Il "filo granata" che tiene unitoil Torino e l'Astigiano
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Il "filo granata" che tiene unito
il Torino e l'Astigiano

I francesi, sempre grandi nell'infiocchettare il loro modo di esprimersi, usano sovente il modo di dire di origine marinaresca "fil rouge", facilmente traducibile in "filo

I francesi, sempre grandi nell'infiocchettare il loro modo di esprimersi, usano sovente il modo di dire di origine marinaresca "fil rouge", facilmente traducibile in "filo rosso", per indicare continuità e affinità tra sentimenti, comportamenti, persone, giochi e quant'altro. Senza voler fare dell'inutile enfasi, potremmo affermare, mutuando dal dir francese, che tra l'Astigiano e il Torino è da almeno novant'anni ben solido un "filo granata".

Non è solo con gli scambi di giocatori che durano dai tempi di Censin Bosia, portiere del primo scudetto del Torino, che questo filo è ben teso, ma soprattutto con un certo modo di intendere il calcio che non è solo arroganza e presunzione, oltre che qualità, come possiamo ben constatare anche da recentissime prese di posizione di certi club che vanno per la maggiore, ma soprattutto passione, capacità di resistere anche agli eventi più drammatici, saper perdere (ma anche vincere, cosa che, come si diceva prima, non è da tutti), saper ripartire, essere quella parte di sport che ha più attenzione al proprio "popolo" piuttosto che alle stelle che talvolta ci sono e altre no.

Tutto questo accomuna in una sorta di gemellaggio mai dichiarato i "galletti", e non solo, ai "granata", e lo prova il fatto che proprio il Torino manca raramente alle importanti manifestazioni giovanili astigiane, e un tempo era la squadra di serie A che "apriva", con un'attesa e sempre affollatissima amichevole, la nuova stagione sportiva dei biancorossi (nel 2010, con Civeriati in panchina, un gol di Poesio permise ai biancorossi di impattare 1-1). E poi, è vero, ci sono gli uomini che sono andati e venuti sulla vecchia statale 10, dal già citato Bosia al grande mediano granata Janni, che durante l'annata 1939-'40 fece giocare l'Asti bene come non era mai capitato prima, dalle partite belliche con gli "invincibili", perse dall'Asti per 6 a 1 e 4-0, all'arrivo di Raffaele Cuscela, che dal ?63 all'81 allenò a fasi alterne Asti, Astimacobi e Asti TSC.

E ancora la nascita nel ?61 del Torino Club, che è stato il faro della fede granata nostrana per oltre cinquant'anni, e la marcia dell'orgoglio del 2003 con migliaia di astigiani al "Filadelfia" e dintorni. E ancora Fabrizio Poletti, che fece andata e ritorno passando per la Nazionale, e la non proprio limpidissima storia di Bruno Cavallo che preferì vendere un certo Antognoni alla Fiorentina piuttosto che portarlo al Toro di cui era vicepresidente. E le "avventure" toriniste di Pierpaolo Pontacolone e Gianni Trombetta e, per chiudere, la stagione dei "ritiri" del Torino al Salera, dove capitava di tutto, persino di propiziare matrimoni come quello tra Gianni Bui e la bellissima Daniela Pisani. Il "filo granata" come interpretazione dello sport e della vita.

Paolo Monticone

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