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«Il Movimento 5 Stelle che sostenevo non è quello che vediamo oggi»

L'ex candidato a sindaco pentastellato ed ex capogruppo in Consiglio comunale Gabriele Zangirolami, oggi valligiano a Susa, commenta le trasformazioni del MS5 fino all'ultima clamorosa decisione del Premier Conte sul TAV

L’ex consigliere 5 Stelle “tradito” sul TAV

Per Gabriele Zangirolami, già candidato sindaco di Asti nel 2012 e fino all’8 luglio 2015 capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale, il vaso era colmo da un bel po’, ma il via libera al TAV, annunciato dal Presidente del Consiglio Conte, ha rappresentato la fatidica goccia di troppo. Zangirolami, che dopo l’esperienza politica e lavorativa ad Asti si è trasferito con la famiglia a Meana di Susa, proprio vicino a dove passerebbe il TAV, è tra i tantissimi pentastellati delusi, traditi dai fatti, arrabbiati per le politiche di quel movimento da cui hanno ormai preso le distanze.

Il TAV è il casus belli più evidente per lui che si ricorda i veri motivi per cui nacque il Movimento 5 Stelle: l’ambiente e la difesa del territorio. «Il Movimento è nato con un’impronta ecologista – ricorda l’ex consigliere comunale – Probabilmente all’inizio c’erano anche delle velleità come l’idea che “uno valga uno”, oppure i famosi V-Day che servivano ad attirare l’attenzione. Ma, personalmente, già quando mi candidai a sindaco sostenevo l’idea che il confronto con gli altri fosse necessario molto più dei vari vaffa…».

Il primo errore: dare al Movimento un “capo politico”

Oggi Zangirolami, che ha vissuto il tira e molla del TAV direttamente sul posto, stenta a riconoscere il Movimento 5 Stelle, ma indica il momento esatto nel quale, secondo lui, lo spirito della creatura fondata da Grillo e Casaleggio avrebbe cambiato volto. «E’ quando Luigi Di Maio è stato nominato capo politico, decisione che molti anni fa, quando si facevano i V-Day, sarebbe stata inconcepibile. Avere un capo politico? Ma figuriamoci. Si è passati così da “uno vale uno” a “uno fa per tutti”».

Non solo. Abbandonati gli streaming sulle decisioni e spostato il confronto, o meglio la “volontà” del popolo, sulla piattaforma Rousseau, la lenta trasformazione del Movimento 5 Stelle ha lasciato da parte temi che per Zangirolami restano fondamentali. «L’acqua pubblica, ad esempio. Quando facevamo le primi riunioni si parlava molto di questo tema, ma oggi nel Movimento 5 Stelle chi parla dell’acqua pubblica? Nessuno. Poi sono arrivate le decisioni sull’ILVA, il TAP e quella sul TAV che hanno ufficializzato solo dopo le elezioni. Certo, qualcosa di buono è stato anche fatto, come la legge Spazza corrotti e il Reddito di Cittadinanza».

Le votazioni su Rousseau? «Assurde e stupide»

Anche su Rousseau, la piattaforma on line dove gli iscritti al M5S approvano a meno alcune delle decisioni prese a livello centrale, non da ultimo l’istituzione del “mandato zero” per i consiglieri comunali, Zangirolami ha molto da ridire: «Sono iscritto a Rousseau e ho diritto a votare le stupidaggini che ci mettono. Alla votazione del “mandato zero” non ho partecipato e comunque rispetto agli aventi diritto mi pare che abbiano votato ben pochi. Penso che queste votazioni siano assurde e stupide perché viene a mancare la discussione e il confronto: questa non è democrazia. Ma, in tutta onestà, sul limite dei due mandati, ad esempio, sono sempre stato contrario. Come sulla restituzione dei soldi che ci sta, va bene, ma a un politico preparato che risolve i problemi, ed è onesto, darei anche 50.000 euro al mese».

«Disattesa la rivoluzione culturale»

Sul TAV Zangirolami non intende soprassedere perché lo considera l’errore più grave tra i tanti fatti dal Governo. «Una volta, qui in Valle venivano tanti parlamentari del Movimento, – aggiunge – ora sono spariti praticamente tutti. Noi eravamo davvero convinti che volessero fermare il TAV, ma se hanno deciso di andare avanti lo facciano senza di noi. Onestamente mi sento tradito sia come sostenitore del Movimento sia come valligiano». Zangirolami, che non ha più alcun ruolo operativo tra i pentastellati, torna a parlare della nascita del Governo e lo fa con la convinzione che sia stato il primo grande errore commesso dal capo politico Di Maio. «E’ stata una delusione per i termini usati, perché si tratta di una vera alleanza chiamata contratto solo per comodità, ma soprattutto perché il contratto ha tradito uno degli obiettivi del Movimento 5 Stelle: fare la rivoluzione culturale e non andare al potere a tutti i costi. Io e tanti altri la pensiamo così».

Tra istanze disattese, voti traditi, politiche che per Zangirolami non hanno nulla a che fare con la genesi del Movimento, l’ex consigliere non risparmia critiche a Di Maio «che per non consegnare il Paese alle destre – dice – ha fatto l’accordo con la Lega di cui oggi, però, vediamo le politiche di destra, come nel caso dell’accoglienza dei migranti».

«In mare bisogna salvare le vite»

«Secondo me non dovrebbero esserci frontiere – spiega – e il nord del mondo ha depredato il sud per anni. Questi uomini stanno venendo qui a chiedere gli spiccioli di quanto è stato sottratto loro, ma nell’immediatezza dell’evento salvare qualcuno che si trova in mare è un gesto di umanità. Poi sono d’accordo che quei barconi non dovrebbero neanche partire, ma è un discorso che dovrebbe affrontare l’Europa nel suo insieme».

Zangirolami comunque non rinnega la sua esperienza del M5S di un tempo e spera che un giorno possa tornare ad essere quel soggetto politico che vedeva tra i suoi sostenitori persone del calibro di Dario Fo, del giudice Ferdinando Imposimato e di altri simpatizzanti di peso, del mondo della cultura e del sociale, che si sono via via allontanati in disaccordo con le politiche intraprese nell’ultimo anno. Per Zangirolami si tratta di una speranza molto tenue, ma se potesse parlare faccia a faccia con Di Maio gli direbbe, da buon valligiano e in piemontese: «“Fa pi’ nen parei”».

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