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Gianluca Fais: “Castell’Alfero mi ha cercato, non potevo dire di no!”

Per "Vittorio", questo il suo soprannome, si tratta di un ritorno, avendo già indossato il giubbetto alferese dal 2005 al 2009, centrando tre finali in cinque anni con miglior piazzamento il quarto posto del 2006

Riecco “Vittorio”

Con un comunicato stampa fatto pervenire agli organi di informazione nella tarda serata di ieri il Comitato Palio di Castell’Alfero ha ufficializzato la scelta del fantino in vista della corsa del prossimo 1° settembre. Sarà Gianluca Fais, detto Vittorio, a difendere i colori del Comune azzurro-bianco-oro, guidato dal nuovo Rettore Fabrizio D’Agostino. Per Fais si tratta di un ritorno, avendo già indossato il giubbetto alferese dal 2005 al 2009, centrando tre finali in cinque anni con miglior piazzamento il quarto posto del 2006.

Le sue parole

Abbiamo raggiunto telefonicamente il fantino nativo di Siamanna (Oristano), classe 1981, assai disponibile nel raccontare le sue emozioni.
Intanto, bentornato Gianluca….
«Grazie mille, sono davvero felice di tornare a correre ad Asti e soprattutto di farlo in un Comitato che in passato mi aveva dato fiducia per ben cinque anni, al quale però non ero riuscito a regalare la gioia più grande.»

Obiettivo che invece raggiungesti al primo colpo, nel 2010, con Tanaro….
«Fu un Palio memorabile, ero circondato da un entusiasmo incredibile. Realizzai subito il mio sogno. Con Castell’Alfero restava però aperto un discorso, poiché dopo la sfortunata corsa del 2009 ci eravamo lasciati senza poter esultare. Ci riproverò a distanza di dieci anni, mi hanno cercato e ho accettato con grande gioia.»

«Nel 2010 la vittoria a Tanaro, l’anno successivo l’incidente che ti impedì di scendere in pista per il Borgo biancazzurro e poi? Che successe?
«Nel 2012 non corsi ad Asti. Tornai nel 2013, chiamato dal Borgo Don Bosco. Ci restai per quattro anni in gialloblu, andando in finale il primo anno e chiudendo ottavo, per poi fallire l’obiettivo nel 2014 e 2015.»

Il 2016 e l’incidente con Don Bosco

E arriviamo al 2016. Era qui che ti volevo… (Al telefono si avverte la risata di Gianluca….)
«Eh beh, credo che tutti ricordino ciò che accadde. Avevo un gran cavallo, però in finale restai un po’ intruppato. Dopo due giri ero quarto ma io volevo regalare al Don Bosco la vittoria. Che cosa mi importava di restare quarto o arrivare terzo? Un piazzamento non  avrebbe  cambiato granché. E allora nell’ultimo giro, nel rettilineo prima del “cavallone”, tentai il tutto per tutto. Mi sentii dire che mi era scappato il cavallo, che non girai e andai a tamponare la Cattedrale… Macchè! Non andò così. Venivo forte, certo, ma siccome gli altri rallentarono di brutto tutti ebbero la sensazione che io arrivassi ad andatura sconsiderata. Il problema nacque dall’accoppiata della Cattedrale, che sbattè contro lo steccato e rimbalzò praticamente davanti a me. Non tamponai  Pes, ma gli anteriori del mio cavallo si incrociarono con i posteriori del suo. Finì tutto lì. Avevo studiato la traiettoria per passare, ma i continui urti allo steccato e gli sbandamenti della Cattedrale misero fine al mio sogno.»

Nei due anni successivi che corse hai fatto?
«Vorrei prima ricordare che sempre nel 2016 sono andato in finale a Fucecchio, per la Querciola. Nelle due stagioni a seguire ho vinto diverse corse in Sardegna: nel 2018 ho trionfato a Fonni, in quello che nella mia regione viene considerato  il Palio più importante. Inoltre potrei citarti i successi a Guasila, Orgosolo, Samugheo….»

Altri Palii in continente?

Oltre ad Asti nel 2019 disputerai altri Palii in continente?
«Contatti ne ho avuti, anche con Contrade di un certo prestigio. Ma non ho ancora definito altri ingaggi oltre a quello con Castell’Alfero per correre ad Asti.»

Parlami della tua scuderia….
«Ho una decina di esemplari in scuderia ad Oristano, tra purosangue e mezzosangue. Il lavoro non manca. Il cambio di tipologia di cavallo nel Palio di Asti mi porterà a seguire con grande attenzione i mezzosangue e ad individuare il soggetto adatto ad una pista impegnativa e tecnica quale quella di Piazza Alfieri. Valuterò tra quanto ho in scuderia ed altri esemplari che si dimostreranno competitivi nel corso dell’annata.»

Al riguardo ti torneranno utili le prove di addestramento allo stadio….
«Verrò ad Asti per prendervi parte, visto che è d’obbligo farlo. Ma la pista dello stadio a mio modo di vedere non c’entra granché con quella triangolare dove si corre il Palio. Non è granché propedeutica.»

Ritorno tra amici

Torniamo a parlare di Castell’Alfero, per chiudere…
«Sono rientrate quest’anno in Comitato persone eccezionali con le quali avevo instaurato un ottimo rapporto ai tempi dei miei cinque precedenti anni di militanza. Cito Sergio Ravizza, Elio Rossi, Capellino…. Non ho ancora incontrato Fabrizio D’Agostino,  il Capitano (Rettore, n.d.r.), ma l’ho sentito al telefono e mi ha fatto un’ottima impressione. Torno ad Asti per vincere, dovrò mettere dietro gli altri sei Comuni e trattandosi di una corsa secca non sarà facile. Bisognerà dare tutto in tre giri senza sbagliare nulla.»

Infine: se ti dico Siena?
«Sei volte ci ho corso. Ero il fantino della Lupa. Non ho mai avuto però la possibilità di montare soggetti di primo piano . Sono caduto quattro volte proprio perché, per essere competitivo e non disponendo di cavalli eccezionali, dovevo prendermi dei rischi mica da ridere. Un capitolo che reputo quasi certamente chiuso.»

Massimo Elia

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