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Attualità

Il Pd perde i primi pezzi, l'addio
degli iscritti storici di Villafranca

Paolo Volpe segretario del circolo “Domenico Tamietti” di Villafranca e membro dell’assemblea provinciale del PD, insieme ad Alfredo Castaldo, Giacomo Maffé e Giulietta Martin lasciano il

Paolo Volpe segretario del circolo “Domenico Tamietti” di Villafranca e membro dell’assemblea provinciale del PD, insieme ad Alfredo Castaldo, Giacomo Maffé e Giulietta Martin lasciano il partito ma continueranno a “fare politica” sul territorio con “Villafranca Domani”, attualmente gruppo di opposizione all’interno del Consiglio comunale. Una scelta dovuta ai recenti trascorsi del PD e a «una situazione non più soddisfacente». «Un anno fa si teneva a Villafranca il primo atto del congresso provinciale del PD per l’iscrizione e la votazione del segretario provinciale e del segretario di circolo. In quell’occasione, sotto l’occhio attento dell’attuale sindaco di Asti Fabrizio Brignolo, mai visto prima presso il circolo della Valtriversa, si registrò il raddoppio degli iscritti e un risultato che consegnò, in un circolo storicamente di centro-sinistra, un ampio consenso al candidato “renziano” Giorgio Ferrero.

Come previsto da statuto abbiamo fatto ricorso per l’aumento anomalo dei tesserati e il congresso di Villafranca, così come quello di San Damiano, Asti e Rocchetta Tanaro venne annullato. Il congresso ripetuto a dicembre fu una clamorosa presa in giro perché nel frattempo, all’insaputa dei militanti, i due candidati Giorgio Ferrero e Francesca Ferraris si erano accordati per il ritiro di quest’ultima. Gran parte dei tesserati dell’ultima ora non si presentarono alla seconda votazione e gli iscritti di lungo corso dimostrarono il loro disappunto con 19 schede bianche su 24». Paolo Volpe riassume così quella che definisce: «Una delle pagine più oscene e opache della storia politica villafranchese e in generale della storia politica astigiana che culminò con quanto avvenne al congresso di Asti preso d’assalto da interminabili code di tesserate “anomali” prevalentemente stranieri».

«Dopo questa vicenda – prosegue Volpe – ci siamo posti il problema di cosa fare e abbiamo scelto di guardare avanti con la sottoscrizione di una petizione consegnata al partito lo scorso gennaio, con la quale chiedevamo il superamento di quanto accaduto al congresso e risposte su alcune questioni chiave come: trasparenza, conflitto di interessi, impegno al superamento della cronica debolezza del territorio provinciale frazionato in tante piccole realtà comunali, impegno per rispondere al problema dell’integrazione della comunità straniera, politiche ambientali, sviluppo del territorio utile ad affrontare i nodi dell’attuale recessione economica e un vero riconoscimento del ruolo dei militanti, che non si riducesse a un semplice comitato elettorale utilizzato solo al momento dell’elezione per fare un favore al potente di turno. Il risultato – prosegue – fu un’intervista del segretario provinciale che ci bollava come persone in cerca di protagonismo, facendo chiaramente capire che “nessuno è indispensabile” e dunque invitandoci in maniera non troppo velata ad andarcene.

L’assemblea provinciale venne di fatto convocata una volta sola e poi dimenticata per mesi e nessuno si curò di dare una risposta alle nostre domande. Abbiamo assistito all’elezione di un segretario provinciale ad assessore regionale e ancora segretario provinciale con una confusione di ruoli notevole, a un partito di fatto abbandonato dal punto di vista organizzativo, che non ha prodotto stimoli o iniziative in alcuna direzione». Restando in tema di confusione di ruoli, scatta l’immediato disappunto di Alfredo Castaldo circa la lista delle larghe intese, senza alcun dibattito interno al partito e tanto meno sui territori, che ha portato all’elezione di Fabrizio Brignolo, già sindaco di Asti e membro del Cda della C.R. Asti, a presidente della Provincia: «Meno male che eravamo il partito che non ha doppi incarichi e rifiuta le concentrazioni di potere».

«La nostra non è sicuramente la scelta più conveniente, avremmo avuto tutto l’interesse ad accodarci a questo “andazzo” e magari ne avremmo anche portato a casa qualche beneficio, ma noi abbiamo ancora il brutto vizio di credere in una coerenza dei comportamenti nel rispetto di chi ci ha votato. Speriamo che questo sia un “sasso nello stagno” e che porti a una riflessione su quanto sta accadendo pur restando nella ferma convinzione che la differenza non la facciano le chiacchiere o le tessere ma la volontà di fare», ha concluso Volpe.

Marzia Barosso

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