sostegno sopra il cortile ma anche le rose, l’erba, il lastricato e il basso fabbricato appoggiato all’edificio principale che conteneva la centrale termica della casa di Mariuccia.
Immediata l’ordinanza di inagibilità di quella casa, del piano superiore di quella al di là della strada e chiusura della stradina con conseguente chiusura della chiesa parrocchiale.
A pagarne le conseguenze più gravi proprio Mariuccia, una donna dalla grinta senza pari.
Da sola ha affrontato il trasloco in una casa in affitto, ai piedi del paese. Da sola ha affrontato la lunga e complessa causa civile nei confronti della società proprietaria del castello all’epoca dei fatti; da sola ha continuato ad occuparsi della parte di giardino non toccato da crollo ed ordinanza e da sola, infine, ha incaricato i professionisti che hanno eseguito i lavori di ripristino imposti dal Comune per poter consentire il rientro nella casa. Da sola sta aspettando che il Comune dia il permesso (le certificazioni dei lavori sono state tutte depositate) di rientrare nella sua casa. Da sola sta facendo le sue riflessioni sulla decisione finale.
E, nel frattempo, gli anni sono diventati quasi 90. Ma la grinta, quella, non invecchia.
«Da fuori sembro tanto combattiva, ma sono molto stanca. L’età, il dispiacere di quanto accaduto, la perdita del mio amatissimo marito, la solitudine, si fanno sentire».
Mariuccia ancora non fa sapere se ritornerà nella sua casa dopo i lavori fatti e dopo l’attesa autorizzazione del Comune. E’ una decisione importante per una donna della sua età così provata da questi ultimi dieci anni di “esilio”.
Ancora più difficile per lei che, come il marito, ha una vera e propria venerazione per quella casa in cui hanno investito tanto, sia per la ristrutturazione che per la sua manutenzione.
Un impegno forte e sincero che affonda nell’affetto che la coppia provava per i genitori di lui che quella casa l’avevano lasciata al figlio e alla nuora. Un grande rispetto per i sacrifici di due generazioni.
Negli anni passati, ad ogni 5 febbraio, Mariuccia aveva sempre usato parole quasi disperate per la sua casa.
Fino all’anno scorso proprio non ci credeva di vedere la fine di quello che per lei è stato un incubo.
Ma non ha mai smesso di combattere per la sua “bomboniera” che domina tutto il paese dall’alto.
Ha tenuto costantemente i contatti con l’avvocato Faretra per la causa civile, due o tre volte alla settimana saliva alla sua casa per controllare prima i lavori di ripulitura del cortile dalle macerie, poi quelli fatti nella costruzione dei muri di contenimento e messa in sicurezza delle fondazioni del castello.
Senza mai farsi intimorire ogni volta che vedeva qualcosa che potesse mettere a repentaglio l’integrità della sua casa.
Continuando ad aspettare quel risarcimento che gli spettava per il danno subito ma finito nelle pastoie di un fallimento della società proprietaria.
L’acquisizione del castello da parte del Comune guidato dal sindaco Luigi Ferrero, il finanziamento della Regione per metterlo in sicurezza, la ricostruzione dei bastioni sopra la casa di Mariuccia, il ritiro dell’ordinanza di non accedere alla sua casa a fronte del ripristino degli impianti, i lavori fatti all’abitazione che porteranno all’autorizzazione per rientrare dentro.
Nell’ultimo anno le cose sono finalmente cambiate e la luce in fondo al tunnel, per Mariuccia, si fa sempre più chiara. In una data simbolica, quella del 5 febbraio che è la stessa in cui avvenne, dieci anni fa il crollo, il Sindaco ha firmato l’affidamento dell’incarico per i lavori che porteranno all’ultima fase di messa in sicurezza e alla ricostruzione dell’avamposto collassato.

La tenacia di un sindaco e la tenacia di una vedova di quasi 90 anni restano un esempio per tutti.

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