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I dati della Vignaioli Piemonte: vendemmia buona, ma la quantità è ridotta

Una vendemmia con tante luci ma anche qualche ombra quella appena messa in cantina. Uve sane e buona qualità le buone notizie, mentre viene confermato il calo di produzione con una forbice tra il 15 e il 30 per cento

Una buona vendemmia dalla quantità ridotta

Il direttivo della Vignaioli Piemonte

. Sono questi, in sintesi, i dati emersi da “Anteprima Vendemmia 2019” che la Vignaioli Piemontesi ha presentato lunedì a Acqui Terme.

Le escursioni termiche

<Un 2019 vitivinicolo che si classifica tra l’ottimo e l’eccellente, nonostante sia stata l’annata dei record meteorologici – ha esordito Giulio Porzio, presidente dell’associazione che raggruppa oltre quattrocento soci – Dall’anticipo del germogliamento legato all’andamento record caldo-asciutto dell’inverno all’escursione termica nel mese di marzo, dal ritorno di freddo a maggio inoltrato alle punte estreme di temperature massime di fine giugno>.

Raccolto tra i 4 stelle

Raccolto che, in Piemonte, può essere archiviato tra i 4 stelle. Scende la produzione che, secondo Vignaioli Piemontesi, accusa una flessione generalizzata del 15%. <Ad oggi – si legge nella relazione – sono 2,2 milioni gli ettolitri dichiarati nella nostra regione ma il bilancio finale si potrà fare solo dopo il 15 dicembre, data in cui si chiudono le denunce di vendemmia>. E’ l’Italia tutta a soffrire: la produzione nazionale si attesta intorno ai 46 milioni di ettolitri (-16% sul 2018).

Arneis, il risultato migliore

La vendemmia comunque soddisfa per la qualità. Il risultato migliore lo mette a segno l’Arneis, vicino all’eccellenza con quattro stelle e mezzo. Segue il Nebbiolo di Langhe e Roero e dell’Alto Piemonte, Ruché, Grignolino, Favorita, Chardonnay che si aggiudicano 4 stelle. < Gli altri vitigni stanno nella sfera del buono/discreto> hanno spiegato i tecnici di Vp.

Sostenibilità, reddito e dimensioni

Secondo Giulio Porzio <tutto gira attorno a tre temi: sostenibilità, reddito, dimensioni. Sostenibilità è il grande tema di oggi e del futuro, a cui è collegata la fondamentale gestione del territorio che è sempre stata fatta dai nostri viticoltori. Ma se non garantiamo loro il reddito minimo per sopravvivere, i risultati sono quelli che abbiamo visto con il maltempo delle ultime settimane: smottamenti, frane, allagamenti. Altra riflessione va fatta sulle dimensioni delle aziende vitivinicole piemontesi. Piccolo è bello, ma ci limita. Non abbiamo la capacità di fare massa, né investimenti economici>.

Territorio bello ma fragile

Per l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa <occorre essere consapevoli che abbiamo un territorio dalle infinite potenzialità, di grande bellezza ma anche di estrema fragilità che dobbiamo gestire, preservare e tutelare nel miglior modo possibile. Le ultime avversità atmosferiche hanno messo in risalto molte criticità del nostro territorio: dobbiamo trovare soluzioni per incentivare il ritorno a una manutenzione puntuale dei terreni specie di quelli non più interessati da colture onde prevenire gravi danni strutturali che rovinano i raccolti e che richiedono poi enormi impegni economici per i ripristini>.

Presidenti dei consorzi: le posizioni

Posizioni variegate quelle dei presidenti dei consorzi. Filippo Mobrici, alla guida del Consorzio del Barbera d’Asti e dei Vini del Monferrato ha posto l’accento sulla necessità di <dare una destinazione certa e inequivocabile sulle uve senza parlare genericamente di Barbare>. Paolo Ricagno, alla guida del Consorzio del Brachetto d’Acqui, ha sottolineato, come già fatto in altre occasioni, sulla crisi del comparto viticolo <che non assicura più redditività in vigna con un calo di 14 milioni di introiti per i produttori>. Sintetico Stefano Ricagno, ai vertici del Consorzio dell’Asti:<Ho sentito parlare molto di collaborazione. Passiamo dalle parole ai fatti>.

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