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Hotel Palio: cancellazioni a pioggia nel settore alberghiero, si teme per il futuro

A raccontarci lo stato del settore è Raffaele Mazzella, capo ricevimento dell'Hotel Palio, una delle strutture "4 stelle" di Asti

Coronavirus: un colpo per il settore alberghiero

L’incubo è iniziato il 24 febbraio. Dopo poche ore dall’emanazione dei primi decreti, con misure volte ad arginare il rischio di contagio da Coronavirus. In breve tempo sono iniziate ad arrivare le prime telefonate di clienti che volevano disdire i loro soggiorni. A raccontarci lo stato del settore alberghiero astigiano è Raffaele Mazzella, capo ricevimento dell’Hotel Palio, una delle strutture “4 stelle” di Asti. «In pochissimo tempo sono state cancellate tra il 70% e il 80% delle prenotazioni che avevamo in agenda fino a maggio. Se continua così rischiamo di svuotarci del tutto». Rischio che si sta concretizzando ancor di più alla luce dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio che inserisce la provincia di Asti tra le zone a maggior allarme.

«Le ripercussioni dell’emergenza Coronavirus sul turismo in città sono pesantissime – dice Mazzella – e proprio in un momento in cui la prospettive sembravano buone. Gli arrivi stavano aumentando e tutto ci lasciava intravedere una stagione primaverile ottima». Le informazioni contrastanti che arrivano dalle istituzioni sicuramente non rendono la vita facile, come sostiene Mazzella: «Non capiamo, per esempio, che ne sarà di noi con quest’ultima chiusura disposta a seguito dell’istituzione della zona arancione. Non ci si può muovere e da fuori non si arriva. Dicono che per lavoro ci si può spostare ma, ovviamente, nessuno vuole soggiornare fuori casa».

La sanificazione degli ambienti

Le strutture alberghiere, nel frattempo, si stanno organizzando per garantire la sanificazione profonda degli ambienti. «È un servizio che ci sta sempre a cuore ma in questo periodo ancora di più – spiega Mazzella – non solo per obblighi di legge ma proprio per nostra deontologia professionale. Abbiamo incrementato le attività di pulizia e igiene per dare un forte segnale di attenzione alla gente». Sembra, però, che neppure queste maggiori accortezze abbiano avuto successo. A disdire per primi le prenotazioni sono stati i turisti italiani, da una parte allarmati per le notizie dei casi di Covid-19 in nord Italia, dall’altra perché impossibilitati a muoversi per lavoro, come dice Mazzella: «Un cliente ci ha chiamato e ci ha detto: “Io venivo per lavorare, ma la mia azienda ha sospeso tutti gli spostamenti”. E come lui tanti altri. Gli stranieri invece, soprattutto gli europei, più che del Coronavirus, hanno paura delle misure messe in atto dai loro governi e, quando ci chiamano per disdire, spiegano che loro verrebbero senza problemi ma non vogliono poi rischiare di esser messi in quarantena al rientro. E ci ritroviamo a dover gestire ogni giorno decine di richieste di rimborsi da parte di clienti. Prima spiegavo loro che Asti non era zona rossa e che la città non rientrava tra quelle in isolamento, ora invece non posso più dire neanche quello».

La paura per il futuro

La paura per il futuro è parecchia: «Lo sconforto maggiore è il non vedere una fine – dice Mazzella -. Il turismo vive di immagine e chissà quando, anche a emergenza superata, sarà sanato questo danno. Gli effetti si sentiranno non solo nel breve ma anche nel lungo periodo». Da dipendente, Mazzella tiene a ringraziare il suo datore di lavoro ma non nasconde le preoccupazioni: «Sta facendo di tutto per non creare difficoltà economiche ai suoi collaboratori ma arriverà presto il momento in cui la situazione non reggerà più. E allora cosa succederà? Chi ci aiuterà?».