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Il tribunale identifica i tre commissari che traghetteranno la “Città di Asti”

Intanto il Partito Democratico chiede al sindaco Rasero di attivarsi per valutare la ricollocazione in Comune dei dipendenti rimasti senza lavoro

Per la Casa di Riposo “Città di Asti” non è stato incaricato un solo commissario liquidatore, ma addirittura tre. Dopo i due bandi del Comune di Asti, andati deserti e volti a trovare il nuovo commissario che avrebbe dovuto succedere a Mario Pasino, dimissionario, è intervenuto il presidente del Tribunale di Asti, Giancarlo Girolami, che ha deciso di affidare la pratica “casa di riposo” a tre esperti di settori strategici per accompagnare la struttura in questa fase delicata.

Si tratta dell’avvocato e professore universitario di Diritto Pubblico Luca Geninatti Saté (Università del Piemonte Orientale), del commercialista torinese Roberto Frassinelli e del commercialista, nonché consulente tecnico d’ufficio del Tribunale, Alberto Abbate. I tre seguiranno una tabella di marcia molto stringente nel tentativo di portare il Maina oltre le secche in cui è finito dopo anni di commissariamento e un debito accumulato nel corso degli anni e che sfiora gli 8 milioni di euro. Il primo passo sarà prendere in mano i bilanci e valutare lo stato dell’arte per poi definire le prossime azioni, tenuto conto che in questo momento ci sono circa cinquanta lavoratori che non stanno percependo lo stipendio e che necessitano di garanzie per la loro ricollocazione.

Proprio il futuro di questi dipendenti è oggetto di una lunga interrogazione che i consiglieri del Partito Democratico hanno presentato all’amministrazione Rasero.

«L’unico dato di fatto – commentano Michele Miravalle, Maria Ferlisi, Luciano Sutera e Roberto Vercelli – è che da due mesi la cinquantina di lavoratori della Casa di riposo è senza stipendio e senza aiuto economico. Zero. Molti di loro, va ricordato, vivono in famiglie monoreddito, hanno figli a carico e sono in situazione di fragilità».

Il Pd evidenzia che «la chiusura della Casa di Riposo non è avvenuta per caso fortuito, ma per responsabilità politiche e scelte gestionali sbagliate di cui quei lavoratori, oggi senza stipendio, non hanno nessuna responsabilità». Per questo motivo i democratici chiedono al sindaco Rasero, anche in qualità di presidente della Provincia, e alla giunta «di agire in fretta, valutando quanti lavoratori possono essere collocati al Comune di Asti, attingendo delle liste di mobilità e valutando capacità e profili professionali dei singoli». «Si scoprirebbe – continuano i consiglieri comunali – che molti potrebbero essere impegnati non solo nei servizi socio assistenziali, ma in altri settori amministrativi da tempo sotto organico, come i lavori pubblici o i servizi demografici. Le soluzione tecniche per arrivare a questo risultato ci sono, ma serve precisa volontà che ad oggi non vediamo». Per il Pd il presidente della Provincia «ha certamente capacità persuasiva nei confronti dei sindaci, dei consorzi socio assistenziali e dell’azienda sanitaria locale».

Intanto i dipendenti attendono di sapere se, come ipotizzato dalla Regione, Finpiemonte potrebbe garantire il pagamento delle indennità dei prossimi mesi, pari all’80% dello stipendio.

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