I profughi: «Italiani, non temetecerchiamo protezione»
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I profughi: «Italiani, non temete
cerchiamo protezione»

La speranza di avere ancora una speranza, questo spinge i migranti dell'Africa ad attraversare deserti e Mediterraneo, affrontando pericoli mortali e un viaggio che a volte dura anche parecchi mesi, per arrivare, alla fine e purtroppo non sempre, sulle coste italiane, primo approdo sicuro dal quale iniziare almeno a progettare una vita migliore. Una prospettiva non sempre compresa, non sempre vista con favore, da chi in un periodo purtroppo…

La speranza di avere ancora una speranza, questo spinge i migranti dell'Africa ad attraversare deserti e Mediterraneo, affrontando pericoli mortali e un viaggio che a volte dura anche parecchi mesi, per arrivare, alla fine e purtroppo non sempre, sulle coste italiane, primo approdo sicuro dal quale iniziare almeno a progettare una vita migliore. Una prospettiva non sempre compresa, non sempre vista con favore, da chi in un periodo purtroppo non facile economicamente e socialmente, vede questi nuovi arrivati come un potenziale pericolo.

Proprio per cercare di stabilire almeno un punto fermo su queste situazioni, lontano da strumentalizzazioni di parte e senza prevenzioni di sorta, la Caritas diocesana, in accordo con la Diocesi di Asti e con le numerose associazioni di volontariato impegnate a garantire un supporto ai migranti, ha avviato una serie di incontri territoriali per spiegare alla popolazione, in maniera diretta e soprattutto con testimonianze dirette, quanto sia difficile la scelta di chi abbandona la propria terra e i propri cari per sfuggire alle guerre o alle persecuzioni, anche religiose, praticate in certe zone dell'Africa sub sahariana e raggiunge, dopo mille pericoli, le nostre coste.

Il primo appuntamento si è tenuto la scorsa settimana presso la Casa del Pellegrino di Villanova, centro presso il quale la Diocesi ha ospitato e ospita, dallo scorso aprile, diversi migranti smistati dagli organismi governativi sul territorio italiano. Presente lo stesso Vescovo, monsignor Francesco Ravinale, accompagnato per l'occasione dal Vicario generale mons.Vittorio Croce, l'incontro è stato coordinato dal responsabile della Caritas astigiana Beppe Amico e da Tommaso Cancellara, responsabile della comunità Papa Giovanni XXIII che attualmente si prende cura della struttura e dei migranti in essa ospitati.

Numerosi i cittadini villanovesi intervenuti e fra di essi anche numerosi sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali, a cominciare da quello di Villanova Christian Giordano e dai colleghi Paolo Lanfranco (Valfenera), Valter Malino (Dusino San Michele) e Silvia Colombatto (Isolabella). Due le testimonianze dirette presentate nel corso della serata: quella del giovane Osman proveniente dal Gambia, appassionato di studi e flussi economici, giudicato dai responsabili della struttura molto sveglio ed intelligente, rapidissimo nell'imparare qualsiasi cosa e quella di Dabo, originario del Mali, decisamente più introverso, fuggito dalla guerra civile e arrivato in Italia dopo quasi un anno di viaggio.

«Voi pensate che siamo qui a portarvi via il lavoro – ha dichiarato il primo – ma noi siamo qui prima di tutto per cercare protezione internazionale e l'Italia è il primo Paese, fra tutti quelli che abbiamo attraversato, che ci ha accolti con umanità». Tra un ringraziamento e l'altro, riconoscenti dell'accoglienza avuta, anche Dabo ha voluto ricordare il suo viaggio attraverso il deserto e poi l'Algeria e la Libia: «Ma solo per scoprire che in Algeria e Libia non ci sono Africani e non c'è posto per noi». Anche per lui, in fuga da una guerra scatenata per il possesso dei giacimenti di gas e petrolio del nord del Mali, l'Italia è stato il primo Paese dal volto amico e la Provincia di Asti e le sue associazioni di volontariato, la sua Prefettura e la sua Diocesi, sembrano abbiano brillato più di altre nella gara della solidarietà, sia pur con i dovuti distinguo e le preoccupazioni e le diffidenze di alcuni.

A Villanova i migranti hanno trovato una nuova casa e sembra siano riusciti sinora ad instaurare un rapporto con i ragazzi del paese, ritrovando un po' di serenità, anche se con molte incertezze ancora presenti su quello che li aspetta. Ad aiutarli ci sarà però anche un avvocato, presente alla serata, Ivana Roagna, incaricata dell'istruzione delle pratiche per la richiesta di asilo politico dei migranti e consulente di organizzazioni internazionali, accreditata presso l'ONU, la quale ha spiegato le varie possibilità giuridiche di assistenza cui i migranti possono accedere e le numerose implicazioni che l'iter da percorrere può comportare.

Nell'immediato l'intento della Caritas e della Diocesi è quello di avviare la ricerca di contatti tra le famiglie residenti sul territorio, per giungere alla creazione di una rete di accoglienza famigliare nei confronti dei singoli migranti. Una prospettiva che ha già visto alcuni risultati positivi, presentati anche durante la serata da alcune famiglie che hanno già accolto in casa alcuni di questi profughi. Fra queste anche una famiglia di Valfenera e una di Castino, nelle Langhe, nonché la famiglia della villanovese Paola Cardano, presidente della Biblioteca Civica di Villanova, che da qualche settimana ha deciso di ospitare un giovane africano, Amadou, originario del Mali, togliendolo dalla comunità presso il centro della Madonnina, dove era ospite dallo scorso aprile.

Insieme al marito Enrico Gresta e al figlio Simone, Paola Cardano è intervenuta per spiegare la sua decisione e la sua esperienza dichiarandosi «Soddisfatta di quanto abbiamo deciso, tutti insieme, all'interno della mia famiglia. Ci sono state delle difficoltà iniziali ovvio, ma ora tutto sembra a posto e Amadou ha stretto un rapporto bellissimo con Simone arricchendo di fatto l'intero nucleo famigliare e in molti casi migliorando anche il clima stesso dei rapporti fra di noi. Vorrebbe studiare, ma per il momento non è possibile mandarlo a scuola, così cerco di fargli un po' di lezioni private, in attesa anche di capire quanto potrà restare con noi e cosa potrà fare in seguito».

Come Amadou altri sperano di trovare una collocazione in famiglia o quanto meno la possibilità di poter continuare a sperare in un futuro in cui la loro condizione attuale possa rappresentare una svolta verso una nuova vita, lontano dalle guerre e dalle carestie incontrate sin qui nella loro pur giovane strada.

Franco Cravero

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