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Guardia medica: «Troppe lunghe attese al numero 116117»

Il delegato sindacale FIMMG Gioele Sasso lamenta un sistema burocratico e “ingessato”

Il servizio di continuità assistenziale, ex guardia medica, non funzionerebbe in maniera adeguata e gli stessi medici di turno chiedono alla Regione di intervenire per risolvere le numerose criticità. Il numero unico dell’ex guardia medica, 116117, è entrato in funzione il 7 giugno scorso e già dal suo avvio ci furono, da parte dei medici del servizio di continuità assistenziale, parecchi dubbi che potesse essere la soluzione migliore. A causare molto scetticismo è stata l’istituzione della nuova centrale operativa che riceve tutte le chiamate all’ex guardia medica, effettua una prima valutazione del caso, con personale laico e quindi non sanitario e gira la chiamata ai medici di turno. Un filtro, ma anche «un ulteriore passaggio burocratico» che il dottor Gioele Sasso, delegato sindacale FIMMG, aveva già contestato proprio per le attese che si sarebbero potute creare. Questo succedeva in estate, in mesi nei quali il Covid aveva attenuato la sua corsa.

Oggi la situazione, anche a causa della quarta ondata, è di gran lunga peggiore e il servizio di continuità assistenziale avrebbe dimostrato tutti i suoi limiti, stando a quanto torna a rimarcare il delegato FIMMG. «È accaduto quello che tutti avevamo temuto – spiega – Ci sono molte persone che chiamano la centrale operativa del 116117, unica per Asti e Alessandria, restando a lungo in attesa, com’è successo proprio nelle ultime settimane. Un’attesa per parlare con l’operatore cui spesso ne segue un’altra, quella per il contatto tra medico e paziente, che ripassa sempre dalla centrale. Il fatto è che noi medici non possiamo più chiamare direttamente i pazienti, non abbiamo i loro numeri, né possiamo sapere la gravità di ognuno di loro, definendo un ordine di valutazione, perché per ogni chiamata che ci viene girata si apre una scheda: se non si chiude, non si può procedere con quella successiva».

Insomma, un sistema troppo “burocratico” e “ingessato” che andrebbe a ingolfare il servizio e a creare lunghe attese con una conseguenza: chi chiama il 116117 si stanca di aspettare in coda e lascia perdere, preferendo andare di persona al pronto soccorso, anche con un codice bianco, oppure telefona al 112, numero però dedicato alle emergenze. Ma c’è chi si presenta direttamente all’ambulatorio dell’ex guardia medica per farsi visitare, anche in caso di positività al Covid. «Tengo a precisare che gli operatori laici, addetti alla centrale, sono molto disponibili, cercano di capire se hanno a che fare con un caso grave o no, ma l’anamnesi dev’essere fatta dal medico che con il sistema delle schede non può sapere quali siano gli utenti in attesa e per quale necessità. Forse alla centrale sono troppo pochi, ma è proprio il sistema adottato che secondo noi allunga i tempi del servizio».

Il delegato ricorda che, prima dell’attivazione del numero unico, quando la centrale veniva gestita internamente, l’attesa per gli utenti era molto breve e al massimo entro 5 minuti si poteva stabilire se visitarli a casa, chiedere loro di andare in ambulatorio o, nei casi urgenti, avvisare il 118. «Oggi i tempi si sono dilazionati, ma quando un collega è assente e c’è bisogno di coprire uno dei distretti (oltre Asti ci sono quelli di Montemagno, Montechiaro, Cocconato, Villanova, Costigliole, San Damiano, Canelli, Nizza e Monastero Bormida ndr) il sistema è inflessibile e dalla centrale ne accorpano due senza tenere in considerazione le distanze dei singoli comuni dall’ambulatorio più vicino».

Il delegato sindacale FIMMG rimarca che alla Regione sono state spiegate tutto queste criticità, «ma nonostante le richieste di avere incontri sul caso, conclude Sasso – non è stato possibile confrontarsi per rivedere la procedura».

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