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Il vice sindaco di Asti Coppo batte cassa ai nomadi e chiede 1.100.000 euro per l’acqua

Chiesto ai nomadi sinti di via Guerra un primo acconto da 100.000 euro: in caso contrario scatterà il razionamento dell'acqua per un massimo di 80 litri al giorno pro capite

Campi nomadi: 1.400.000 euro di bollette dell’acqua non pagate

L’importo è impressionante: i residenti dei tre campi nomadi di Asti (rom e sinti di via Guerra e dell’area sinti di Revignano) devono pagare al Comune circa 1.400.000 euro di acqua. La cifra rappresenta il consumo totale dei tre campi e le bollette non pagate arrivano da lontano, almeno dal 2003. Un “buco” sul bilancio dell’Ente che l’amministrazione Rasero non ha intenzione di continuare a mantenere considerando, come confermato dal vice sindaco Marcello Coppo, «che circa 300.000 euro non potranno essere recuperati perché imputabili a persone non più reperibili». Rimangono da incassare 1.100.000 euro circa, di cui 640.000 solo dal campo dei sinti di via Guerra.

Per sollecitare il pagamento di quanto dovuto, Marcello Coppo è andato da loro i quali, non avendo regolarizzato la richiesta di rinnovo delle piazzole, come previsto dal nuovo Regolamento di gestione dei campi, sono a tutti gli effetti occupanti senza titolo. Ciò, in ogni caso, non li solleva dai pagamenti del consumato, sebbene il problema che hanno evidenziato al vice sindaco sia proprio di natura contabile: essendoci un solo contatore generale dell’acqua e nessun contatore individuale, chi stabilisce i consumi per famiglia e quindi l’ammontare del dovuto?

Chiesto un acconto di 100.000 euro ai sinti o l’acqua sarà razionata

«Abbiamo iniziato con i sinti di via Guerra perché la loro situazione è la più pesante per le casse del Comune – continua Coppo – Ho chiesto loro di iniziare a pagare la quota di quest’anno, circa 60.000 euro, più un acconto per le bollette passate per un totale di 100.000 euro. Se entro pochi giorni non sarà effettuato il versamento farò attivare il sistema di razionamento dell’acqua su tutto il campo. Questo significa che garantiremo a ogni residente il consumo di 80 litri al giorno».

Tradotto sui costi, significa abbattere dell’85% la spesa per l’acqua a carico del Comune, ma a partire dal 2020 anno della contabilizzazione dei tagli.

«Certo – continua Coppo – essendo loro occupanti a tempo determinato e dovendo pagare 640.000 euro di acqua posso capire che potrebbero anche decidere di andare via. In caso contrario possono pagarsi i contatori singoli allacciati all’impianto principale, come succede in tutti i condomini dove ogni famiglia paga il consumato; ma i tempi dell’acqua gratis sono ormai finiti».

Il Piano Sociale

Nel frattempo, mentre i residenti dei campi nomadi dovranno pagare l’acqua consumata nel corso degli anni, questo è l’auspicio del Comune, sul loro futuro si sono fatte diverse ipotesi, alcune confluite nel noto Piano Sociale che l’Ente ha predisposto, ma per il quale non ha le coperture finanziarie. Chiudere i campi nomadi di Asti costerebbe circa 2 milioni di euro e il Piano prevederebbe, ad esempio, una serie di interventi sui singoli nuclei familiari dei rom, il cui campo conta circa 250 residenti di cui 130 minori. Il più costoso di questi interventi prevede l’acquisto di una casa per ogni famiglia, un’abitazione che in media dovrebbe costare, sempre al Comune, tra 70.000 e 80.000 euro. Si pensa a cascine dislocate su più località dove i rom andrebbero ad abitare in un percorso di inserimento sociale, lavorativo e con obbligo dei minori di frequentare la scuola.

Non si può trasferirli altrove in blocco, ma occorre farli integrare

Si tratta di un Piano progressivo volto allo smantellamento dell’attuale campo che non può essere in alcun modo “trasferito” altrove con un atto d’autorità perché contrario alle regole dell’Unione Europea e perché rappresenterebbe una deportazione, quindi illegale. Però il vice sindaco Coppo ha pubblicamente chiesto di aprire un confronto serio sull’applicazione dello stesso: «Ad oggi i campi nomadi – aveva dichiarato – costano, tra una spesa e l’altra, circa 500.000 euro all’anno per il Comune, cifra scesa a 425.000 euro grazie al risparmio di 75.000 euro sull’elettricità ottenuto grazie al lavoro portato avanti dal sottoscritto con l’introduzione del nuovo Regolamento. Ora puntiamo a risparmiarne altri 150.000 sul razionamento dell’acqua. Comunque almeno 275.000 euro dovranno ancora essere stanziati, ogni anno, per una situazione che continuerà a dare problemi. Oppure possiamo trovare una via diversa, tenuto conto di riservare ai rom lo stesso trattamento che garantiamo a qualsiasi altro cittadino italiano in emergenza abitativa ed escludendo la sistemazione in alloggi».

«Non voglio mettere un euro in più di quanto il Comune investa per un cittadino in emergenza abitativa e in disagio sociale per minori, ma sono favorevole a risparmiare soldi procedendo con quel Piano». Coppo punta a ottenere finanziamenti europei che permettano l’applicazione di quanto previsto dal documento.

2 Commenti

  • andrea ha detto:

    80 litri al giorno garantiti a residente anche se non pagano??? Ma è una barzelletta o cosa?? Staccare il rubinetto e basta! Possono andare ad abbeverarsi ad una fontana se vogliono, i cittadini di Asti devono fare beneficenza sempre con i loro pochi risparmi? Se io non pago qualcosa mi pignorano tutto ad occhi chiusi!

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