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Il mondo del Moscato fra bottiglie ferme e proposta di distillazione

Con un futuro molto incerto, l'associazione Comuni del Moscato scrive una lettera-appello in cui boccia la vendemmia verde

Appello di 51 Comuni produttori

Il mondo del Moscato si interroga sul futuro al tempo di una pandemia che ha assunto dimensioni planetarie, condizionando un ritorno alla “normalità” che non sarà più la stessa. I player del vino hanno già fatto sentire, ognuno per la propria (spesso interessata) parte, il loro lamento. Un cahier des doleances che, dalla crisi delle vendite, guarda con preoccupazione alla ripartenza e, più in là, al prossimo raccolto.

L’Associazione Comuni del Moscato, ente che raggruppa i cinquantun municipi sulle quali terre si produce il vino dolce più consumato ed apprezzato, vive le contraddizioni di un comparto in grande difficoltà. Su indicazione del presidente Alessio Monti, sindaco di Strevi (Alessandria) e neonominato alla guida del sodalizio, ha scritto un appello che lascia trasparire preoccupazione, chiedendo uno scatto in avanti per salvaguardare l’intera filiera.

Futuro molto incerto

«In questi mesi così difficili, segnati dalla grande epidemia che coinvolge le nostre vite e l’economia di tutti, il lavoro nelle vigne prosegue come ogni annata e i nostri agricoltori sembrano esserne indenni, essendo tra le poche persone che si trattengono all’aperto, ma purtroppo non è così – inizia la loro lettera-appello -. Anche il settore vitivinicolo è colpito dalla drammatica realtà che si sta vivendo, e anche se finora le vendite di mercato del comparto riferito all’industria sembrerebbero quelle dello scorso anno, soprattutto le piccole cantine, che si identificano in molte aziende sul territorio del Moscato, hanno le bottiglie ferme in casa e le spedizioni bloccate». L’Asti, come aveva anticipato al nostro giornale qualche settimana fa Flavio Scagliola vicepresidente del Consorzio di Tutela, nei primi tre mesi dell’anno non aveva subito forti contraccolpi nelle vendite. Non così per il Moscato “tappo raso” che, salvo alcune sporadiche eccezioni, è rimasto sostanzialmente senza ordinativi.

No alla vendemmia verde, sì alla distillazione

Realtà che preoccupa sulle colline dove il lavoro in vigna non si è mai fermato. Ancora l’associazione dei comuni. «I nostri agricoltori sono naturalmente preoccupati per un consumo che non avviene mentre un’altra vendemmia si sta avvicinando. In questo quadro complesso l’Associazione dei Sindaci del Moscato ritiene che tutti gli attori che operano sulla scena del comparto, dalle istituzioni al Consorzio di tutela, debbano trovare una sinergia di lavoro che discuta ed affronti questa situazione, per difendere il lavoro in vigna e il reddito annuale dei contadini». Timore più che giustificato, con scorte invendute, una vendemmia che si avvicina nssuno spiraglio all’orizzonte. Da più parti, infatti, si chiede il ricorso alla distillazione, come peraltro hanno già chiesto altri Paesi dellUnione Europea. Bocciata, invece, la “vendemmia verde”, ovvero il taglio volontario alla produzione direttamente dei grappoli sulla vite.

«L’Associazione dei Comuni del Moscato si rende quindi disponibile ma chiede a tutti i Consorzi di Tutela delle denominazioni del territorio, quali organi più rappresentativi a livello tecnico, delle risposte in merito a ciò che si sta pensando di fare e a quali azioni intraprendere, mentre si deve certamente tenere alta l’attenzione sull’andamento generale dei diversi mercati ed avere un aggiornamento continuo sui dati e sulle condizioni che riguardano la campagna in corso».

E intanto manca la manodopera in vigna

Altro argomeno scottante, la mancanza di manodopera. Il presidente Alessio Monti è chiaro. «Si registra inoltre una forte preoccupazione per la mancanza di manodopera che, come per altre colture agricole, rischia di compromettere anche il lavoro nei vigneti. Guardiamo con interesse alle azioni intraprese dalle associazioni agricole, che propongono piattaforme on line per fare incontrare domanda e offerta di lavoro, ed anche in questo caso siamo favorevoli all’istituzione di un tavolo di lavoro permanente composto dai sindaci, dalle associazioni di categoria e dall’istituzione regionale per discutere il ricollocamento dei disoccupati che ricevono l’indennità Covid-19 e dei cassaintegrati, nonché di altre soluzioni».

Brindare, di questi tempi, non è sempre facile.

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