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Il racconto di un lutto per Covid-19: «Non ho potuto neanche scegliere la sua bara»

La testimonianza di un pensionato che ha perso la moglie in pochi giorni: dopo il decesso, nessuna vestizione e subito la chiusura nella bara

Un astigiano racconta la morte solitaria della moglie

500, 600, 700 sono i numeri dei morti a causa del Coronavirus che quotidianamente sentiamo elencare dalla protezione civile. Proviamo tristezza, rammarico ma non possiamo, veramente, comprenderne appieno il dramma che c’è dietro. Una tragedia nella tragedia perché queste persone muoiono sole, senza il conforto della vicinanza dei loro cari. Proprio ieri, abbiamo raccolto la straziante testimonianza di un uomo astigiano, ultraottantenne, a cui è venuta a mancare la compagna di una vita. «Da quella maledetta domenica di otto giorni fa non ho più visto mia moglie. Ho preparato, con cura, la sua borsa per il ricovero. Lei non ce la faceva. Le ho dato anche il cellulare che non è mai, però, riuscita a usare», dice l’uomo tra le lacrime. «Da quando sono venuti a prendermela non l’ho più vista e, neppure, più sentita. Telefonavo in reparto, due parole sulle sue condizioni, lo stretto necessario e poi chiudevano. È giusto così: medici e infermieri hanno ben altro da fare che parlare al telefono».

Un destino difficile da accettare

Una lucidità impressionante, pur in un dolore così grande, accompagna quest’uomo: «Proprio al telefono ho ricevuto la notizia della scomparsa di mia moglie. Oltre 50 anni insieme, condividendo gioie e dolori, e non ho potuto essere con lei nel momento del suo trapasso. Non me lo posso perdonare». Quest’uomo non ha nulla da farsi perdonare, anzi è un vero esempio d’amore: «Non posso neppure andare alla sua sepoltura, una semplice benedizione con il parroco perché i funerali non si possono fare. Sono in quarantena e anche i mie figli. Ditemi se questo è giusto. Non doveva finire in questo modo». Per quanto cruda possa essere la realtà, purtroppo, è proprio così. Di qualsiasi religione essi siano, tutti i riti per rendere omaggio ai defunti e per offrire sollievo ai parenti e amici sono stati ridotti all’essenziale. Non è solo questa, purtroppo, la verità più dura da accettare.

Dopo il decesso, nessuna vestizione e subito la chiusura nella bara

Esistono anche delle linee guida ben precise per come trattare il corpo del defunto. La salma non deve essere, in nessun caso, sottoposta a vestizione o svestizione, ma messa senza essere manipolata all’interno della bara. L’obbligo è anche quello di inserire il corpo in sacchi antivirali e, poi, subito nella cassa di legno che viene immediatamente sigillata e quindi trasportata verso l’inumazione, la tumulazione o la cremazione. «Non ho potuto scegliere neanche la bara per mia moglie – conclude angosciato l’uomo – i miei pochi parenti hanno appuntamento con l’impresa di pompe funebri direttamente al camposanto dove vedranno il feretro che, in cinque minuti, sarà subito sotterrato».

Nonostante tutto, nonostante l’immenso dolore, ecco arrivare però la certezza: «Quando tutto questo sarà finito organizzeremo un vero funerale». Perché, prima o poi, l’emergenza finirà, la vita tornerà a fluire nella sua normalità e i lutti, che da sempre l’accompagnano, ritorneranno a essere solo uno dei tanti fatti sociali che ci contraddistinguono.

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