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Agricoltura

Gabbie e recinti di cattura efficaci contro i cinghiali (ma con meno burocrazia)

Articolata proposta di intervento del Galco (gruppo agricoltori liberi di coltivare) a Provincia di Asti e associazioni di categoria

L’emergenza cinghiali non accenna ad attenuarsi e alle tante soluzioni di intervento proposte a Regione e Provincia di Asti, ne arriva una molto dettagliata e definita che è stata predisposta dal  Galco (Gruppo Agricoltori Liberi di Coltivare) che rappresenta una buona fetta di agricoltori del nord astigiano anche ai confini con le province di Torino e Alessandria.

«Tra le varie proposte fatte in questi giorni dalle associazioni di categoria, ci permettiamo di aggiungerne altre di basso costo, di facile e veloce attuazione oltre che di alta efficacia» scrivono quelli di Galco.

In particolare puntano ad un maggiore utilizzo delle gabbie e dei recinti di cattura, consentiti nell’ambito dell’autodifesa riconosciuta agli agricoltori. «Ma con una riduzione degli aspetti burocratici previsti per il suo utilizzo – scrivono – Chiediamo l’abolizione del corso e dell’esame di autorizzazione sostituendo tutto con un semplice vademecum che riassuma tutte le informazioni e le leggi in merito. Siamo in piena emergenza, non abbiamo tempo da perdere negli iter burocratici lenti e macchinosi. Si pensi che ci vogliono in media 2 mesi. Altro aspetto è il numero di gabbie o recinti di cattura che ogni agricoltore può detenere ed utilizzare contemporaneamente. Attualmente è previsto che possa gestirne solo uno mentre chiediamo che se ne possano utilizzare fino a tre per allargare le possibilità di cattura. E questo non pesa sulle casse statali visto che il costo delle gabbie e dei recinti sono a spese del richiedente».

Altre richieste sono quelle di dare la possibilità agli agricoltori di piazzare gabbie e recinti di cattura anche su terreni non di propria conduzione aziendale previa autorizzazione scritta del proprietario del fondo e convenzioni agevolate per lo smaltimento dei capi con gestione della carcassa da affidare direttamente agli operatori faunistici specializzati. Fra le righe si legge anche in questa ultima proposta la ferma contrarietà degli agricoltori alla creazione della filiera della carne di cinghiale perché oggi il loro obiettivo non è di lucrare su questi selvatici ma arrivare ad una sensibile riduzione della loro pressione sui territori coltivati.

«Le soluzioni che abbiamo proposto hanno indubbi vantaggi: impatto zero sulle casse statali, facile e veloce attuazione perché non necessitano di   imponenti organizzazioni logistiche, garanzia di un metodo di cattura ad alta efficienza. Ancora una volta gli agricoltori, pur consapevoli che questo problema non è stato creato da loro né toccherebbe a loro risolverlo, si mettono a disposizione con proposte praticabili per  partecipare al contenimento del cinghiale. Per questo motivo – concludono gli agricoltori di Galco – ci aspettiamo un tempestivo riscontro da parte della Provincia di Asti e delle associazioni di categoria per mantenere vivi i tavoli in cui si discute di questo gravissimo problema».

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Una risposta

  1. Non ho parole, l’uomo ha antropizzato ogni angolo del pianeta e ora vuol fare una carneficina anziché applicare soluzioni alternative, hanno il diritto di vivere come è più di noi! Siamo noi ad essere sette miliardi di persone, siamo troppi e siamo dei trogloditi presuntuosi, andatevi a leggere http://www.emergenzacinghiali.org

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