In un libro il vigore e lo slancioinnovativo di Giovanni Goria
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In un libro il vigore e lo slancio
innovativo di Giovanni Goria

Paolo Giaccone è insieme a Francesco Marchianò, l’autore del libro “Giovanni Goria: il rigore e lo slancio di un politico innovatore” edito da Marsilio, che vanta la prefazione del noto

Paolo Giaccone è insieme a Francesco Marchianò, l’autore del libro “Giovanni Goria: il rigore e lo slancio di un politico innovatore” edito da Marsilio, che vanta la prefazione del noto giornalista dell’Espresso, Marco Damilano. Il libro è stato presentato proprio un anno fa, lo scorso giugno, a Palazzo Montecitorio, in occasione della commemorazione del ventennale della morte di Giovanni Goria (1994-2014). Tra i relatori di quella presentazione, anche il futuro Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che, ricordiamo, ricevette il suo primo incarico di Governo proprio da Giovanni Goria. Le presentazioni del libro, proprio in questo periodo si sono intensificate, in particolare in Piemonte. Dopo le due presentazioni torinesi al Salone del Libro e al Circolo dei lettori dove sono intervenuti tra gli altri, Miguel Gotor, Senatore e storico e Fabio Tamburini, editorialista del Corriere della Sera, giovedì 11 giugno il libro è stato presentato a Novara dall’autore Paolo Giaccone con Marco Goria e Carlo Cerrato, coordinati dal giornalista Gianfranco Quaglia. Con Paolo Giaccone abbiamo voluto approfondire alcuni passaggi di quest’opera monografica dedicata al Presidente del Consiglio astigiano.

Giovanni Goria diventa Ministro del Tesoro nel 1982, prima del Governo Fanfani e poi nel Governo Craxi, fino al 1987. Come si inserisce la figura di questo giovane Ministro nel quadro economico degli anni ’80?
Gli anni ’80 rappresentano un periodo complesso e incerto per l’economia italiana. E’ il momento in cui si concretizzano le grandi tensioni economiche internazionali generate per esempio dalle due grandi crisi petrolifere che portarono scompensi nelle economie di tutti i paesi, a cui si affiancarono grandi tensioni monetarie. Tutto ciò, accompagnato da una crescita dell’inflazione, fece sì che l’Italia si rendesse conto che il benessere degli anni ’70 stava finendo, scoprendo altresì la sua arretratezza. Giovanni Goria raccolse la visione di rinnovamento di Beniamino Andreatta, e comprese subito che l’Italia si trovava dinanzi a un problema di ordine pubblico economico in cui riconobbe il rischio di un potenziale disastro. In questo quadro Giovanni Goria fu un giovane Ministro che lavorò per modernizzare l’economia del Paese.

In un contesto del genere, parlando di quel rigore che è parte del titolo del volume, dove lo si può ritrovare nelle scelte strategiche di Goria dal 1982 al 1987?
Il senso del rigore di Goria deriva dal fatto che in un momento di difficoltà fu determinato a mantenere in ordine i conti dello Stato e in questo può essere visto come antesignano delle politiche di Maastricht. Affrontò in primo luogo la spirale inflazionistica considerandola come elemento imprescindibile di un’efficacia politica di risanamento strutturale e in questo ambito il risultato fu raggiunto quando il tasso di inflazione passò da 17,8% del 1981 al 4,7% del 1987. Goria si impegnò poi nel controllo della spesa pubblica, nella stabilizzazione della pressione fiscale e contributiva. Nel disegno di Goria, la discesa dell’inflazione avrebbe consentito la stabilizzazione del cambio della lira e ridotto il costo del denaro favorendo così un contenimento della spesa per il servizio del debito pubblico. Sembrano proprio i parametri di Maastricht che verranno poi definiti qualche anno dopo.

Quali erano i punti cardine della visione politica di Goria espressa in quel programma di Governo che venne annunciato da Goria con il termine, tutt’altro che altisonante, di “ragionamento per il Paese”?
Mettere i conti a posto era per Goria la base per affrontare poi tutto il resto, il suo ragionamento non era solo tecnico, ma aveva la funzione di supportare le ricadute sociali. Il lavoro restava al centro insieme a una spesa pubblica che non doveva essere assistenzialista, ma attenta agli investimenti produttivi per creare nuovi posti di lavoro poiché si rendeva conto che stavano nascendo posti precari senza nessuna tutela futura, in questo si può notare ancora una volta la sua capacità di anticipare le riforme per fare fronte ai profondi cambiamenti in atto.

A questo proposito, riportiamo un passo del libro, in cui Goria concludeva il suo “ragionamento” così: “Nel nostro domani forse non c’è il baratro perché gli equilibri raggiunti ci mettono al riparo dal peggio, almeno nel breve periodo, c’è però una ulteriore frantumazione delle speranze di chi cerca lavoro o ha paura di perderlo, in altri termini c’è l’ennesima prevaricazione della parte più forte del Paese su quella più debole”.

Quali sono le difficoltà che Goria Presidente del Consiglio si trovò ad affrontare all’interno del suo stesso partito e sul fronte della politica nazionale e internazionale?
La sensazione è che le sue idee non fossero a ritmo con i tempi della politica di allora. La tragedia della Valtellina e il caso della nave mercantile Jolly Rubino che, attaccata dalla marina iraniana spinse il Governo ad autorizzare l’invio di una flotta da guerra per il pattugliamento del Golfo Persico scatenando non poche polemiche, non furono a mio parere le questioni più dure che Goria si trovò ad affrontare come invece lo fu la polemica politica, che raggiunse un acume tale da impedire alla politica stessa di guardare ai problemi contingenti. Goria fu attaccato continuamente dai partiti che avrebbero dovuto sostenerlo.

A questo proposito, qual era la sua visione del partito, guardando in particolare al documento in cui Goria delineava il suo IV ciclo della politica italiana?
Era la visione di un partito aperto. Dopo il crollo delle ideologie comuniste nel 1989 Goria percepisce il trasformarsi del sistema e avverte il suo partito che se non riuscirà a capire questa trasformazione non capirà più il suo elettorato. Aveva una visione europea dei partiti e una particolare attenzione verso i giovani e l’associazionismo. Negli anni ’80 i giovani si allontanavano dalla politica per cercare altre forme di impegno sociale e Goria voleva cogliere le trasformazioni della società e parlare a quei ragazzi per coinvolgerli, evitando che nel partito tutto fosse deciso dall’alto guardando anche con attenzione alla tecnologia come possibile forma di partecipazione per i giovani.

Non troppo tempo fa, si è molto parlato del Governo Goria in quanto il neo eletto Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fu chiamato al suo primo incarico di Governo proprio da Giovanni Goria come Ministro per i rapporti con il Parlamento. Un uomo che sembra possedere una sobrietà per certi versi simile a quella del Presidente astigiano. Sergio Mattarella nel giugno del 2014, ha voluto ricordare l’amico a Montecitorio nel ventennale della morte con queste parole: “Ricordo la concretezza del suo modo di lavorare, la serietà nell’esaminare i problemi, nell’affrontarli. La sobrietà dello stile di vita è una delle cifre degli statisti. Il suo modo di operare era il risultato di una base di cultura e sensibilità sociale che esprimeva un’esigenza di rinnovamento che sarebbe stato un bene fosse stata assecondata in misura maggiore.”

Alessia Conti

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