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Incisa Scapaccino: nessuno affitta casa ad una famiglia con un bambino disabile

L'alloggio in cui vivono deve essere lasciato entro metà gennaio, ma il padre non riesce a trovare un'altra abitazione in affitto

«Fino a quando ho lavorato non ho avuto bisogno dell’aiuto di nessuno, e anche quando il lavoro l’ho perso ho cercato di arrangiarmi chiedendo il minimo aiuto al Comune o allo Stato. Ma adesso non riesco a venirne fuori da solo e ho bisogno di una casa per la mia famiglia».
L’appello molto dignitoso ma pressante arriva da Gianluca Rametta che, con moglie e due figli, vive ad Incisa Scapaccino in una casa in affitto.
Lui ha un passato da macellaio in proprio, poi da lavoratore stagionale in montagna, ma la crisi degli ultimi anni, prima ancora che il Covid, ha soppresso il suo posto nel mondo del lavoro. Da quattro anni vive di lavori saltuari ma niente di fisso o di contrattualizzato a tempo indeterminato.
Quando Gianluca ha perso il lavoro c’erano già i due figli piccoli e ha chiesto (ed ottenuto) aiuto dai suoi genitori che vivevano al piano superiore di una palazzina di Incisa, in affitto.
«Sono venuto a vivere in questa casa quattro anni fa – racconta l’uomo – insieme ai mio padre e a mia madre, perché non avevo altro posto in cui andare con mia moglie e i miei figli e questo appartamento è molto grande, consentiva a tutti di vivere insieme».
Ma il padrone di casa era stato molto chiaro: aveva messo in vendita l’appartamento e dunque dovevano aspettarsi di lasciarlo appena avesse trovato un acquirente.
Nel frattempo i genitori di Gianluca, titolari del contratto di affitto, si sono trasferiti in un alloggio a Canelli e lì hanno lasciato la giovane famiglia.
«Sei mesi fa il padrone di casa ha trovato un acquirente per questo alloggio ed entro metà gennaio deve dargli le chiavi e formalizzare la vendita – racconta Gianluca – Io non voglio affatto creargli dei problemi, perché lui con noi è stato molto comprensivo e disponibile. Appena ci ha informati della vendita ci siamo messi alla ricerca di un alloggio per noi, ma è una ricerca impossibile».
I lettori penseranno che l’ostacolo insormontabile sia quello del reddito. Sì, anche, ma non solo, visto che può contare sul reddito di cittadinanza e dunque un canone di locazione, seppur ridotto, lo può sostenere. In realtà i “no” più secchi sono arrivati quando Gianluca descrive la sua famiglia.
«Il mio figlio più piccolo ha una grave disabilità che gli impedisce di camminare – spiega – e io, nella ricerca della nuova casa, spiego sempre che ho bisogno di un alloggio al piano terra per consentirci di entrare e uscire con lo speciale passeggino indispensabile per mio figlio. E quando dico questo, vedo il cambiamento sulla faccia delle persone e anche i padroni di casa che poco prima avevano manifestato la disponibilità a discutere dell’affitto, si chiudono a riccio ed è evidente che non vogliono dare l’alloggio ad una famiglia che ha un disabile in seno. Questo mi ferisce moltissimo».
Già oggi, nella casa che dovranno lasciare, per arrivare al piano dell’appartamento bisogna salire una rampa di scale e il bambino, di otto anni, deve essere portato in braccio. Quando c’è il padre non ci sono problemi, ma la mamma, che si occupa del bambino 24 ore su 24, è molto più esile e fa molta fatica.
Le garanzie economiche sono l’altro ostacolo. «Alcune agenzie mi hanno chiesto due contratti di lavoro in famiglia per poter accedere ad una casa in affitto. Io ho spiegato che mia moglie non può lavorare, perché deve accudire mio figlio più piccolo continuamente, ma non sentono ragioni. E io, se l’affitto è ragionevole, faccio di tutto per pagarlo, come ho sempre fatto finora, ma nessuno si fida».
Dopo tanti “no” dal mercato degli affitti privati, per la prima volta in vita sua ha pensato di accedere alle case popolari, presenti in paese, ma il sindaco gli ha detto che gli alloggi disponibili vanno assegnati alle famiglie in graduatoria.
«Io non so più come fare. Non posso mica rimanere in strada con un figlio di 10 anni e uno disabile di 8. Io non voglio stare in casa popolare per sempre. Solo il tempo di rimettermi in sesto con il lavoro e poi me ne vado lasciando l’alloggio a chi ha più bisogno di me».

Il sindaco di Incisa, Matteo Massimelli, conferma anche al giornale la risposta data di persona a Rametta che si è rivolto a lui per trovare una nuova casa.
«Abbiamo disponibilità di alloggi popolari ma li assegneremo a chi era in graduatoria, non possiamo fare diversamente.
Nonostante siamo un piccolo comune – prosegue – abbiamo seguito la famiglia con tutte le possibilità che potevamo mettere in campo ma la sua situazione per ora non consente di ricomprenderlo nelle emergenze abitative, perchè ufficialmente non è il titolare del contratto di affitto e non è stato nè sfrattato, nè è stato disposto lo sgombero della casa da parte dell’autorità giudiziaria su richiesta del proprietario».

Daniela Peira